Iolanda D'Agostino

INTERVISTA. Iolanda D’Agostino sul binomio Femminismo e genitorialità

Rosa Di Gennaro 06/10/2022
Updated 2022/10/06 at 12:01 AM
5 Minuti per la lettura

Femminismo e genitorialità, un binomio che abbiamo analizzato con la Pedagogista Iolanda D’Agostino. La Dottoressa ha accumulato una notevole esperienza interfacciandosi da sempre con bambini e relativi genitori; ancor prima di terminare il percorso di studi.

L’analisi che segue è frutto di un’osservazione attenta e minuziosa oltre che di costante impegno ed interazione con i ”soggetti” citati.

La Dottoressa ci riferisce che per parlare di genitorialità sarebbe opportuno partire dal concetto comune di famiglia la quale rappresenta il più arcaico ancoraggio affettivo che consente di avventurarsi nel mondo acquisendo una progressiva indipendenza. Durante l’infanzia il soggetto interiorizza dei valori che ricalcano quelli dei genitori ma, una volta cresciuto, è possibile che egli scopra una discrepanza tra le idee iniziali e la formulazione di giudizi propri.

Diversi studi dimostrano che una famiglia che lascia al ragazzo/a un certo grado di autonomia incoraggia l’emancipazione dall’autorità parentale e dalla dipendenza emotiva dai genitori, a differenza di una famiglia autoritaria che, limitando la libertà e basando la disciplina su sanzioni fisiche, rende l’adolescente più incline all’insicurezza e dipendente dal nucleo familiare. Mettere al mondo un figlio implica un cambiamento radicale pertanto i neo genitori affronteranno tre momenti significativi: Attesa; Nascita; Relazione primaria.

Cosa abbiamo chiesto alla dottoressa

Quale consapevolezza dovremmo avere noi adulti?

«La consapevolezza che l’educazione è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione».

Come può avvenire tutto questo?

«Un ottimo punto di partenza potrebbe essere costituito da una educazione in ottica femminista che promette di accantonare i vecchi modelli educativi volti a concepire l’uomo come unico depositario di saggezza e sapienza».

Come si può diventare genitori femministi?

«Si dovrebbe partire dalla gestione comune del lavoro domestico che concerne la cura della casa e dei figli. Troppo spesso sentiamo di donne investite dalla responsabilità di educare i figli(come se questi fossero loro unico prodotto). Il concetto di cura non è legato al genere.

La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che collaborano nella stessa misura. Altro aspetto fondamentale riguarda la consapevolezza che un papà femminista non è un mammo né un babysitter improvvisato. Il ruolo dei padri appare marginale e svilito nelle sue competenze.

I padri non hanno la possibilità di mettere in atto strategie educative perché si sentono elementi aggiuntivi ma anche loro, in realtà, sono in grado di dare amore; possono aiutarli a verbalizzare emozioni e ad affrontare frustrazioni. Spezziamo per sempre l’educazione alla mascolinità tossica eliminando dal nostro vocabolario quotidiano e genitoriale, frasi del tipo “ sei un maschio, non devi piangere”. Sbagliato! Il pianto è molto spesso la manifestazione di un’emozione piacevole o spiacevole, e farne una questione di genere diventa fuorviante. Si finisce per associare il pianto al mondo esclusivamente femminile come se fosse sinonimo di debolezza.

“Non puoi scegliere i pantaloni rosa, sono da donna!”. Errato! Pensare di creare una associazione tra colore e genere diventa occasione per l’accrescimento di stereotipi di genere molto radicati e difficili poi da sradicare. Un genitore femminista combatte gli stereotipi di genere allenando i propri figli ad allargare gli orizzonti.

Sembra assurdo ma per abbassare le aspettative sociali tra maschio e femmina, un ottimo punto di partenza è rappresentato dal vestiario:è necessario prediligere la comodità degli abiti e non la bellezza. Una bambina può indossare indumenti comodi e tentare rampicate sugli alberi alla stessa maniera di un bambino.

La società ottocentesca credeva che il ruolo della donna fosse esclusivamente quello domestico e riproduttivo. Le donne hanno vissuto in un’ottica di completa remissività e gratitudine verso l’altro sesso. L’auspicio oggi è quello di acquisire strumenti volti a favorire l’empowerment femminile. La strada è lunga ma risulta urgente rivolgere lo sguardo ad una educazione genitoriale e familiare solida».

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