copertina cancro seno michelino de laurentiis

INTERVISTA. Cura e prevenzione del tumore al seno, Michelino De Laurentiis ne parla a Informare

Updated 2024/04/09 at 12:44 PM
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Il tumore al seno rimane il tumore più diffuso fra le donne: circa 56.000 nuovi casi/anno in Italia, circa 2.300.000 nuovi casi/anno nel mondo. Il numero tende lentamente ad aumentare, soprattutto nelle donne tra 40-50 anni (un lieve incremento si registra anche nelle donne ancora più giovani e nelle anziane). Ho voluto fare due chiacchiere con Michelino De Laurentiis, Direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica senologica dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli. Con lui abbiamo fatto chiarezza sulle precauzioni da adottare e su quale possa essere il futuro della cura del carcinoma mammario

Quali sono le principali precauzioni da adottare per le donne per quanto riguarda il tumore al seno? 

«Il tumore al seno è una malattia multifattoriale, ovvero non ha una causa precisa. La mammella è naturalmente propensa a sviluppare tumori. Fanno eccezione quei pochi casi che insorgono su base ereditaria, ma questi sono rari (5-7% del totale). Mantenere uno stile di vita sano, pur non essendo la soluzione diretta, può aiutare a ridurre il rischio di cancro al seno: fare attività fisica costante, ridurre (o abolire) il consumo di alcol e così via. Anche avere figli in età giovane aiuta, ma questo è qualcosa che ovviamente accade e che non possiamo deliberatamente programmare a scopo preventivo. Se non possiamo prevenire l’insorgenza della malattia (Prevenzione Primaria), possiamo comunque intercettarla in fase precoce (Prevenzione Secondaria), in modo da massimizzare le possibilità di guarigione e ridurre al minimo il ricorso a terapie invasive. Nelle donne a partire da 40-45 anni è indicato l’impiego della mammografia periodica (annuale prima dei 50 anni e biennale dopo) anche in assenza di sintomi». 

C’è qualche differenza nelle precauzioni da prendere tra ragazze più giovani e donne di 40/50 anni? 

«Nelle donne più giovani, la mammografia di screening è poco utile se non dannosa, perché la densità del seno è tale da impedire una chiara visualizzazione della mammella e perché la dose di radiazione ricevuta durante l’esame, per quanto minima, accumulandosi negli anni potrebbe aumentare paradossalmente il rischio di tumore. In generale, non esistono studi che ci indichino con chiarezza cosa fare in giovane età in assenza di sintomi. Il mio consiglio è di praticare, comunque, l’autopalpazione per imparare a memoria la struttura del proprio seno e, in presenza di cambiamenti rivolgersi ad uno specialista che valuterà quali esami praticare». 

Quali sono stati i cambiamenti più significativi negli ultimi anni nella cura del carcinoma mammario? 

«Mi occupo di tumori al seno dal 1989, quando mi sono laureato con una tesi sul tumore al seno. Da allora è cambiato praticamente tutto, lentamente, passo dopo passo. Invece in questi ultimi dieci anni abbiamo cominciato letteralmente a correre. Ogni piccolo passo è importante, ma se dovessi indicare due avanzamenti fondamentali non ho dubbi. Il primo è l’aver compreso che il tumore al seno non è una singola malattia, ma una famiglia di malattie completamente differenti che hanno in comune solo il fatto di nascere nel tessuto mammario. Il secondo è l’aver capito quali sono i meccanismi molecolari che consentono alle cellule del tumore di crescere a danno di quelle normali e di aver sviluppato terapie mirate per bloccarlo. Oggi la lista di farmaci è lunga e si allunga ogni anno di nuovi composti». 

Quali sono le nuove frontiere per la cura? 

«Sono tante ed è impossibile dire qual è la più promettente. Si va dai nuovi farmaci ‘a bersaglio molecolare’ all’immunoterapia, dai vaccini alle terapie cellulari, dagli anticorpi farmaco-coniugati alle terapie basate su nanotecnologia e alla teranostica. Infine, non solo si moltiplicano le armi a disposizione, ma stiamo sviluppando tecnologie di ‘precisione’ basate sui cosiddetti ‘biomarcatori’, cioè marcatori, per lo più rilevabili nel tumore o nel sangue delle pazienti, che ci indichino se, e quando, impiegare un determinato farmaco o una determinata combinazione di farmaci. Sarà proprio l’insieme coordinato degli avanzamenti tecnologici, di conoscenza e di sviluppo farmacologico che ci condurrà alla meta: la guarigione di tutti i cancri al seno. Io posso solo dirle che ora più che mai, sono sicuro che ci arriveremo. È solo una questione di tempo». 

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