informareonline-banca-etica

INTERVISTA. Giuseppe Sottile di Banca Etica a Informare: “Mettiamo al centro le persone”

Iolanda Caserta 16/05/2022
Updated 2022/05/16 at 10:00 AM
5 Minuti per la lettura
«Molti dicono che per cambiare in meglio questo nostro mondo bisogna mettere al centro la persona. Ed è così, indubbiamente. Al contempo io aggiungo una provocazione: mettiamo al centro anche il denaro».

È così che Giuseppe Sottile, responsabile dell’Area Sud di Banca Etica, inizia il suo discorso. Banca Etica nasce nel ’99 a Padova come nuovo modello di banca sostenibile, alternativa ed etica. Nel 2005 apre la filiale di Napoli e inizia la lotta per un Sud migliore, con lavoro e imprese di qualità. Ma quali sono i valori di una banca etica e perché è importante scegliere dove conservare il nostro denaro?
«Mettere al centro il denaro non deve avere per forza una valenza negativa. Tutto dipende da come lo utilizziamo. Se lo utilizzassimo come strumento invece che come scopo, avremmo l’opportunità per cambiare il mondo. Questo è un po’ il mantra di Banca Etica.
Ognuno di noi ogni giorno compie azioni economiche che portano ad una conseguenza sia economica che non economica. Ad esempio, prendere il caffè in un bar ricco di slot machine non fa altro che alimentare quel tipo di industria. Lo stesso concetto può essere utilizzato quando parliamo di banche».

Perché è importante investire in una banca etica rispetto ad una tradizionale?

«Ci sono molte banche impegnate nell’industria delle armi. Quando utilizziamo i loro circuiti di pagamento aiutiamo e incrementiamo questa produzione. Dobbiamo renderci conto che con il nostro denaro possiamo determinare un grande cambiamento riguardo l’uso dei soldi stessi».

Cosa vuol dire fare finanza etica ed alternativa?

«Noi di Banca Etica ultimamente stiamo lavorando molto sui temi della finanza sostenibile. Ma che c’entra la sostenibilità con la finanza etica? L’Europa oggi la identifica con la tassonomia europea, la quale dice che un prodotto finanziario deve essere sostenibile, o meglio ecosostenibile. L’economia deve quindi ridurre il proprio impatto ambientale. Ma questo non basta se, insieme alla tutela dell’ambiente, non si costruiscono comunità integrate, dialoganti, inclusive.
Per questo noi diciamo che la Finanza Etica è più che Sostenibile. Perché si occupa di costruire comunità attraverso meccanismi di partecipazione, politiche retributive, scelte in materia di erogazione del credito che sono più di quello che oggi viene descritto come Finanza Sostenibile».

Dal 1999 ad oggi, in che termini è cresciuta Banca Etica?

«Siamo arrivarti a circa 3,5 miliardi, tra raccolta e prestiti, i quali sono stati sottratti alla finanza tradizionale, compresa quella speculativa. Sicuramente oggi abbiamo un’attenzione che non è la stessa di prima. Si tratta ovviamente di una somma non pari a quella detenuta dalle grandi banche. Noi proveniamo dal mondo del commercio equo-solidale, e dal non-profit. Tuttavia, ci siamo resi conto che al Sud molto spesso un’impresa che paga i lavoratori, lo Stato, i fornitori, che fa un prodotto di qualità, che non inquina e possibilmente che non paga il pizzo, è spesso più sociale di tante imprese sociali. Con questo concetto abbiamo iniziato un percorso che ha portato oggi a farci dire: finanziamo il non-profit in maniera prevalente, ma finanziamo anche il profit che dimostra avere requisiti di natura socio-ambientale eccellenti. Un’impresa che manifesta scelte importanti perché non dovrebbe essere finanziata da Banca Etica?
C’è il profitto legittimo dell’imprenditore, ma c’è anche un profitto sociale e ambientale che deve trovare convergenza nel fare impresa».

Ci sono delle banche etiche in Europa con cui collaborate e riuscite ad avere un dialogo riguardo questi temi?

«Sì, ci sono. Banca Etica ha la Presidenza di FEBEA, la Federazione Europea delle Banche Etiche Alternative. Siamo l’unica banca etica generalista, cioè non specializzata o settorializzata. Noi ovviamente escludiamo determinati settori, tra cui il gioco d’azzardo e le armi; mentre tutto il resto è incluso a patto che i requisiti siano giusti. C’è poi un’alleanza anche mondiale, la GABV, di cui fanno parte decine di banche in tutto il mondo».
Se un’impresa non è in linea, viene automaticamente scartata?
«Dipende. Noi parliamo più che di finanza etica, di finanza eticamente orientata. Quando iniziamo il percorso con i nostri clienti è possibile che su alcune delle loro questioni ci possano essere aree di miglioramento. A questo punto si fa un percorso insieme per migliorare».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°229 – MAGGIO 2022

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *