informareonline-i-nipoti-di-babbo-natale-riaccendono-la-magia-nelle-case-di-riposo

INTERVISTA. I Nipoti di Babbo Natale riaccendono la magia nelle case di riposo

Rossella Schender 23/12/2022
Updated 2022/12/23 at 10:31 AM
5 Minuti per la lettura

È pensiero comune che da anziani si ritorna sempre un po’ bambini e, proprio come dei fanciulli, i nonni delle case di riposo di tutta Italia, dal 2018, hanno la possibilità di vivere nuovamente la magia del Natale. Ad accendere i loro cuori e realizzare i loro desideri ci pensano i Nipoti di Babbo Natale, un progetto portato in Italia da Katerina Neumann e realizzato grazie alla collaborazione con l’associazione Un Sorriso in Più Onlus. A raccontarci del progetto ci ha pensato Laura Bricola, una delle referenti dell’associazione.

Come si fa a diventare un Nipote di Babbo Natale?

«Sul nostro sito c’è una sezione dedicata ai desideri degli anziani che risiedono nelle case di riposo aderenti al progetto, una volta scelto quello da esaudire il sistema genera una mail automatica che dà la conferma al Nipote di aver riservato quel desiderio. Successivamente la casa di riposo contatterà il Nipote per accordarsi circa l’invio del regalo creando una corrispondenza per conoscere di più l’anziano scelto, con dei dettagli che diventano talvolta la base di un legame che va oltre il semplice desiderio esaudito.

È infatti possibile consegnare il pacchetto di persona, proprio per gettare le basi di un vero e proprio rapporto. Nel caso invece in cui il tutto deve svolgersi a distanza, l’apertura del regalo vien fatta in videochiamata, incentrando sempre tutto comunque sull’incontro e ritagliando a quel momento un po’ magico il giusto spazio. Soprattutto negli anni scorsi ha prevalso questa modalità dato che non si poteva accedere alle case di riposo. Quest’anno c’è qualche residenza che lo permette e non vediamo l’ora di raccogliere i feedback degli incontri».

È capitato che si mantenessero i rapporti tra i nipoti e gli anziani anche dopo l’esperienza?

«Si, assolutamente. È capitato che si instaurasse una bella amicizia impegnandosi per farsi gli auguri di compleanno, o scambiarsi foto come testimonianza di nuove esperienze. A volte anche i figli dell’anziano hanno mantenuto i contatti con i nipoti. Con questa iniziativa si creano dei legami che allargano la rete di affetti dell’anziano, e anno dopo anno si mantiene questo impegno di inviare un dono di natale anche al di fuori del progetto. Non è di certo il caso della maggioranza, poiché solitamente si concludono all’incontro di natale, però c’è questa possibilità».

Quanto è importante per un anziano essere coinvolto in un progetto come questo?

«Solitamente l’anziano in una casa di riposo si sente uno in mezzo a 100 persone, è difficile dunque che possa sentirsi speciale. Questa è proprio l’occasione per restituir loro quell’unicità che li contraddistingue. Gli permette di mantenere viva una parte dell’identità che spesso, quando si entra in una casa di riposo, vien dimenticata ed è anche un modo per riconoscere il loro valore in quanto esseri umani. I nipoti spesso ritrovano nell’anziano gli stessi valori e le stesse passioni che li legano poi inevitabilmente. Questo progetto diventa una carezza per l’anziano perché ci si pone in ascolto dei suoi desideri permettendogli di ritagliarsi uno spazio interamente dedicato a lui, ai suoi pensieri e ai suoi desideri, cose che vanno oltre le esigenze pratiche assistenziali».

Ad oggi a quanto ammontano i desideri realizzati?

«Nell’edizione 2022 siamo quasi a 6500 desideri realizzati. L’edizione scorsa, che è stata quella più importante a livello di numeri, è arrivata a 7550. L’augurio è di superare quel numero. Il progetto è comunque in continua crescita, di anno in anno sempre più case di riposo aderiscono al progetto. Lo scorso anno, per esempio, erano 324 quest’anno sono 390. Dispiace che quest’anno non ci sia la Campania tra le regioni aderenti, speriamo di riaccoglierla il prossimo anno».

Come funziona in termini pratici per la casa di riposo?

«C’è una donazione da fare da parte delle case di riposo all’associazione, proprio perché per noi è un lavoro che dura quasi tutto l’anno. Ci sostengono dunque nel tenere in piedi tutta l’organizzazione e sottoscrivono poi un regolamento in cui è tutto spiegato nei minimi dettagli. Ovviamente c’è la nostra massima disponibilità nell’accompagnarli in questo percorso e risolvere tutti i dubbi. Soprattutto di comprendere l’aspetto pedagogico del progetto».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *