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INTERVISTA. Brigata Miracoli: il nuovo attesissimo spettacolo di Vuccirìa Teatro al Piccolo Bellini

Luisa Del Prete 21/01/2023
Updated 2023/01/21 at 5:55 PM
6 Minuti per la lettura

Sarà in scena dal 26 gennaio al 5 febbraio 2023 il nuovo spettacolo di Vuccirìa Teatro “Brigata Miracoli” presso il Piccolo Bellini di Napoli. Per la drammaturgia e regia di Joele Anastasi e con Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Adelaide Di Bitonto, Enrico Sortino e Beatrice Vento, con produzione della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

Brigata Miracoli: divino e contemporaneo a confronto

Cinque personaggi, strade, quartieri, palazzi, giorni nostri. Uno spettacolo che narra del mito di Afrodite che nel suo incontro con Anchise diede alla luce Enea e così la stirpe degli eroi. Riadattato Afrodite è assegnata ad un quartiere popolare e la sua “sparizione” innesca un cortocircuito nella comunità. Amazon, Instagram, Google, Inditex sono nuove divinità: le voci che plasmano le nostre individualità e che ci inducono a percepirci come i nuovi eroi della modernità.

In questo scenario la giovane Afrodite è “scomparsa” ma il suo riflesso continua a muovere le cinque piccole vite della sua “brigata”, dove l’ideologia della competizione, la ricerca dell’eterna giovinezza, la pornografia della bellezza, l’ossessione per il gioco, il divertimento ed il piacere sono usati come mezzi di dominazione, espressione di un disamore diffuso.

Come può quindi tutto il quartiere gridare al miracolo? Ne abbiamo parlato con il regista e attore Joele Anastasi.

Joele Anastasi

“Brigata Miracoli”: questo nuovo spettacolo in prima assoluta al Piccolo Bellini. Da dove nasce questo spettacolo?

«Ci muoviamo sempre su dei piani paralleli: da una parte c’è la creazione di una storia e dall’altra parte c’è una riflessione sui contenuti che vogliamo affrontare. Siamo partiti da una riflessione sul mito di Afrodite che, con l’umano Anchise, genera Enea e dà vita alla stirpe degli eroi; poi ci siamo chiesti, confrontandoci con questo universo mitico, ci siamo chiesti quali sono le divinità del nostro tempo e, a questo interrogativo, si apre un’altra riflessione.

Nel mondo greco gli dei hanno poliedriche forme e sono delle voci che muovono l’essere umano dall’interno e sono i motori del mondo; oggi le nostre divinità sono altre: Amazon, Google, Instagram quindi queste nuove voci, quelle del consumo, plasmano all’interno la nostra comunità. Inoltre, ci inducono ad auto-percepirci come divinità.

Lo spettacolo si apre con due eventi paralleli: la Luna, un’emittente televisiva che ha illuminato per vent’anni un quartiere popolare del Sud ed ha diffuso giorno e notte le piccole vite di questi abitanti creando un palinsesto. Una notte si apre con questo spettacolo: la Luna si spegne e smette di diffondere informazioni e questo coincide con la scomparsa di Afrodite».

Il divino è un tema che spesso ricorre nei vostri spettacoli, trattato in vario modo. Che sfumatura avete analizzato?

«Abbiamo analizzato la sfumatura più materiale possibile: c’è uno scenario di base televisivo, di facile popolarità quindi Afrodite è una divinità, ma è come se fosse un’influencer. Il divino viene riconsegnato nella sua veste materiale, ma è proprio lì che non riesce quasi ad entrarci in questi panni al punto tale che Afrodite è essa stessa una vittima di questo meccanismo ed è lì che interviene Enea.

La nostra società è invasa dai contenuti quindi noi, come compagnia, non abbiamo voluto riflettere su di essi, quanto di più sui media ovvero i mezzi come forma identitaria. Ci riallacciamo al teatro perché è il primo medium della collettività e lo utilizziamo per creare un tentativo di cortocircuito tra analogico e digitale, tra un’umanità che non si fa corrompere ed una parte che invece è già digitalizzata, è già corrotta».

Cosa dobbiamo aspettarci?

«Dobbiamo scoprirlo insieme agli spettatori. C’è un tentativo di rendere la potenza dell’immagine per creare una riflessione sui nostri meccanismi in scena. Siamo abituati ad una serie di contenuti e di immagini che hanno come significato sé stessi: quello che qui proviamo a fare è riprodurre delle immagini che non siano autoconclusive, ma che siano dei portali aperti su simboli.

Di fronte ad un simbolo, poi, l’interpretazione è molteplice perché è stratificata e sono varie vie di significato che si sommano per creare una complessità dell’umano che si chiede delle cose rispetto al divino o all’umano stesso. È un tentativo di scrollarci di dosso questa semplificazione dell’immagine da cui noi siamo continuamente e consapevolmente vittime.

Lo sguardo della modernità è pornografico: è tutto svelato, non c’è mistero, non ci sono spazi d’ombra. Ma l’uomo ha bisogno e si nutre di uno spazio d’ombra e di zone di riflessione. Il simbolo che cerchiamo di mettere in campo è il portale di comunicazione che vogliamo offrire tra noi e il pubblico. Poi, il pubblico può farci quello che vuole, può anche semplicemente contemplare. La nostra contemporaneità non ci permette una forma contemplativa, ma solo consumistica: siamo abituati a consumare immagini e non a nutrirci di esse, sono due cose ben diverse».

Per ulteriori informazioni, visita il sito: https://teatrobellini.it/spettacoli/brigata-miracoli/

Durata: 90 minuti

Prezzi: a partire da 15€

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