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INTERVISTA. Il sindaco di Pompei Lo Sapio: “La città allarga i suoi confini”

Luisa Del Prete 08/12/2022
Updated 2022/12/08 at 12:58 PM
5 Minuti per la lettura

Dagli scavi archeologici al Santuario, Pompei è da sempre meta di numerosi turisti. Una città che negli anni ha continuato a svilupparsi, arrivando ad essere una tappa fissa per chiunque voglia fare un viaggio in Campania. Ma è anche un luogo che non smette mai di stupire: celebri sono gli ultimi ritrovamenti nella zona di Civita Giuliana. Tante sono le novità: dall’area pedonale più grande d’Italia al collegamento diretto con il Porto Turistico di Castellammare. Abbiamo fatto il punto degli ultimi sviluppi con il Sindaco Carmine Lo Sapio.

Qual è stato l’intervento del Comune su Civita Giuliana?

«L’idea della mia amministrazione è sempre stata quella di portare Pompei oltre le sue mura. Appena insediati, abbiamo subito previsto in quella zona un’apertura, “Porta Vesuvio”, che guarda verso Civita Giuliana. Non possiamo avere questi scavi chiusi in una rete di ferro: per proteggerlo bisogna farlo emergere.
Per la nostra pianificazione urbanistica, riteniamo che debbano essere allargati i confini della città perché la potenzialità della nostra città non può essere ristretta ai confini della città vecchia-nuova.
Estendiamo la pianificazione e attuiamo una riqualificazione di quell’area, andando verso Boscoreale e allargando gli scavi. A vantaggio di ciò, abbiamo anche una stazione della Circumvesuviana, vicinissima a dove vorremmo aprire questa “Porta Vesuvio”».

Che apporto economico danno tutti questi interventi, in prospettiva, per la città?

«Questo serve soprattutto per uno sviluppo economico di Pompei. Prima qui c’era una disoccupazione che arrivava al 20%: non si faceva tutto ciò che era possibile fare, in relazione alle grandi potenzialità della città.
Con la mia amministrazione di recente abbiamo comprato ed espropriato un’area mercatale di 30 mila metri quadrati, di cui in 20 mila costruiremo un’area in cui sorgerà un piccolo polo fieristico: questo significa sviluppare tutta un’area che attualmente è periferia e trasformarla in centro. La città allarga i suoi confini».

Come si è evoluto il turismo a Pompei?

«In questo ultimo periodo qui c’è stata una “bomba”, un’evoluzione inaspettata. Durante l’estate abbiamo toccato quasi 20mila presenze negli scavi, un record da pre-pandemia.
Questo ci mette nella condizione di organizzare la città in modo tale da poter ricevere queste persone. Per decenni Pompei è stata un “mordi e fuggi”, ma adesso sta prevalendo la permanenza. Come amministrazione stiamo facendo numerosi tentativi, annunceremo anche una possibilità di attuare una convenzione con il porto turistico di Castellammare: così Pompei inizierebbe ad avere il porto.
Dalla nostra città a Marina di Stabia è davvero breve il tratto e se prendiamo in gestione una parte di questo porto turistico, avremo collegamenti diretti con Ischia, Capri, Procida, la costiera sorrentina e amalfitana. Vogliamo mettere in moto questo meccanismo di trasporto in modo da continuare ad incrementare il turismo».

Quali sono le altre novità?

«Un’altra novità è l’aver attuato una delle isole pedonali più grandi d’Italia. Abbiamo presentato progetti che sono stati approvati, uno di cui andiamo molto fieri è quello della realizzazione di una passeggiata archeologica che va da Porta Stabia a Piazza Anfiteatro. Dai progetti si passa agli appalti».

Ci può parlare di questa grande sinergia Comune-Parco-Chiesa?

«Questo è stato sempre un po’ il mio sogno. La mia prima promessa è stata quella di voler ridare quell’internazionalità che Pompei stava perdendo negli anni perché era troppo lasciata a sé stessa. Ci sono riuscito in collaborazione con il Vescovo, l’Arcivescovo e con il Direttore Zuchtriegel. In particolar modo con la Chiesa: non c’è questa divisione tra Santuario e Comune. Per noi la Chiesa è parte del Comune e va curata per quello che è nel mondo.
Poco dopo essermi insediato, ho fatto una prima riunione pubblica con il Vescovo e con il Direttore del Parco. È grazie a questa sinergia che siamo patrimonio dell’Umanità».

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