Perillo dentisti bruxismo

INTERVISTA. I “Perillo”, dentisti da generazioni

Clara Gesmundo 13/09/2022
Updated 2022/09/13 at 1:02 AM
5 Minuti per la lettura

I “Perillo” sono dentisti da generazioni. Abbiamo intervistato Francesco, che ci ha raccontato la storia e le tecniche utilizzate all’interno del suo studio napoletano.

Da quanto tempo opera attivamente sul territorio napoletano? 

«Il nostro Studio ha aperto ufficialmente nel 1954 a Napoli in via Dei Mille 25, in quella che ancora oggi è la sua unica e storica sede. Il primo della famiglia ad avvicinarsi al mondo dell’Odontoiatria è stato nostro nonno Francesco. Mentre dagli anni Ottanta, a occuparsi dello studio è stato nostro padre Achille, a cui mia sorella Vera ed io dobbiamo la passione per questa professione e l’attuale morfologia del nostro studio. La sua propensione alle tecniche e tecnologie più moderne nel nostro campo e il desiderio di formazione continua gli hanno permesso di creare una realtà avanguardistica e una struttura che mette al centro le esigenze del paziente, i suoi bisogni ma anche i suoi desideri estetici che oggi sono centrali nel formulare un piano di trattamento individuale che soddisfi il paziente sotto ogni un punto di vista funzionale, estetico ed economico». 

Di cosa si occupa all’interno dello studio? 

«Le mie passioni sono, sicuramente, la Chirurgia Orale e l‘Estetica Dentale. Mi occupo dell’avulsione dei terzi molari, comunemente detti denti del giudizio, e di implantologia, quindi della sostituzione dei denti mancanti con impianti osteointegrati in titanio ma anche di protesi dentaria e ricostruzioni estetiche dei denti anteriori. Infatti, la tendenza moderna nel nostro settore è quella di “superspecializzarsi” in poche branche in modo da poter eccellere. Per questo motivo all’interno del nostro studio, insieme a mia sorella Vera, che si occupa di Ortodonzia, abbiamo dieci collaboratori che si occupano di tutti i diversi tipi di trattamenti. Come in tutti i settori l’innovazione rappresenta un richiamo fortissimo per il professionista, soprattutto in campo medico. La nostra tendenza è quella di provare costantemente metodi innovativi, valutandoli con occhio critico per capire se possono sostituirsi ai metodi tradizionali, che comunque non vanno mai abbandonati. Osserviamo la letteratura scientifica a supporto dei nuovi metodi e soprattutto le risposte dei pazienti ed i risultati ottenuti. Solo dopo questo decidiamo se integrarli nella nostra routine clinica». 

Quasi un italiano su 4 è un fumatore, circa il 24% della popolazione. Come gestite e quali sono i programmi “terapeutici” utilizzati da voi per risolvere i cosiddetti “danni da fumo”? 

«Il danno, oltre che a livello polmonare, circolatorio e più in generale sistemico, si esplica anche a carico di denti e gengive. La combustione del tabacco e le sostanze contenute nelle sigarette danneggia i tessuti gengivali, li indebolisce, interferisce o blocca i processi di guarigione oltre a generare pigmentazioni sulle superfici dei denti. Infatti, gli effetti del fumo a carico del cavo orale sono visibili anche dal paziente stesso. Per questo in studio, grazie a fotografie intraorali e telecamere, cerchiamo di mostrare ai pazienti quello che il fumo fa ai loro denti. Ciò che vieto tassativamente è di non fumare per minimo ventiquattro ore dopo i miei interventi». 

Quali sono le problematiche che “maggiormente” vi trovate difronte?   

«La carie è ad oggi la patologia più diffusa al mondo, si stima infatti che 9 persone su 10 ne abbiano sofferto almeno una volta nella vita. Ma il problema che oggi vedo più spesso è l’abrasione dentaria. Infatti, forse a causa dei ritmi rapidi e stressanti del mondo moderno, i casi di serramento e bruxismo sono in vertiginoso aumento determinando dolori muscolari a carico dell’intero distretto testa-collo, usura o frattura dei denti, mal di testa e difficoltà nella masticazione. Nello scorso Febbraio siamo stati nel Rione Sanità alla Scuola della Pace, con la comunità di Sant’Egidio ad istruire circa cinquanta bambini sulle corrette manovre d’igiene domiciliare. Inoltre, sto svolgendo alcuni studi multicentrici per testare dei nuovi materiali, insieme alle società scientifiche di cui sono socio come l’International Piezoelectric-Surgery Academy. Più che il desiderio di ampliarsi c’è quello di sfruttare a pieno le moderne tecnologie per curare pazienti anche se distanti». 

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