INTERVISTA. Infertilità, Dott.ssa Nunzia Verde: “É una condizione di coppia”

Chiara Del Prete 12/12/2022
Updated 2022/12/12 at 5:41 PM
10 Minuti per la lettura

L’Italia non è un paese per bambini. A confermarlo è l’allarme Istat che osserva una decrescita della popolazione residente. Nel 2022 non si sarebbero di fatto raggiunte le 400 mila nascite. L’evidente calo demografico suscita una disputa sulla natalità. C’è chi di figli non ne vuole e chi invece li desidera a tal punto da soffrire nell’attesa di veder realizzato questo progetto di vita. Molte possono essere le cause che ritardano la gravidanza e non riguardano solo la donna ma anche l’uomo. In una conversazione con la Dott.ssa Nunzia Verde, Specialista in Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Federico II di Napoli, abbiamo approfondito l’argomento.

L’infertilità è una patologia ma non dà segni evidenti, cosa si può fare per riconoscerla?

«Per infertilità s’intende una condizione in cui una coppia dopo almeno 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti mirati alla gravidanza non riesce ad ottenerla. Mi preme specificare che quando si parla d’infertilità, la visita è di coppia. Per la donna la ciclicità è il primo punto. Tre fattori consentono di indirizzarci verso una causa ormonale: ciclo regolare o irregolare, presenza dell’ovulazione e riserva ovarica. Vanno inoltre escluse le possibilità di sindrome dell’ovaio policistico, alterazioni dell’utero e cisti ovariche. Quando capiamo che anche dal punto di vista ecografico è tutto nella norma, si passa a delle indagini di secondo livello. In quel caso chiediamo aiuto al ginecologo perché si agisce sinergicamente. Nell’uomo invece è da porre in esame la quantità e la qualità del liquido seminale».

Si parla d’infertilità ma anche di sterilità, qual è la differenza?

«Le società scientifiche stanno discutendo sulla terminologia, sarebbe più corretto parlare di subfertilità che dà l’idea di una ridotta capacità fertile. La sterilità invece è la completa assenza di possibilità di avere una gravidanza perché la donna non ha l’utero o le ovaie, oppure l’uomo sottopostosi ad orchiectomia per un tumore testicolare manca dei testicoli».

Quali sono le patologie più comuni nelle donne con problemi di fertilità?

«Sicuramente la tiroide. Problematiche di ipotiroidismo o ipertiroidismo inficiano sulla regolarità del ciclo e sulla qualità ovocitaria. Tant’è vero che nella donna che ha desiderio di gravidanza si utilizzano cut-off precisi di TSH, l’ormone prodotto dall’ipofisi che stimola la tiroide a lavorare. Si cerca di rendere la donna perfetta dal punto di vista endocrinologico per consentire la gravidanza e per accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita. Basterebbe fare un banale prelievo con la funzione tiroidea e fare una terapia specifica».

La tiroide prescinde dall’età?

«Si, è una condizione molto più frequente nel sesso femminile ed è frequentissima nella nostra popolazione. Soprattutto dai 14 anni, nella donna che ha qualcuno in famiglia con problematiche tiroidee, si consiglia di fare uno screening annuale o biennale. Senza familiarità, nel momento in cui c’è un’alterazione del ciclo o una gravidanza che non arriva, né si tiene conto nel pannello ormonale perché possibile causa d’alterazione della funzione fertile».

Quanto incide l’età nella procreazione?

«Nell’uomo la riserva degli spermatozoi non viene intaccata con l’età. Si possono affrontare problemi di disfunzione erettile per patologie cardiovascolari. Nella donna invece, la riserva follicolare tende ad esaurirsi nel corso del tempo. C’è un netto declino a partire dai 35 anni. In particolare si riduce il numero di ovociti che possono essere fecondati ma viene alterata anche la qualità degli stessi. Potrebbe presentarsi un maggior rischio di aborti o possibilità di feti con patologie genetiche. Si sta parlando tantissimo del social freezing, ossia dare la possibilità alla donna di crioconservare i propri ovociti di modo che possa realizzarsi lavorativamente usufruire di ovociti qualitativamente migliori quando deciderà di avere una gravidanza».

La crioconservazione viene considerata?

«Purtroppo, è convenzionata col Sistema Sanitario Nazionale soltanto in caso oncologico. Riguarda tutte le pazienti che vanno incontro a chemioterapia o radioterapia. Esse possono fare la crioconservazione degli ovociti prima di questi trattamenti che vanno ad inficiare il numero e la qualità degli ovociti. Da pochissimo si è estesa la legge anche per chi fa la terapia ormonale di affermazione di genere. Anche lì c’è una convenzione. Per gli altri casi è tutto a carico della donna, i costi elevati frenano le intenzionate a farlo».

Nel momento effettivo della diagnosi come si va a procedere?

«Il counseling è molto duro però non si chiudono le porte se si parla di infertilità e non di sterilità. L’inquadramento è fondamentale, ad esempio in una donna con disfunzione alla tiroide seppur lieve ma affrontata con terapia ormonale sostitutiva o con del progesterone, può aumentare le possibilità di gravidanza.

Questo è il trattamento basilare dopodiché se con queste correzioni delle alterazioni ormonali non si hanno riscontri di una gravidanza naturale, allora si può ricorrere alla Procreazione Medicalmente Assistita. Rispetto a prima le donne l’accettano molto di buon grado.»

La PMA in Italia è ripetibile per un numero di cicli limitato?

«Sì per una questione di safety, di sicurezza della donna. In genere se ne fanno 3 al massimo e ad oggi si riescono ad avere ottimi risultati. Quando si va incontro alla PMA si fa una stimolazione ovarica ove il rischio è di avere un’iperstimolazione che può compromettere la vita della donna. Bisogna valutare rischi e benefici, il ginecologo valuta qual è la tecnica più adatta. Si possono adottare delle tecniche di secondo e terzo livello come l’ICSI e la FIVET. La prima prevede l’inserimento all’interno della cellula uovo dello spermatozoo per far sì che venga fecondato. La FIVET mette una serie di spermatozoo su piastrina vicino alla cellula uovo per favorire la fecondazione. In base alla salute della donna e a quella dell’uomo, ritorniamo alla valutazione della coppia, si può adottare una tecnica differente senza dover per forza fare dei cicli al vuoto».

Esiste un divario tra la prevenzione femminile e quella maschile?

«Il discorso è questo: la donna ha un campanello d’allarme evidente che è il ciclo non regolare. Va dal ginecologo, inizia un percorso e può scoprire rapidamente d’avere alterazioni nella sfera fertile iniziando a trattarle fin da giovane, il maschio non ha sintomi del fatto che ha pochi spermatozoi quindi a meno che non vada appositamente a fare un esame del liquido seminale, è difficile possa consultare l’urologo o l’andrologo».

La prevenzione rivolta all’uomo riscuote meno ricettività?

«I maschi vengono letteralmente trascinati dalla controparte femminile perché non pensano di avere problemi. Alcune patologie, se diagnosticate in età adolescenziale giovanile, possono essere risolte. Queste stesse condizioni se diagnosticate in età adulta, quando si desidera un figlio, sono più difficili da affrontare. Un testicolo continuamente stimolato ad un certo punto va incontro ad esaurimento e diventa complicato recuperare spermatozoi. Il messaggio che possiamo dare è quello di una prevenzione che non riguarda solo la donna ma anche l’uomo giovane».

Servirebbe maggior comunicazione oltre alla prevenzione, cosa ne pensa?

«Il messaggio che possiamo dare è quello di una prevenzione che non riguarda solo la donna ma anche l’uomo giovane. Dovremmo imparare a trasmettere informazioni già alle scuole medie con l’educazione sessuale. Tante donne non sanno cosa sia la contraccezione, perché serve, quali sono i metodi, come si può fare. Questo salverebbe tante gravidanze indesiderate, bambini abbandonati e darebbe maggiore consapevolezza dell’attività sessuale».

Da Specialista in Endocrinologia quale consiglio vorrebbe trasmettere?

«Essere genitori è un diritto che tutti devono poter realizzare. Fare una visita endocrinologica non è nulla d’invasivo e con un semplice prelievo di sangue si possono identificare problematiche che possono essere risolte.

La subfertilità può essere affrontata, l’importante è affidarsi a professionisti competenti. Non tutti gli endocrinologi trattano questo tema, consiglio di scegliere specialisti in endocrinologia ginecologica focalizzati sulla fertilità. È una ricerca continua e affidarsi a qualcuno che lavora in team con ginecologi apporta una multidisciplinarietà necessaria».

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