INTERVISTA. Paola Miele Caccavalle, vivere nel mondo che crolla e trovare la forza interiore

Valeria Marchese 23/04/2024
Updated 2024/04/22 at 6:03 PM
5 Minuti per la lettura

Affrontare la costante negatività e trovare la forza interiore per dare senso e valore alla vita. Ogni giorno siamo bombardati di informazioni – veritiere o meno, di parte o no – che ci comunicano la situazione di un mondo che sembra dipinto come senza speranza, malato dalla punta alla radice. Ne abbiamo parlato con la psicoterapeuta Paola Miele Caccavale

Come il nostro stato mentale è influenzato dalla società in cui viviamo? 

«La società contemporanea è caratterizzata da una precarietà degli orientamenti e dalla contraddizione dei punti di riferimento, che rendono difficile costruire aspettative a lungo termine. Un fattore supplementare di portata rilevante è sicuramente il “riavvicinamento” del futuro: a causa della precarietà degli obiettivi non possiamo costruire aspettative o fare programmazioni a lungo termine e ciò mette in discussione la nostra sicurezza ontologica. 

Questo porta a cercare punti di riferimento nelle relazioni interpersonali, ma i rapporti mediati da internet offrono una connessione superficiale e limitano i feedback. Questa situazione genera confusione e disorientamento, poiché ci sono molte risposte possibili e non sempre verificabili. Da un lato dunque chiediamo risposte a questa serie di gruppi pseudo-amicali, dall’altro siamo impossibilitati a riceverne perché internet non è la dimensione idonea in cui trovare le nostre risposte. 

L’effetto di queste domande genera una risposta ancora più disorientante, a causa anche della molteplicità di orientamenti: ci sono più risposte che si equivalgono, più risposte che rispondono in maniera differente alla stessa domanda, risposte che non sempre sono verificabili: quale scegliere? La re-integrazione del rapporto e della comunicazione “in presenza” alle altre forme di comunicazione non è una regressione al passato, ma l’unica garanzia di consolidamento possibile e sostenibile delle innovazioni del tempo presente».

Individuo e sociale: quali sono i nostri capisaldi identitari nella società contemporanea? 

«In una società così mutevole ricerchiamo costantemente dei modelli, in particolar modo di tipo estetico. Questi modelli, spesso tirannici, sono troppo difficili da raggiungere perché non ci si misura più con persone alla propria portata, ma si tentano forzatamente confronti con realtà e personalità in qualche misura “mitiche”,  capaci di generare grande frustrazione per gli standard irrealistici di cui sono portatrici,  ed in definitiva del tutto estranee ai nostri contesti. L’autostima e la valutazione personale su di noi si riducono e vengono sempre più rimandati alla “rete”: ciò tende ad alienarci dal nostro corpo e a delegare all’esterno il giudizio della nostra qualità e del nostro valore. Diventa essenziale, al contrario, mantenere viva la percezione soggettiva del nostro benessere, con noi stessi e con gli altri, come criterio centrale delle nostre scelte e del nostro rapporto col mondo».

Qual è il ruolo dei mezzi di informazione per non generare disfattismi? 

«Negli scorsi decenni abbiamo assistito ad una crescente passività da parte delle giovani generazioni, adagiate su un clima di relativo benessere (soprattutto materiale e consumistico) vissuto apparentemente da tutti; ma al tempo stesso rinunciatarie rispetto alle criticità emergenti. Questa passività è stata poi affiancata dall’inizio di una narrazione ipercritica da parte dei media rispetto a tutte le disfunzioni sociali, combinando un incrocio tossico tra scoraggiamento e mancata progettualità in merito ad aspettative ed ottimismo. Nell’ultimo periodo però stiamo assistendo anche ad una rinascita, a piccoli germi, di nuove forme di critica ed attivismo, progetto e speranza sociale che è importante che i media colgano. 

Un forte elemento propulsivo ed amplificatore delle energie propositive, specialmente giovanili, è a mio parere la restituzione alla scuola di un ruolo centrale. Ma una scuola fatta non solo e non tanto di programmi e libri scolastici, ma soprattutto di com-presenza mentale e corporea, di confronto, dialogo e socialità, di sport, musica e cultura condivisi capaci di ricostruire nei giovani senso di comunità, appartenenza, sicurezza e prospettiva. Il ruolo dei grandi mezzi di comunicazione deve essere infatti anche quello di leggere tutte le realtà positive e solidali, sostenendo la loro forza anche su un piano rinnovato». 

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *