pierpaolo filippelli

INTERVISTA. La struttura organizzata dietro il traffico illecito di opere d’arte: l’analisi delle criticità con il Procuratore Filippelli

Luisa Del Prete 19/09/2022
Updated 2022/09/20 at 11:24 AM
9 Minuti per la lettura

Non è semplice riuscire a fare una fotografia della nostra realtà, in particolar modo se riguarda un fenomeno che, nel corso degli anni, sta cercando di deturpare ed eliminare la nostra storia. Il trafugamento di reperti archeologici è una realtà scottante, concentrata principalmente nel Sud Italia. Una catena ramificata che parte dai tombaroli, ai ricettatori, fino agli esperti d’arte che piazzano sul mercato i beni trafugati: materiale che non sempre ha un grande tornaconto economico, ma che in tutti i casi crea danni irreparabili per la ricostruzione storica.

Con il Procuratore aggiunto della Procura di Napoli Dott. Pierpaolo Filippelli, a partire dalla sua esperienza dello scavo di Civita Giuliana di Pompei, abbiamo fatto il punto sulle ramificazioni di queste attività criminali, dando uno sguardo alle legislazioni europee ed agli altri traffici, oltre quello dei reperti archeologici, che alimentano l’attacco ai beni artistici nazionali.

Come si ramificano queste attività criminali e che azioni si svolgono per il contrasto?

«I tombaroli sono l’ultimo anello di una catena criminale: materialmente saccheggiano il patrimonio, ma non hanno competenze tali da poter piazzare il bene trafugato sul mercato clandestino. Per questo la catena si allunga ed i tombaroli si interfacciano con i ricettatori, i quali a loro volta sono in stretto collegamento con “intermediari esperti d’arte” che li trasportano nel mercato internazionale. Per il contrasto a questi fenomeni, bisogna prestare attenzione maggiormente a quei soggetti che, nel contesto investigativo, sono conosciuti come “stabili ricettatori”: in casi del genere non ci si improvvisa ricettatori di alto profilo da un giorno all’altro. Sono soggetti conosciuti nell’ambiente criminale e per attivare indagini nei loro confronti, bisogna avere degli elementi indiziari concreti che li colleghino alla singola attività illecita. Non è sempre facile intercettarli anche perché sono consapevoli della possibilità di subire attività investigative da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. Per questo utilizzano spesso accorgimenti elusivi: telefoni dedicati, linguaggio criptico, cautele durante gli incontri. L’abilità sta nel bucare queste cautele, acquisire elementi probatori nei loro confronti e riacquisire gli oggetti trafugati».

Dunque, padre e figlio Izzo, i tombaroli degli scavi abusivi di Civita Giuliana a Pompei, erano l’ultimo anello di una catena più grande?

«Anche se deve ancora essere accertata in via definitiva la loro responsabilità penale, è certo che loro non avevano le competenze per poter piazzare sul mercato nazionale reperti del valore che sono stati rinvenuti. Si tratta di reperti unici che necessitano di una profonda conoscenza del mondo classico e anche dei circuiti nazionali e internazionali clandestini: ciò non è del patrimonio di saperi dei signori Izzo. Quest’ultimi, così come i tombaroli in generale, sono l’ultimo anello di una catena più ampia. Il traffico di reperti presuppone sempre una struttura organizzata con determinate competenze e funzioni ben specifiche».

Sugli scavi abusivi, i territori da attenzionare maggiormente sono principalmente al Sud. La presenza assidua della criminalità organizzata può influenzare tale fenomeno?

«Le zone storicamente oggetto di saccheggio sono quelle del Mezzogiorno: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. A mio avviso tutta questa attività è collegata innanzitutto al fatto che il Sud ha insediamenti archeologici maggiori rispetto al Nord per la presenza di colonie greche, fenicie etc… Di certo la criminalità organizzata spesso ha avuto a che fare con questi traffici. Bisogna ricordare che il traffico di opere d’arte è tra i principali business criminali a livello mondiale, quindi sicuramente la presenza della criminalità organizzata ha comportato un ampliamento del fenomeno».

Facendo una fotografia dei nostri giorni: qual è la situazione attuale? Ci sono indagini in corso?

«Sicuramente ci sono indagini in corso e non è facile fare una fotografia dell’esistente e comparare. Molte sono le attività investigative e più quest’ultime vengono attivate maggiori sono i risultati dal contrasto e la possibilità di deterrenza rispetto al fenomeno. Noi siamo contenti che l’informazione presti attenzione a queste indagini: sia per l’effetto di deterrenza, ma anche per far capire che non è certa l’impunità in questo campo criminale. Riguardo ciò, salutiamo con favore la recente normativa del marzo di quest’anno che ha previsto pene importanti nell’ambito del contrasto e del saccheggio dei siti archeologici nel campo del traffico delle opere d’arte. L’Italia, in applicazione della Convenzione di Nicosia del 2017, finalmente si è dotata di uno strumento normativo e repressivo molto importante. Prima questo era uno dei limiti nella risposta dello Stato a tali fenomeni. In precedenza, le sanzioni penali erano troppo blande rispetto alla gravità e l’importanza del fenomeno».

Ci sono delle legislazioni europee che paradossalmente possono aiutare il traffico di opere d’arte?

«È chiaro che la sensibilità è diversa. In Italia, come i paesi del Mediterraneo (Grecia, Spagna, Turchia, Cipro) sono storicamente vittime delle attività di saccheggio e di traffico e, di conseguenza, sono anche quelle che hanno una normativa avanzata. Gli altri paesi non sempre dimostrano la stessa sensibilità e molto dipende da caso a caso, dalla capacità della nostra azione diplomatica per le erogatorie, dalla restituzione dei beni trafugati all’estero, dall’incisione su questi Paesi per indurli, poi, ad un atteggiamento maggiormente collaborativo».

In che modo le nuove tecnologie stanno aiutando il corso delle indagini?

«Quando parliamo di reati che hanno oggetto il patrimonio culturale, parliamo di tante cose: il traffico di reperti archeologici è un settore, ma non esaurisce tutti i reati in tema di attacco ai beni artistici nazionali. La Procura di Napoli è all’avanguardia sull’organizzazione e ha dato ampio spazio all’azione di contrasto per i falsi sia antichi che moderni. Spesso il circuito del traffico di opere antiche autentiche è parallelo a quello dei reperti antichi falsi: non è raro che lo stesso ricettatore che inserisce nel mercato un oggetto trafugato autentico, poi ne immetta un altro falso. È la tecnologia che aiuta a smascherare questi atti illeciti. Questi sono un vero e proprio attacco al patrimonio culturale perché ne deturpa la corretta lettura storica. Il reperto ha un suo valore soprattutto se si riesce a comprenderne la storia, la collocazione e la funzione; così come l’opera trafugata perde questo valore, in egual modo anche il falso priva l’opera della sua storica autenticità. Soprattutto la tecnologia informatica viene in soccorso per questo tipo di problematiche, principalmente attraverso le analisi delle foto delle Banche dati delle forze dell’ordine. Proprio per questo, si usa dire “reperto fotografato, reperto mezzo salvato”: con l’acquisizione di un rilievo fotografico e la sua comparazione, attraverso elementi informatici, con immagini presenti sui siti internet di mostre, case d’asta e musei, si può individuare la provenienza illecita del bene ed attivare le azioni di recupero».

Nonostante quest’avanguardia, come un falso si immette nel mercato legale?

«Il falso è, a sua volta, espressione di una professionalità criminale importante. Ci sono tanti falsari che hanno appreso bene le tecniche di fabbricazione e si sono appropriati di una competenza che consente di realizzare un prodotto di alta qualità. Non è sempre semplice, è una bella sfida. Quando un’opera viene trafugata, dal punto di vista del singolo oggetto, è la devastazione e il saccheggio che spesso fanno un danno notevole, per poter poi alla fine recuperare poco. Spesso c’è una sperequazione: il reperto non ha un grande valore economico, ma il danno recato dallo scavo è inestimabile».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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