white helmets Siria

INTERVISTA. Ismail Abdullah, volontario dei White Helmets in Siria: “Bombardamenti e uccisioni continuano”

Redazione Informare 20/09/2022
Updated 2022/09/20 at 11:58 AM
5 Minuti per la lettura

Noi di Informare abbiamo più volte ribadito quanto lo scoppio della guerra in Ucraina, oltre a rappresentare l’inizio di un momento terribile per la storia europea, ha anche offuscato le notizie riguardanti gli altri conflitti. Da sempre attenti alla questione siriana, Informare si è messa nuovamente in contatto con i White Helmets, la Difesa civile siriana che si occupa del salvataggio dei civili dalle macerie.

Abbiamo parlato con Ismail Abdullah, volontario della Difesa Civile Siriana dal 2013 e attualmente Media Coordinator dell’organizzazione. In particolare, ci siamo focalizzati sull’attuale stato della guerra in Siria e come, dallo scorso marzo, la resistenza siriana aiuta quella ucraina. Infatti, il regime russo utilizza molte strategie analoghe a quella utilizzate in territorio siriano. Ed è per questo che l’organizzazione diretta da Raed Saleh ha dato dicersi consigli ai soldati ucraini, ad esempio: mai condividere le coordinate di ospedali e strutture sanitarie su telefoni e computer, utilizzare solo walkie-talkie e go-pros per riprendere gli orrori di guerra.

La guerra è finita ora o le bombe stanno ancora cadendo sulle città?

«La Russia e il regime di Assad vorrebbero che il mondo credesse che la guerra in Siria sia finita, ma questa non è la verità. I bombardamenti e le uccisioni stanno continuando, così come la distruzione delle infrastrutture civili».

Qual è il ricordo più doloroso del lavoro di volontario nella Protezione Civile Siriana?

«Ho lavorato in ricerca e salvataggio per sette anni. È impossibile per gli altri immaginare ciò che ho visto: corpi senza vita di donne e bambini; persone in fuga dalle loro case senza sapere dove andare; famiglie distrutte o ancora che vivevano in campi di rifugio aspettando un ritorno a casa, alla loro vita di prima».

Secondo lei, perché le potenze occidentali non hanno mai condannato gli attacchi russi in Siria?

«In generale, le potenze dell’Ovest condannavano i russi e il regime per gli attacchi sui civili, c’era soprattutto grande sostegno mediatico per la popolazione siriana. Tuttavia, il loro impegno si fermava qui. È mancata la cosa più importante: un modo per fermare questi attacchi e dare la colpa ai veri responsabili. Di conseguenza, il regime di Assad è stato incoraggiato a continuare la sua guerra e la Russia a sua volta a esportare le sue tattiche in Ucraina».

Il comportamento russo in Ucraina è simile al comportamento russo in Siria?

«La Siria è stata il banco di prova della Russia per armi e tattiche di guerra. La Russia usa una politica di assedio e terra bruciata, per cui niente e nessuno è fuori dal suo tavolo. Città, paesi e aree residenziali sono completamente assediate mentre vengono prese a colpi dal cielo. Nel frattempo, i rifornimenti essenziali come il cibo, l’acqua, il riscaldamento o l’elettricità vengono tagliati. Queste stesse tattiche vengono usate ora in Ucraina. Guardando i telegiornali, i video e le immagini che provengono dall’Ucraina, quello scenario è quasi identico a ciò che è accaduto e sta ancora accadendo in Siria. Città e paesi distrutti, spostamenti di grandi popolazioni, civili uccisi in massa. Per di più, anche il comportamento russo in Ucraina e in Siria è simile, poiché la Russia usa la disinformazione come tattica per combattere le sue guerre. Questa disinformazione riguarda il creare controversie, confondendo ogni problema con innumerevoli narrazioni fino a quando le persone non riescono più a distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso».

I White Helmets come stanno cercando di aiutare la resistenza ucraina?

«Stiamo condividendo la nostra esperienza personale sull’aggressione russa, testimoniando a nome della popolazione ucraina. Siamo solidali a loro, capiamo ciò che stanno affrontando. Questo è il motivo per cui volevamo fornire consigli su come noi abbiamo risposto a questa brutale guerra contro i civili. Ci siamo messi in contatto con organizzazioni, chiedendo come poter usare al meglio questa nostra conoscenza, con lo scopo di supportare al meglio le vittime dell’aggressione russa».

di Iole Caserta e Pasquale Scialla

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.