Benecon Gambardella

INTERVISTA. Il Presidente del Benecon Gambardella: “Lo sviluppo locale non si racconta, si fa”

Silvia De Martino 15/11/2022
Updated 2022/11/15 at 12:37 PM
7 Minuti per la lettura

«Il New Deal italiano deve essere fondato su conoscenza e cultura, perché attraverso queste si eleva il capitale umano. La cultura e la conoscenza, infatti, hanno una forza plastica: risanano parti spezzate e recuperano parti perdute». Da queste poche battute iniziali si può cogliere l’essenza dell’intervista condotta da Informare al Presidente e CEO del Benecon, Carmine Gambardella. Il noto Architetto e Professore universitario partenopeo ha spiegato ai nostri microfoni la propria vision della realtà moderna, soffermandosi sui concetti di formazione, rigenerazione e saperi integrati, e raccontato l’operato del consorzio universitario da lui fondato.

Il progetto Benecon per ricerca e conoscenza

«Il Benecon, acronimo di Beni Culturali, economia, ecologia e design dei servizi, è un centro di ricerca applicata senza scopo di lucro, sorto dalla vincita di un progetto europeo. Unisce cinque atenei campani, quali l’Università della Campania, Federico II, Salerno, Sannio e l’Università telematica Pegaso, da un paio d’anni». Questo progetto mira a sostenere la ricerca e la conoscenza, potendo disporre, oltre che dei collaboratori e dipendenti del Benecon stesso, dei professori afferenti alle varie università. In questo modo, può contare su saperi integrati e interdisciplinari, focalizzandosi su molteplici discorsi e interrogandosi su tutti gli aspetti coinvolti nell’analisi specifica.

«Quando realizzai il Benecon con i miei collaboratori, non volevamo parlare solo di architettura, paesaggio e beni culturali, ma di digitale, intelligenza artificiale, machine learning, esperienze di scenari previsionali. Volevamo concentrarci sui grandi temi da applicare alle discipline e soprattutto alla formazione. Io ritengo, infatti, che i giovani, se ben formati, sono il vero patrimonio, sono il futuro». Il Professore Gambardella si è dunque soffermato sul concetto di formazione, evidenziando la necessità in Italia di investire sui giovani, dando vita a dottorati di ricerca che interroghino le competenze più svariate. «Il concetto di formazione non può essere unidirezionale. Il dottorando di ricerca, che è il patrimonio del futuro, deve imparare a relazionarsi con tutte le competenze».

Un occhio sempre aperto sul futuro, inteso come detto nel corso dell’intervista, come un eterno presente: futuro visto come investimento nella formazione dei giovani ed anche in strumentazioni all’avanguardia che siano a passo con i tempi e che si coniughino con le competenze scientifiche universitarie.

«Le tecnologie ci consentono di abbassare la parte hard del lavoro e di lasciare spazio al pensiero. Devono essere delle protesi dell’uomo, ma non possono sostituire la mente. – continua a spiegare il Professor Gambardella – Le strumentazioni di cui dispone il Benecon oggi valgono oltre 11 milioni di euro. Due anni e mezzo fa abbiamo comprato un aereo bimotore, che può quindi volare sui centri abitati, ed avendo sinergia con l’Aeronautica Militare, disponiamo di un hangar nell’Aeroporto Militare di Capodichino».

Il Benecon sostiene la cultura della prevenzione, mettendo al servizio le competenze e le tecnologie di cui dispone per rilevazioni che siano antecedenti a disastri naturali o antropici. Nonostante ciò, interviene anche come rapid response team, operando talvolta anche in maniera gratuita, sulla base di un patrimonio da cui attingere derivante dalle attività di ricerca. «Il nostro conto economico si forma vincendo progetti e governando bene. Non chiediamo soldi alle banche, non abbiamo fideiussioni, non abbiamo scoperte di conto corrente. Non essendo a scopo di lucro possiamo investire in tecnologie, competenze e interventi per gli enti».

Benecon e territorio: “Lo sviluppo locale si fa”

Il Benecon opera sul territorio incidendo su quest’ultimo e favorendo ricerca, analisi e soprattutto rigenerazione e sviluppo locale. A questo consorzio, infatti, è da attribuire il recupero della casa di Walter Schiavone, realizzato insieme alla Regione Campania, che l’ha poi affidata a Agrorinasce. Inoltre, il Benecon ha investito nella costruzione di un’infrastruttura a Frignano, dando vita al laboratorio Ars, centro internazionale di eccellenza. «Lo sviluppo locale non si racconta, si fa. Penso che quando si interviene per un bene collettivo anche il malaffare inizia a farsi un esame di coscienza».

Il professor Gambardella si è soffermato poi sul concetto di resilienza, centrale nel discorso relativo al ridare nuova vita a realtà, monumenti, territori o oggetti. «Quando vado a vedere elementi negativi, siti inquinati o monumenti che se ne cadono, io vedo sempre il lato positivo: che cosa devo fare per rigenerare? Il concetto di rigenerazione è un concetto umanistico, è complessivo. Bisogna interessarsi sotto molteplici aspetti e trovare dalle tracce del territorio gli elementi che permettono a questi oggetti di vivere».

Umanesimo per la collettività: il prossimo progetto

Il Benecon si pone come obiettivo costante per il futuro quello di poter continuare a creare le condizioni economiche attraverso il lavoro per poter investire. «Adesso come cattedra Unesco voglio realizzare un corso di laurea in presenza e online, servendomi delle piattaforme tecnologiche dell’Università Telematica Pegaso, che si chiamerà Discovery Bella Italia e sottotitolato Cultural Heritage, Design e Food. Voglio intercettare tutti quelli del Mediterraneo che vogliono essere formati su questi temi per vincere la sfida di andare nel mondo a portare saperi e creare le condizioni di sviluppo sostenibili nei propri luoghi. Li faremo volare sull’aereo e li porteremo a Pompei, Reggia di Caserta, Carditello, il centro storico di Napoli, il centro di Caserta».

L’obiettivo è sempre quello di formare giovani che vogliano dedicarsi a cultura e conoscenza per assolvere ad un obiettivo importante esplicitato dal Professor Gambardella nelle battute finali della sua intervista.
«Chi si presta a questo ruolo importantissimo di diffondere cultura e conoscenza deve puntare a non creare un umanesimo di élite, ma un umanesimo a disposizione della collettività».

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