INTERVISTA. La Dott.ssa Sbordone spiega il fenomeno del ghosting

Gianrenzo Orbassano 17/01/2023
Updated 2023/01/16 at 10:59 PM
5 Minuti per la lettura

Il fenomeno del ghosting sta letteralmente esplodendo soprattutto tra la popolazione giovanile, immersa piuttosto intensamente nelle dinamiche dei social network. Il ghosting interessa l’interruzione drastica di qualsivoglia comunicazione tra due persone: è bene ricordare che oggi la comunicazione è strettamente legata all’uso che si fa degli smartphone. Da una ricerca a cura di Paola De Rose e Caterina Marano dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza in collaborazione con l’Ospedale Bambino Gesù, si riscontra che, in Italia, l’85% degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa quotidianamente lo smartphone e il 72% naviga su internet tutti i giorni. Dai dati Espad, invece, sappiamo che 9 ragazzi su 10 usano la rete per chattare e stare sui social. Il ghosting trova terreno fertile proprio sulle piattaforme social, dove la comunicazione sta diventando oggetto di continui misunderstanding tra gli utenti della Generazione Z.

Ma la comunicazione, per gli esseri umani, è di vitale importanza. Il linguaggio, le parole e il dialogo sono le basi del vivere, dell’esprimersi e quindi del farsi capire. Cosa succede quando tale comunicazione diventa impossibile? Cosa accade quando la comunicazione tra due esseri umani è drasticamente interrotta senza un apparente motivo? Noi di Informare ne abbiamo parlato con la Dottoressa Maria Rosaria Sbordone, specializzata in Psicoterapia cognitivo comportamentale.

Dottoressa, cosa intendiamo con ghosting?

«È un termine nuovo, letteralmente significa “sparire come un fantasma”. Riguarda principalmente persone comprese tra i 18 e 30 anni di età. All’improvviso, non si ha più traccia della persona con cui stavamo costruendo un rapporto, che sia esso sentimentale, d’amicizia o anche lavorativo. Quella persona non risponde più al telefono, non risponde ai messaggi. Questo fenomeno porta, alla persona che lo subisce, un senso di smarrimento, di confusione e di abbandono».

Questa pratica è incentivata dall’uso quotidiano dei social?

«Con i social è semplicissimo condividere la propria quotidianità. Allo stesso modo, è facilissimo bloccare ogni tipo di comunicazione con l’altro. Si sparisce perché si può impedire con un click ogni tipo di contatto con noi. Scegliere di non fornire una motivazione per questo tipo di comportamento è una modalità che attiva il ghoster. La vittima reagisce rispetto alla propria struttura di personalità. L’emozione comune dei ghostati è quella di provare un sentimento di rabbia, poiché non sono state fornite spiegazioni rispetto a quel comportamento. Questo porta anche ad una diminuzione dell’autostima, un senso di colpa destabilizzante».

Quali difese possiamo adottare in casi di ghosting?

«Evitare di rimuginare sull’accaduto. Attivare una ristrutturazione cognitiva di noi stessi e far fronte a possibili comportamenti ossessivi di ricerca dell’altro, anche attraverso l’uso disfunzionale dei social. È bene dedicarsi a coltivare interessi diversi, dedicarsi innanzi tutto a sé stessi. È normale sentirsi destabilizzati, ma la risoluzione, il rimedio logico e razionale, sta nel creare intorno a noi un senso di benessere in contrasto con la negatività, con lo stress della situazione a cui siamo stati esposti».

COMPRENDERE PER ALLEVIARE IL DOLORE

Vi lasciamo un sondaggio in merito: la piattaforma di dating online Plenty of Fish, ha chiesto ad un campione di 800 utenti tra i 18 e i 33 anni di compilare un sondaggio in merito alla materia del ghosting. Ben l’80% di questo campione, ha dichiarato di aver subito ghosting. Spesso, chi mette in atto questo comportamento, lo ha sua volta subito. Quasi a confermare che, finire vittima di un atteggiamento malsano non solo addolora l’anima ma finisce per inasprirla. Gli episodi di abbandono generano mancanza di affetto. Specialmente durante l’infanzia, questi episodi sono la causa di una ferita che necessita di essere sanata, affinché non si trasformi in instabilità emotiva. Questo per sottolineare che i “colpevoli” (uomini o donne che siano), dall’aspetto di cinici senza scrupoli, possono essere persone ferite e quindi antiche vittime di altrettanta anaffettività. Se il loro comportamento non va comunque giustificato, comprenderlo può alleviare il dolore di chi ne è vittima.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *