obesità

INTERVISTA. Dott. Renato Patrone: “In Campania l’obesità colpisce l’11% delle persone”

Elisabetta Rota 05/04/2024
Updated 2024/04/05 at 11:35 AM
8 Minuti per la lettura

L’Italia, e in particolare la Campania, è alle prese con un’ombra insidiosa che coinvolge sempre più persone: l’obesità. Un fenomeno che si annida nelle pieghe di una società in rapida trasformazione. Nel nostro paese, infatti, l’obesità si intreccia con fattori culturali, socio-economici e psicologici. Si tratta di una condizione dalle molteplici facce che guardano tutte verso la stessa direzione, la salute pubblica e il ruolo che ha quest’ultima nella società.

Per comprendere meglio la questione e il ruolo che ha in Italia, con uno sguardo alla Campania, abbiamo chiesto aiuto al Dott. Renato Patrone. Un chirurgo addominale e oncologico presso l’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G. Pascale” di Napoli. Il suo contributo è un invito a guardare oltre i pregiudizi e le semplificazioni, per comprendere davvero la portata di questo fenomeno e trovare soluzioni che siano efficaci per il benessere fisico e mentale delle persone.

Obesità in Italia: come si confronta con altri paesi europei?

«L’Italia ha una percentuale di popolazione adulta obesa che varia intorno all’11-12%, mentre circa il 37% è sovrappeso. Nonostante ciò, il nostro paese non è il peggiore in Europa. Infatti, l’Irlanda e la Romania hanno circa il 50% di persone in sovrappeso mentre Malta raggiunge il 28%, poi troviamo l’Ungheria e la Lituania. L’Italia per fortuna si posiziona come penultimo paese rispetto all’obesità ma ciò non toglie che in Europa 1 persona su 3 è obesa. Proprio per questo sono nati due sistemi nazionali di sorveglianza, “OKkio alla salute” e “sorveglianza PASSI (Progressi nelle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia)”. Il primo è attivo dal 2007 mentre il secondo è stato avviato nel 2006. È attraverso tali sistemi che oggi possiamo sapere che in Italia circa 4 adulti su 10 sono in sovrappeso mentre 1 persona ogni 10 è obesa».

Dando uno sguardo alla Campania, come siamo messi?

«La Campania purtroppo non è una regione virtuosa dal punto di vista alimentare nel senso che abbiamo circa il 40% delle persone in sovrappeso mentre l’11% è obeso. Dunque siamo più alti della media nazionale. Inoltre, in Campania c’è un alto tasso di obesità nei bambini; ciò è dovuto soprattutto a delle situazioni di tipo culturale. Purtroppo, è innegabile la correlazione tra il grado di istruzione e il grado socio economico con quello dell’obesità, soprattutto di tipo infantile. Questo fenomeno si verifica soprattutto nelle classi meno abbienti dove si tende a non privare il bambino ma ad iper alimentarlo con tutto quello che il mercato a basso costo ci mette a disposizione».

Quindi ci sono differenze significative nell’incidenza dell’obesità tra i più anziani e i giovani in Italia?

«L’obesità infantile ha delle complicanze maggiori rispetto a quella dell’adulto. Questo perché nella fase dell’infanzia i bambini non aumentano il volume degli adipociti, ovvero le cellule che contengono il grasso, ma ne aumentano il numero. Questo ci spiega anche perché una persona in sovrappeso da bambino avrà molte più difficoltà nel tenere il peso sotto controllo quando sarà adulto. Avendo un numero maggiore di cellule del grasso naturalmente ne accumulerà più facilmente durante la sua vita. Dunque, mantenere il peso dei bambini in un range di normalità è una responsabilità fondamentale soprattutto per i genitori».

Quali sono le principali complicazioni mediche associate all’obesità?

«Le principali complicanze dell’obesità si riversano soprattutto sul tratto gastrointestinale, cardiovascolare, a livello neurologico e a livello endocrino-metabolico. Ciò significa che per i soggetti obesi è 3 volte più frequente il rischio di infarti, ictus, diabete e tumori. Inoltre, hanno più probabilità di essere ipertesi, di avere l’ipercolesterolemia e quindi di avere problemi di pressione alta o di sviluppare patologie come il diabete o la sindrome di Cushing».

In quali casi si ricorre alla chirurgia? Qual è la vostra esperienza al Pascale di Napoli?

«Bisogna considerare la terapia chirurgica come uno step di ultima ratio, cioè è l’ultima tappa che una persona deve prendere in considerazione quando sono fallite tutte le opzioni non chirurgiche. Molto spesso, invece, sempre più persone vedono nella chirurgia una soluzione immediata. Questo è vero, ma parliamo anche di una cosa dalla quale non si torna più indietro. Non solo è una scelta da fare attentamente ma ci sono anche dei rischi e delle possibili complicanze. Un esempio possono essere le sindromi di tipo malassorbitive. Al Pascale sempre più frequentemente incontriamo pazienti che devono subire interventi chirurgici per patologie oncologiche inerenti l’obesità. Che sono, tra l’altro, i pazienti che hanno più probabilità di sviluppare complicazioni post operatorie».

Oltre agli aspetti fisici, quali sono le conseguenze psicologiche e sociali dell’obesità?

«L’obesità crea problematiche sociali e psicologiche perché agli occhi della maggior parte delle persone non è riconosciuta come una vera e propria patologia. L’individuo grasso viene spesso identificato come soggetto che non ha voglia di fare, che non ha forza di volontà. In realtà alla base di questa condizione ci sono diverse patologie. Infatti, le discriminazioni avvengono soprattutto a livello sociale. Per le persone obese è più difficile trovare lavoro o riuscire a socializzare a causa delle critiche rivolte verso il loro aspetto fisico».

Come sta rispondendo il sistema sanitario campano alla sfida dell’obesità?

«La Regione Campania sta rispondendo al fenomeno in maniera importante. Soprattutto con eventi di informazione e divulgazione. Io in prima persona mi occupo di prevenzione attraverso delle campagne promosse anche dalla Fondazione G. Pascale. Una di queste è stata fatta in strada, in via Scarlatti a Napoli. Così come sono stato in diverse scuole per spiegare quanto sia necessario intervenire per e con i ragazzi per fargli prendere coscienza della problematica che l’obesità può rappresentare nella loro vita».

Basandosi sulla sua esperienza, quali consigli darebbe a chi sta affrontando questa condizione?

«Il mio consiglio è sicuramente quello di rivolgersi a dei professionisti. Intorno all’obesità c’è un grande giro economico e tante persone si spacciano per pseudo professionisti soltanto per accaparrarsi pazienti e guadagni. C’è un sacco di fuffa in giro su come perdere peso velocemente quando in realtà non c’è una ricetta unica. Esistono varie possibilità per affrontare questo tipo percorso. Bisogna rivolgersi a qualcuno che sia veramente competente sull’argomento. Qualcuno che sappia prendere a cuore la salute del paziente e non l’economia ad essa legata».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *