Intervista a Luigi Ferrucci, nuovo presidente nazionale della F.A.I.

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Il racket è ancora oggi un fenomeno presente su tanti territori, le richieste di pizzo continuano ad essere una realtà difficile da estirpare e, soprattutto, da denunciare. È proprio per arginare questo problema, offrendo sostegno legale e umano, che interviene la F.A.I. (Federazione delle associazioni Antiracket e Antiusura italiane).

Ci inorgoglisce particolarmente annunciare che a guidare questa bella realtà, con il ruolo di presidente nazionale, è un operatore di Castel Volturno che ben conosciamo: Luigi Ferrucci.
Proprietario del “Bambusa Pub”, situato in territorio castellano, Luigi Ferrucci  porta con sé una storia fatta di resistenza alla camorra e di impegno attivo a sostegno di chi, come lui, ha denunciato delle richieste di pizzo.

«Io e i miei colleghi non ci siamo svegliati un giorno pensando di fare i professionisti dell’antimafia» – afferma Luigi Ferrucci – «ma perché nel nostro negozio, un giorno, è entrato qualcuno a chiederci il pizzo e a minacciarci, come nel mio caso. Sono stato minacciato di morte, ho denunciato e grazie ad un Colonnello dei Carabinieri ho conosciuto Tano Grasso, fondatore del movimento antiracket. Da lì è cominciata la mia esperienza».

Un importante impegno di rappresentanza, il quale cammina congiuntamente con una nuova organizzazione della Federazione, la quale conta la presenza di 55 associazioni antiracket: «La mia elezione va di pari passo con un nuovo corso della FAI, dato che ne è stato allargato il direttivo con l’intento di riuscire a coprire più territori della nostra nazione, con particolare attenzione per il nostro Mezzogiorno. Questo nuovo corso vede un’azione ancora più collegiale del gruppo dirigente, col fine di rilanciare il lavoro delle associazioni antiracket».

Ed è un rilancio che ha bisogno di un grande impegno che, come ci spiega Luigi, passa attraverso il contatto con l’imprenditore minacciato: «Quando intercettiamo un operatore sotto estorsione, gli spieghiamo che è possibile uscirne con ragionevole sicurezza, grazie al nostro intervento.
La storia trentennale della F.A.I. ci dice che nessun operatore che ha denunciato e che fa parte dell’associazione, è stato mai toccato».

Sorge spontaneo domandarsi se spesso sia tutto così semplice. «Qualche attività è stata distrutta per vendetta, ma c’è una legge dello Stato che consente di essere risarciti» – spiega il Presidente– «Allora se raccontiamo queste cose, ma resta la difficoltà di far aumentare le denunce, qual è il problema?  Il problema è che spesso si ha la convenienza a non denunciare. Questo perché è un percorso difficile, perché ci si espone, perché si fa una scelta pubblica di legalità. Noi siamo molto duri con chi, a seguito di accertamenti investigativi da parte delle forze preposte, continua a negare di pagare il pizzo. Per noi queste persone dovrebbero essere incriminate per favoreggiamento».

Spesso ascoltiamo anche di persone che lamentano uno scarso interessamento dello Stato verso le loro denunce, ma su questo punto Luigi è fermo e precisa: «Non è vera la storiella che lo Stato abbandona chi vuole intraprendere questo percorso difficile, la nostra esperienza ci dice esattamente il contrario».

Credere nelle istituzioni e nello Stato resta una prerogativa imprescindibile per un percorso di legalità, ma spesso le inefficienze, di natura soprattutto burocratica, possono incidere fatalmente sulla determinazione dell’operatore economico che si appresta a denunciare. «Quando intercettiamo una vittima illustriamo gli strumenti che mette a disposizione lo Stato, ma nell’atto pratico delle volte questo sistema non funziona al meglio; magari una pratica in prefettura non va bene, oppure per motivi tecnici, spesso incomprensibili dalla vittima, non scattano subito gli arresti.

Queste cose minano la fiducia e fanno sì che accada ciò che non vorremmo mai: la vittima ti chiama e ti dice che gli conveniva non denunciare. Fortunatamente questa non è la norma, ma sono situazioni che dobbiamo cambiare».
Una forte consapevolezza e onestà intellettuale che fa assolutamente ben sperare sull’azione operativa futura della F.A.I., infatti, la Federazione sta mettendo mano ad una “operazione trasparenza” che coinvolgerà il loro sito web. Non ci resta che augurare il meglio a Luigi e a tutti i suoi compagni di viaggio, ben consapevoli che, come afferma egli stesso:

«I nostri territori sono quelli più martoriati, ma sono quelli che hanno i migliori anticorpi. Spesso vediamo nelle nostre zone uomini e donne che con serietà portano avanti la battaglia antimafia».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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