Francesco Emilio Borrelli - Speciale elezioni 2018 - Photo credit Gabriele Arenare

INTERVISTA. On. Borrelli: “TikTok è l’evoluzione dei cantanti neomelodici e megafono della camorra”

Giovanni Cosenza 14/07/2023
Updated 2023/07/14 at 12:46 PM
7 Minuti per la lettura
Francesco Emilio Borrelli - Speciale elezioni 2018 - Photo credit Gabriele Arenare

Con un seguito di circa mezzo milione di follower su Facebook, Francesco Emilio Borrelli è certamente il politico locale italiano più seguito sul social network di Zuckerberg. Dal mese di ottobre dell’anno scorso occupa uno scranno alla Camera dei Deputati in quota Europa Verde.

Giornalista e militante da sempre nel partito ecologista, vive sotto scorta a causa delle continue minacce delle organizzazioni mafiose. Punto di riferimento per tanti cittadini, soprattutto napoletani, che affidano a lui le loro denunce contro il malcostume, armato di cellulare e di tanto coraggio, gira spesso per la Campania per documentare atteggiamenti criminali di cittadini che hanno fatto del malcostume il loro stile di vita. Lo abbiamo incontrato per un’intervista. 

Onorevole, da anni è impegnato nella lotta al malcostume a Napoli. C’è tanta gente che la segue e appoggia le sue battaglie. Crede che la città abbia fatto dei passi avanti o la situazione sia grave così come appare?

«Dipende dai punti di vista. La mia battaglia è una battaglia soprattutto culturale e sociale, oltre che politica. Credo che sempre più persone abbiano preso coscienza di una situazione grave. Nessuno mai si era assunto il fardello di fare una battaglia del genere e parlo di fardello perché è vero che ci sono tante persone che mi seguono, parimenti ce ne sono tante che mi insultano, mi scrivono cose terribili, soprattutto sui social.

Personalmente continuerò a fare battaglie di civiltà ma quelle politiche sono possibili solo se i cittadini decidono di delegarci. Noi (Europa Verde, ndr) rappresentiamo il 3% dei cittadini del territorio napoletano. Gli altri votano, legittimamente, altre forze politiche che hanno altre priorità. Penso di aver realizzato una presa di coscienza che va oltre i confini del dato elettorale di Europa Verde ma ritengo che il problema non sia assolutamente risolto. Molti cittadini se ne fregano e la strada è ancora lunga».

Alcuni personaggi discutibili, attraverso TikTok in particolare, veicolano un’immagine di una Napoli totalmente inquinata dal malcostume. Crede si possa fare qualcosa?

«Ci sono milioni di utenti che seguono estasiati questi personaggi. Rita De Crescenzo, per citarne uno, esiste perché ha un seguito di gente che, anche di fronte ai suoi valori insani, le dà ragione. E con lei altri discutibili tiktoker. Ricordo che fui cacciato da una trasmissione (Live Non è la D’Urso, ndr) perché dissi che la moglie di Tony Colombo, trattata come Lady Diana, fosse una vedova di camorra, lei che al suo matrimonio assoldò alcuni poliziotti penitenziari perché facessero da trombettieri, lei che fu stata sposata per 16 anni con un noto e violento camorrista, bombarolo del clan Marino. La stessa Platinette si disse offesa perché avevo definito la signora Colombo “vedova di camorra”.

Io non nutro nessun rispetto per queste donne ma prendo atto che una parte consistente del nostro territorio le ama, le rispetta. TikTok è l’evoluzione dei cantanti neomelodici, è il megafono della camorra, ne è il menestrello, l’amplificatore. Non è un social ma una piattaforma. È l’unico sistema che permette a questi personaggi discutibili di dire quello che gli pare senza nessun blocco, di fare la diretta dall’interno delle carceri. La situazione è così grave che TikTok Italia è venuta più volte a parlare con me a Napoli ed anche a Roma e mi hanno dato un protocollo per segnalare subito le situazioni più estreme».

Gli altarini ai camorristi. Dopo un primo impegno del comune che ha fatto tanto rumore, seguito alle tue denunce, qual è la situazione attuale?

«Non stanno rimuovendo più nulla. Dopo le mie denunce il questore e il prefetto hanno fatto notevole pulizia. Il tema fondamentale è che l’effetto delle battaglie, sia nella civilizzazione del territorio che contro la camorra, non dura in eterno. La gente ha bisogno di esempi, di continuità nell’azione sociale, culturale e di lotta alla delinquenza. In questo momento non ritengo ci sia un’effervescenza di murales e altarini un po’ perché è stata fatta una repressione continua e un po’ perché in questo periodo i murales e gli altarini vengono dedicati al Napoli calcio».

La lotta alla camorra. Molti cittadini hanno l’impressione che lei sia l’unico a prendere posizione apertamente contro la camorra al punto tale da rischiare la vita. È solo una sensazione o ci sono altri politici che fanno qualcosa?

«Schierarsi contro la camorra non significa solo fare manifestazioni di piazza, che sono pur importanti. Le nostre liste elettorali in Campania, quelle di Europa Verde, sono le più soggette ad atti criminali e violenti. Il candidato sindaco di Pomigliano d’Arco, per fare un esempio, è stato picchiato selvaggiamente dopo che io ho fatto un attacco frontale al candidato avversario che ha affermato che la camorra in quel territorio non esiste, arrivando ad attaccare il comandante della municipale, reo di aver sequestrato autovetture ad alcuni boss di camorra per ordine della Procura della Repubblica.

Faccio notare che le ditte di pompe funebri di Pomigliano d’Arco hanno tutte l’interdittiva antimafia. In altri comuni, Torre del Greco, Sant’Anastasia, alcuni soggetti, condannati in via definitiva, hanno candidato le loro mogli con il loro nome. Questa non è una società sana».

Le sue prese di posizione sono molto forti: pensiamo all’Ospedale San Giovanni Bosco, le case occupate di Pizzofalcone. Lei ha paura?

«Certo che ho paura ma sono soprattutto sconfortato perché sono convinto che dovrebbero essere a rischio i criminali, non chi denuncia. È un paradosso. Io sono un semplice parlamentare, sono stato consigliere, con la mia funzione non posso determinare atti come può un magistrato o un questore. Ma anche con la paura, le mie battaglie continueranno, per una terra che consenta ai cittadini onesti di vivere, non di sopravvivere».

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