Dieta - Dottor Fagnani

INTERVISTA. Dott.Fagnani: “Dieta non è approccio folle”

Angela Di Micco 01/10/2022
Updated 2022/10/01 at 4:54 PM
8 Minuti per la lettura

Cosa mangio? È la domanda che ci poniamo ogni volta che il nostro organismo richiede cibo per la propria sopravvivenza e benessere. Non sempre però siamo così accorti nello scegliere i giusti alimenti che ci diano i necessari nutrienti per il nostro benessere tanto da dover fare poi ricorso ad un regime alimentare ridotto. Nel nostro immaginario quando parliamo di dieta pensiamo ad una privazione alimentare. Se invece provassimo conoscere ciò che mangiamo, entrando in ottica di “abitudine alimentare” riusciremmo a dare al nostro corpo quello di cui ha davvero bisogno.

La spiegazione del Dottor Fagnani

Il Dottor Francesco Fagnani si occupa di consulenza alimentare. Ha collaborato sia con gruppi sportivi quali le Fiamme Gialle, Fiamme Oro, Aeronautica militare, Run Card, Fidal RS che come supporto scientifico per Repubblica, Cicloturismo.

«È quello che quotidianamente cerco di far interiorizzare ad ogni paziente. La dieta non esiste in quanto approccio “folle” da perseguire in maniera maniacale per un prestabilito lasso di tempo. Dieta è l’acquisizione di abitudini alimentari sane e allo stesso tempo flessibili ed appaganti che ogni paziente accetterà e vorrà fare proprie per i profondi benefici sullo stato di benessere e di salute che ravvisa seguendole.

Flessibilità ed equilibrio che si raggiungono grazie alla consapevolezza che rende libero il paziente di diventare il Nutrizionista di sé stesso. Questo il ruolo del dietista o del nutrizionista, far raggiungere questa consapevolezza e questa libertà serena a tavola ad ogni paziente.
Dico sempre “il mio scopo è quello di diventare inutile».

Chi è il dietista e quali consigli può dare anche ad uno sportivo?

«Carboidrati, grassi e proteine, e tra i macronutrienti mi permetto di inserire anche la preziosissima acqua.
Tutti sono indispensabili. Scopo del dietista è quello di insegnare al paziente le nozioni che sono alla base di determinare scelte e consigli tenendo conto del livello di attività fisica, degli impegni quotidiani, delle possibilità logistiche di ciascuno, calzando sulla persona la sua strategia alimentare.
Spesso gli approcci più sbagliati tendono ad eliminare i carboidrati, oppure ridurre al minimo i grassi, portando ai pazienti non pochi problemi ormonali e di salute generale».

Quali le differenze nutrizionali con chi pratica attività sportiva?

«Per decenni abbiamo sempre sentito dire che la differenza è solo nella quota calorica: semplicemente chi pratica sport consuma di più e quindi dovrà solo introitare più calorie.
Da dodici anni ormai porto avanti il concetto di “timing nutrizionale”. L’approccio non è legato alle sole calorie, ma anche alla tempistica di assunzione dei nutrienti e alla loro modulazione durante la giornata in base agli orari di allenamento. Lo scopo è quello di insegnare concetti difficili facendoli comprendere al meglio per gestire poi in autonomia la propria giornata alimentare».

Com’è possibile bilanciare una corretta distribuzione energetica evitando gli attacchi di fame ed avere buone prestazioni atletiche?

«È importante bilanciare l’alimentazione e mantenere un livello ottimale di idratazione durante la giornata.
Partendo dalla colazione, con degli spuntini, un pranzo leggero con tutti i macronutrienti (carboidrati, grassi, proteine e acqua) saranno sicuramente un buon pieno di benzina per affrontare al meglio la giornata».

Ci sono differenze alimentari in base alle attività sportive tenendo conto anche dell’età e della diversa morfologia umana?

«Si ci sono differenze nella modulazione dei nutrienti a seconda dello sport.
Un maratoneta o un triatleta ha differenti necessità alimentari e di integrazione rispetto ad un Judoka o un pesista».

Si parla spesso di integratori. Quanto sono validi e quando è il caso di assumerli?

«La parola “integratore” contiene la risposta a questa domanda. L’integratore serve ad integrare nel caso in cui vi siano carenze, oppure in taluni casi è utile a prevenire carenze future che con alta probabilità si instaureranno in determinate condizioni, soprattutto in ambito sportivo di alto livello.
Sicuramente sono un valido alleato quando gli allenamenti sono quotidiani o a maggior ragione quando si esegue più di una seduta al giorno, al fine di accelerare i tempi di recupero e massimizzare lo stimolo allenante. Tuttavia, non esistono pozioni magiche, nessun integratore è utile o risolutivo se alla base non vi è una corretta scelta alimentare quotidiana che rappresenta le fondamenta della salute e del benessere».

Sport ed alimentazione vegetariana. L’assunzione di proteine non animali può incidere sulla prestazione atletica?

«Una dieta vegetariana che preveda il consumo quindi di latticini uova e leguminose non potrà incidere negativamente sulla prestazione atletica. Se opportunamente bilanciata e periodicamente integrata laddove necessario con l’ausilio di un professionista sanitario preposto, il paziente sportivo o sedentario non rischierà di incorrere in nessuna carenza o malnutrizione. Una dieta vegana necessita di maggiori accortezze mediche, tanta fantasia per evitare la monotonia in cucina, ma ai giorni d’oggi è possibile seguire un’alimentazione di questo tipo senza rischiare carenze o malnutrizioni proteico-energetiche».

Molti personaggi famosi dello spettacolo e dello sport hanno scelto un’alimentazione vegetariana. In che modo è possibile bilanciare la mancanza di assunzione di proteine animali per dare al nostro organismo i nutrienti necessari?

«Sicuramente oggi la conoscenza approfondita sugli alimenti di origine vegetale ci permette di bilanciare una dieta vegana al meglio, senza far incorrere il paziente in stati carenziali. Indispensabile la gradualità, la valutazione medica in determinate condizioni come accrescimento, gravidanza e allattamento che a mio avviso e per mia esperienza clinica richiedono una sospensione o un’astensione dal regime vegano. Sicuramente necessaria una ciclica o cronica integrazione di alcuni micronutrienti».

Se un’alimentazione a base di proteine vegetali fornisce gli stessi nutrienti di quelle animali, pensa sia possibile fare scelte di consumo più mirate a benessere dell’ambiente?

«Assolutamente si, ma credo fermamente anche nell’equilibrio. Trovo molto etico e una scelta mirata al benessere del pianeta consumare 1 volta ogni 10 giorni carne rossa nelle giuste porzioni 140/160 g, 2 volte ogni 10 giorni carne bianca (140-180g), 5 volte formaggi magri (100/150 g), 8 volte le uova spesso demonizzate ingiustamente, e 4 volte legumi, orientandoci sull’acquisto di prodotti animali di cui possiamo verificare la qualità e la filiera».

I bisogni del pianeta rientrano nelle priorità dei consumatori italiani. È possibile immaginare un cambiamento radicale e permanente?

«Non nel breve e neanche nel medio periodo, dobbiamo riprendere dalla scuola dell’infanzia, dai giovanissimi e dai giovani. È opportuno investire sull’informazione, non solamente nei convegni alle expo da milioni di euro, ma nelle scuole, facendo educazione alimentare e sensibilizzare sin dai primi anni di vita i futuri cittadini del mondo al rispetto dell’ambiente, del proprio corpo e dell’altro.
Solo così a mio modesto avviso possiamo sperare di cambiare radicalmente che a lungo termine le coscienze».


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