Intervista a Laura Boscaini, promotrice del progetto “NoLimits Group”

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Oggi vi raccontiamo la storia di una donna straordinaria, Laura Boscaini, un’ex nuotatrice paralimpica e ideatrice del progetto “NoLimits Group”, nato nell’ambito della rete internazionale N-DSAN.

Il progetto si prefigge di creare una rete informale di persone ed enti che condividono la filosofia “No Limits” intesa come “Assenza di limiti fisici e culturali tra persone con disabilità e senza” in tutti gli ambiti della vita sociale, con particolare riferimento alle attività nel mondo del lavoro, del tempo libero e dello sport.

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Ma soprattutto il progetto vuole rompere i tanti pregiudizi che ruotano tutt’oggi attorno alla parola “Disabilità”, e uscire dalla logica dei “disabili per disabili”. Laura, il 18 Febbraio 2016 si laurea in Agraria e anche se lungo il suo percorso ha incontrato persone che hanno messo in dubbio la sua riuscita, non si è mai arresa. Quel giorno, che tutt’oggi ricorda con grande emozione, la sua corona d’alloro ha accarezzato i suoi capelli ricci ed è stata proclamata Dottoressa. Questa straordinaria donna ci insegna che lo sport ci permette, nonostante le nostre difficoltà, di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo oggi Laura crede che lo sport sia l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere.

Noi di Informare, insieme a Laura, crediamo che un giorno l’inclusione diventi un diritto di tutti. Scopriamo insieme la straordinaria resilienza di Laura e il suo meraviglioso progetto.

Ciao Laura, se ti dicessi di raccontarti, cosa diresti ai lettori di Informare?

«Sono una ragazza che da 32 anni convive con una disabilità, questo non mi ha mai impedito di seguire le mie passioni e raggiungere diversi traguardi. Mi definisco una innamorata dello sport, che mi ha regalato tante soddisfazioni e momenti di vera inclusione. Dopo anni nel mondo del nuoto paralimpico, ora sono da tre anni referente per la regione Emilia Romagna della rete N-DSA-N, un network internazionale tra Enti pubblici e privati che si occupano, a vario titolo, di disabilità. Grazie alla rete, dal 2019 ho iniziato a scrivere il progetto NoLimits».

Sei promotrice del meraviglioso progetto NoLimits Group. Ce ne parli brevemente?

«Il progetto è nato nel 2019 dalla co-organizzazione da parte della rete N-DSA-N con la piscina Coopernuto di Parma dell’evento 100×100 Swim NoLimits, una maratona di nuoto non competitiva dove atleti normodotati e atleti con disabilità, o semplicemente appassionati di nuoto normodotati o con disabilità, hanno nuotato insieme senza alcuna distinzione in un ottica di vera inclusione. La finalità del progetto oggi è la creazione di una rete di persone ed enti che sposino il concetto di senza limiti inteso come inclusione a 360°, abbattendo i luoghi comuni attorno al mondo della disabilità nella nostra società, permettendo loro di sentirsi inclusi e parte attiva della società secondo abilità e desideri di ognuno. Ad oggi siamo un team formato sia da persone con disabilità che normodoate, le quali collaborano attivamente per portare avanti il messaggio noLimits e creare sempre più iniziative e incontri per riuscire a coinvolgere un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo.

Secondo te, chi ci crea i limiti al giorno d’oggi?

«Penso che al giorno d’oggi, come racconta Emma, una componente del team e che io condivido, i limiti molto spesso sono dovuti a fattori esterni che poi condizionano la mentalità della persona con disabilità. Noi come Nolimits ci siamo scontrati con un fenomeno molto diffuso, ossia quello di chiudere le persone con disabilità all’interno di stereotipi limitati e limitanti. Questo a livello di atteggiamento, più che a livello di barriere architettoniche, genera un senso di inadeguatezza nella persona con disabilità, che rischia di creare dei diversi nei diversi. Ogni persona con disabilità è “valida” e ha diritto di sentirsi rappresentata. Creare inclusione significa passare anche da questi dettagli e cercare di abbattere limiti spesso interiorizzati dalle stesse persone con disabilità».

Il tuo progetto si batte per l’inclusione, pochi giorni fa hai scritto sul tuo portale Facebook di credere che un giorno i limiti saranno solo illusioni e non un’amara realtà. Quanto c’è ancora da fare per avere un mondo completamente inclusivo?
«Questa frase si ricollega a quanto detto sopra, quando ci sarà questo cambio di mentalità della società partendo dalle nostre istituzioni, allora davvero la disabilità sarà solo una caratteristica e non più un’etichetta. Credo che per arrivare a questo, che io vedo ora come il mio sogno, ci sia ancora tanto da fare, in primis parlando di più della disabilità nelle scuole e tramite mezzi d’informazione dando voce ai diretti interessati per non creare visioni distorte della realtà. Penso che la miglior arma per togliere barriere sia la conoscenza, dobbiamo far conoscere il mondo della disabilità come è davvero. Abbattere il limite significa in primo luogo metterci la faccia e creare luoghi e realtà che facciano sentire le persone davvero accolte e libere di esprimersi. In sintesi abbattere i limiti significa ripartire dalle persone, abbandonare l’idea di una persona che ha solo delle necessità in più e lavorare su tutto quello che c’è dietro, ossia proprio la persona. Come gruppo NoLimits stiamo lavorando proprio per far conoscere e promuovere persone e realtà che stanno facendo questo».
Nasci come sportiva, che messaggio vorresti lanciare soprattutto ai tanti giovani?

«L’inclusione è un diritto di tutti, non importa se in quel sogno ci siano braccia, ruote o ali».

di Grazia Sposito 

 

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