Intervista a Gennaro Iezzo, un bambino nato con i guanti da portiere

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Si dice che a Castellammare i bambini nascano con i guanti da portiere, Gennaro Iezzo è una bandiera azzurra che ha seguito quel destino

È uno di loro Gennaro Iezzo, tanti i giocatori approdati in Serie A nati a Castellammare di Stabia. Dove una locale leggenda narra che i bambini nascano già con i guanti da portiere. La sua carriera lo ha portato a giocare in varie squadre con ottimi risultati, ma noi lo ricordiamo in particolar modo per gli anni trascorsi al Napoli. Sono 104 le presenze collezionate dal 2005 al 2011, fondamentale tra i pali quando il Napoli dopo la retrocessione in Serie C,  si ritrovò a riguadagnare sul campo quanto la giustizia sportiva le aveva tolto.

Una maglia pesante da indossare, ma che arriva come coronamento di un sogno…

«La maglia azzurra per me è sempre stato un sogno, ricordo quando andavo in Curva al San Paolo a vedere Maradona compiere le sue magie. Sognavo di poter un giorno far parte di quella squadra e anche se ci sono arrivato non più giovanissimo ho provato tante soddisfazione tra quei pali. I Campionati vinti in C e B, le due qualificazioni in Europa, fino ad indossare la fascia di Capitano. Per un giocatore tifoso della propria squadra è davvero tanto!».

Oggi Gennaro Iezzo segue i giovani con una sua scuola calcio, la Stabia Academy, e vive in prima persona le difficoltà delle serie minori di calcio ma soprattutto del mondo che vi ruota intorno. «Un mondo in cui manca la meritocrazia, i giovani non trovano lo spazio che meritano. Ma soprattutto vengono condizionati nelle loro scelte dalla mancanza di possibilità economiche che gli permettano di andare avanti.

Un mondo spesso sporcato da personaggi loschi e affaristi dell’ultimo minuto che pensano ai guadagni invece di concentrarsi sul futuro dei giovani. Ragazzi che magari non possono permettersi di pagarsi i Camp o anche solo le attrezzature e rinunciano anche se pieni di talento».

Ma non solo la Scuola Calcio occupa le sue giornate, Iezzo è stato chiamato ad allenare la Nazionale delle Due Sicilie.

La rappresentativa nata per testimoniare i forti valori di appartenenza alla propria terra ed alle proprie origini e che quest’anno parteciperà agli Europei per le nazionali indipendenti organizzati dalla CONIFA.

Lo scopo di questa Confederazione di stati indipendenti e non riconosciuti, quindi che non partecipano alle altre federazioni europee è costruire un ponte tra persone, nazioni, minoranze e regioni. Isolate in tutto il mondo attraverso l’amicizia, la cultura e la gioia di giocare a calcio. La CONIFA lavora per lo sviluppo di membri affiliati e si impegna per il fair play e l’abolizione di ogni forma di razzismo.

Non c’è politica dietro questa iniziativa…

«È qualcosa che senti dentro, anche tutti i giocatori che faranno parte della nazionale delle Due Sicilie, saranno tutti coloro che hanno dentro il senso d’appartenenza e difendere i colori della nostra terra».

«Dobbiamo imparare a non piangerci addosso e a reagire sul campo senza voltare le spalle alle nostre radici. Qualcosa si sta svegliando, stiamo ritrovando l’orgoglio perso. Dobbiamo far sentire forte la nostra voce alle Istituzioni che dovrebbero rappresentare tutti in modo uguale, senza creare disparità tra Nord e Sud».

Si parla di Sud, ovviamente non si può non parlare del Napoli.

Da tifoso oltre che ex giocatore, come vede il cammino della squadra azzurra?

«Il Napoli ha avuto una grande affermazione in Italia ed in Europa, se si pensa che 15 anni fa c’erano anche problemi a comprare i palloni per giocare! È diventato importante e rispettato soprattutto a livello europeo ma ancora non è completo nella sua crescita.

Manca una base, un progetto da cui partire e non parlo di rifondazione ma di investimenti soprattutto nel settore giovanile e una definizione chiara di organigramma societario. Gattuso è un grande allenatore che quest’anno si è trovato in grande difficoltà con gli infortuni occorsi ad i suoi giocatori».

Giocare nel Napoli porta sempre ad una pressione mediatica e alle critiche spesso immotivate che possono anche compromettere il rendimento. Quando si parla di piazza difficile ci si riferisce anche a queste situazioni, ed il messaggio che Iezzo lancia alla squadra azzurra ed al suo allenatore è proprio di non mollare!

Buona fortuna Mister e sempre Forza Napoli!

di Alessandra Criscuolo

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