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INTERVISTA. Matteo Lorito sugli 800 anni della Federico II: “Università come strumento di crescita culturale”

Fabrizio Pennino 03/01/2024
Updated 2024/01/03 at 11:41 AM
7 Minuti per la lettura

Fondata a Napoli dall’illuminato e visionario Imperatore Federico II di Svevia, l’Università degli studi di Napoli (primo ateneo laico al mondo) nel giugno del prossimo anno compirà 800 anni. Per l’occasione il Rettore Prof. Matteo Lorito e il suo staff, si sono adoperati per organizzare installazioni e manifestazioni per rendere giustizia ad un compleanno così particolare. Il Rettore, quindi, è intervenuto per spiegare la genesi delle opere celebrative e l’importanza di questi festeggiamenti. Negli scorsi mesi sono state realizzate, da cinque diversi artisti napoletani, varie opere d’arte, a partire dai meravigliosi murales di Alessandro Ciambrone fino ad arrivare all’originale mostra itinerante degli street artist Ciop&kaf. Opere volte a valorizzare la bellezza dei luoghi della cultura e del sapere che partono da molto lontano.

«La genesi del pensiero, dietro la realizzazione delle opere, – afferma il Rettore Lorito – parte con un ragionamento fatto un po’ di tempo fa: quale avrebbe dovuto essere il modo corretto per celebrare un otto centenario, che rappresenta un compleanno davvero particolare, anche solo per far immaginare la storia dietro 800 anni e 30 generazioni? È davvero complicato. Il primo rischio era, dunque, quello di realizzare un mero racconto. Il secondo rischio era quello di spostare le celebrazioni dalla Federico II a Federico II, una figura così straordinaria, così profonda, così innovativa, così magnetica che si correva il rischio che diventasse la celebrazione di Federico II, che non è ciò a cui miravamo». Dunque, l’obiettivo era chiaro: bisognava fare qualcosa che avrebbe lasciato il segno, almeno per altri 800 anni! «Per lasciare un segno – continua il Rettore – abbiamo pensato di realizzare delle installazioni artistiche, simbolo dello spirito artistico federiciano. Queste opere riusciranno a adempiere a due obiettivi: in primis tenere unito l’ateneo; infatti, noi pur contando quasi 30 sedi abbiamo il dovere di far sentire gli studenti parte di un’unica grande struttura. In secundis dare la possibilità a degli artisti che vivono nel tessuto napoletano con le varie materie, chi con il ferro, chi col colore, chi con l’immaginario, di poter realizzare questa testimonianza: ogni installazione con una funzione diversa». 

L’UNIVERSITÀ FEDERICO II E IL RAPPORTO CON NAPOLI 

L’istituzione e la città si sono influenzate nel tempo, sono cresciute insieme, e la Federico II ha delle radici solide all’interno della città. Provate ad immaginare una Napoli senza la Federico II: non può esistere. Napoli ha 2500, forse più, anni di storia, tuttavia la parte moderna, quel momento storico in cui nasce la cultura come strumento d’evoluzione delle persone, e non più come un patrimonio di una extra-elite nasce assieme agli studium, che non sono altro che un’opportunità per le persone di arricchirsi non economicamente, ma culturalmente. Non a caso i tedeschi, scappando da Napoli, hanno deciso che per fare uno sfregio alla cittadinanza bisognasse appiccare un incendio nelle sedi dell’ateneo: non c’erano i soldati, non c’erano carri armati e non c’erano armi, piuttosto si ergeva come un simbolo fondamentale della città. Attualmente, il sindaco di Napoli è stato il rettore della Federico II. E, infatti, anche il rapporto con il Comune si è evoluto. «Se l’Università – continua Matteo Lorito – mantiene la funzione sociale e di sviluppo del territorio, grazie anche ad un buon rapporto con il Comune, questo va a beneficio di tutti. Il Rettore e il Sindaco possono dare vantaggi sia agli studenti che ai cittadini. Ritengo sia un momento storico molto buono e importante per Napoli, perché sia io che il Sindaco abbiamo dimostrato che stiamo facendo del bene alle nostre istituzioni, alla città, e studenti e ai cittadini». 

LIBERTÀ DI PENSIERO E DI ESPRESSIONE 

L’Università Federico II ha sempre avuto, nella sua storia, una tradizione di un luogo dove il pensiero si poteva esprimere liberamente. È sempre rimasta fedele a sé stessa perché è nata così: con l’obiettivo di insegnare tutti i tipi di discipline senza dare un’importanza maggiore ad una rispetto ad un’altra. «La Federico II – continua il Rettore Matteo Lorito – è una grande macchina che funziona seguendo determinati parametri e indirizzi, ma in piena libertà. Molti dicono che oggi l’Università è un’azienda, ma non è così: il capo d’azienda sa esattamente ogni reparto che cosa fa, nell’università non è così. Ogni nostro “reparto”, il dipartimento, ha vita propria; il rettore da un indirizzo, ma ogni professore (ne sono oltre 3000) ha totale autonomia intellettuale. Quindi, immaginare cosa produrrà questa macchina nei prossimi anni è un azzardo. Quello che vi posso dire è che la Federico II continuerà a svolgere la sua funzione sempre più ampliata: quando una grande università, come la nostra grande, va ad intervenire a San Giovanni a Teduccio o a Scampia la nostra funzione automaticamente si estende. Certo è una grande sfida, ma noi sappiamo che è estremamente importante per la crescita del territorio. Il nostro obiettivo, dunque, non è più solo la didattica, la ricerca e quella che sia chiama “terza missione”, ma diventa una terza missione rafforzata ovvero una quarta missione: l’Università diventa così, oltre che un ascensore sociale e un generatore di conoscenza, uno strumento di crescita culturale».

C’è una famosa citazione americana che afferma: “Se vuoi sviluppare un’area, mettici una grande Università e aspetta 100 anni”. Il futuro dell’ateneo napoletano, come afferma anche il Rettore, deve essere quello di spingere sempre di più su queste funzioni, anche aggiuntive, mantenendo però ovviamente la sua funzione primaria. Ad scientiarum haustum et seminarium doctrinarum

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