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INTERVISTA. Libertà per Eugene Lavrenchuk, il regista ucraino oppositore di Putin

Marotta 06/04/2022
Updated 2022/04/06 at 4:40 PM
5 Minuti per la lettura

È arrivata il 3 marzo la notizia della Corte di Appello di Napoli che vede revocati gli arresti domiciliari per Eugene Lavrenchuk, regista d’opera ucraino. Era il 17 dicembre del 2021 quando, facendo scalo a Napoli durante un volo per Kiev, veniva segnalato dall’Interpol e condotto a Poggioreale, con richiesta di estradizione da parte delle autorità russe. Pochi giorni dopo, sui social internazionali, nasce una mobilitazione in sua difesa. L’accusa formale è quella di aver sottratto del denaro prestato per la ristrutturazione del Teatro Polacco a Mosca, di cui è il fondatore, utilizzandolo per esigenze personali. Quello che si nasconde dietro questa imputazione, secondo quanto raccontano Lavrenchuk e i suoi avvocati, è una persecuzione politica di lunga data.

Eugene è l’emblema di una guerra che esisteva da prima di iniziare. La sua carriera si svolge infatti nel cuore della Russia, dove si afferma come stimato ed influente artista, ma dove presto, per le sue opinioni e per la sua provenienza ucraina, diventerà un oppositore di Putin.

L’artista aveva già ricevuto un’accusa, da parte del Comitato degli anziani (l’organo consultivo del sindaco) della città di Tomsk, per “propaganda sull’omosessualità”: attività vietata in Russia con una legge del 2013.
Nel 2014, poi, la sua vita cambia definitivamente con l’invasione della Crimea. Lavrenchuk si rifiuta di sostenere Putin e lascia l’incarico nel teatro per protestare contro la politica russa in Ucraina. Da allora, racconta ai magistrati italiani, è diventato un perseguitato politico.

A Mosca, con l’accusa di reati finanziari, avrebbe dovuto scontare 10 anni in carcere. In Italia, invece, sono numerosi i personaggi politici, dal deputato Magi alla ministra Cartabia, a chiederne la scarcerazione e a sottolineare i pericoli dell’estradizione.

A Napoli, nella sede del Consolato Ucraino, abbiamo avuto l’opportunità di incontrarlo e di farci raccontare la sua storia. Oggi Eugene è libero, ma ciò che gli preme più della libertà è che gli vengano riconosciuti il suo status di perseguitato e la sua innocenza.

«Il mio caso è stato completamente fabbricato dalla Federazione Russa. D’altronde rientra nel loro stile, lo stanno facendo anche con le notizie riguardo la guerra. Hanno costruito contro di me prove di tipo finanziario, ma hanno dimenticato che il Teatro Polacco a Mosca è il mio teatro privato, sarebbe impossibile rubare denaro dal mio stesso conto. Vorrebbe dire prendere soldi da una tasca per metterli nell’altra. Quando la Procura Generale Italiana ha visto i documenti ha capito che il caso era fabbricato e che sono un prigioniero politico. Anche l’Interpol l’ha riconosciuto e ha cancellato il mio cognome dal database.
Grazie al Consolato Ucraino e ai miei avvocati (Roman Semenyuk e Alfonso Tatarano) ora sono libero. Ringrazio la ministra Cartabia, che ha scritto una nota su di me al Procuratore Generale. Tuttavia non sono d’accordo con la motivazione. Lei ha scritto che avrebbero dovuto liberarmi immediatamente in quanto ucraino per questa pericolosa situazione di guerra. Io voglio essere liberato non perché sono ucraino, ma perché sono innocente».

mosca informare Ma oltre a quello istituzionale e politico, c’è un altro tipo di supporto che l’artista ha potuto sperimentare in questi mesi di prigionia.

«Il mio caso ha fatto molto rumore ed ora molte persone mi conoscono. È stato emozionante vedere, mentre ero a Poggioreale, tante persone che non conoscevo organizzare incontri, riunioni per supportarmi. Voglio ringraziare gli italiani, sono simili agli ucraini: gente con il cuore, piena di passione».

Il suo avvocato difensore di origine ucraina, Roman Semenyuk, ci racconta da un punto di vista giuridico quello che definisce un “atto persecutorio” subito dal suo cliente.

«La storia è finita bene, la giustizia c’è e questo ci solleva. Quello che ha vissuto sulla pelle il signor Lavrenchuk è un modus operandi: abusando dello strumento dell’Interpol vieni segnalato da un Paese per un reato che l’Italia non potrà mai confermare. Dietro questo reato si cela quindi un interesse che va individuato analizzando il caso. Abbiamo studiato tutta la sua biografia per capire se dietro c’erano delle azioni persecutorie e così è stato».
Cosa sarebbe successo se al momento dell’arresto Eugene Lavrenchuk si fosse trovato in territorio russo? A questa domanda l’avvocato decide di non commentare. Le conseguenze di questa eventualità, però, sono facili da immaginare.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°228 –  APRILE 2022

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