Intersessualità: smantelliamo il dualismo

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intersessualità

Cosa vuol dire essere intersessuali?

“Intersessualità” è un termine ombrello che raccoglie diverse variazioni fisiche congenite dei caratteri sessuali che fanno in modo che l’individuo non possa essere inserito nel sistema binario maschio-femmina. Nei corpi delle persone intersessuali coesistono dunque caratteristiche anatomo-fisiologiche maschili e femminili. Ѐ a questa comunità che si riferisce la lettera I nella sigla LGBTQIA. Abbiamo approfondito la questione l’8 novembre a Napoli, in un incontro organizzato dalle associazioni “Gruppo Giovani Arcigay Napoli” ed “Orgoglio bisessuale”, in occasione della Settimana della Visibilità Intersessuale.

Il primo punto affrontato dalla conferenza riguarda le anomalie fisiche presentate da questa comunità, che possono interessare tutti i caratteri sessuali, partendo dai cromosomi per arrivare allo sviluppo di entrambi gli apparati genitali, passando per la produzione ormonale e per i caratteri sessuali secondari. Molti in passato hanno utilizzato per racchiudere queste atipicità la parola ermafroditismo. Il termine è però limitante oltre che offensivo in quanto appartenente al mondo animale e vegetale, motivo per il quale viene rifiutato dalla comunità LGBT+.

Questo fenomeno, che si credeva quanto mai raro, interessa invece tra l’1 e il 2% della popolazione mondiale, una statistica molto simile a quella delle persone con i capelli rossi.

Quindi perché se ne parla così poco? 

La triste realtà è che sono in pochi ad esserne a conoscenza tra le persone interessate, spesso vittime di interventi chirurgici alla nascita e di famiglie o medici che cercano in ogni modo di nascondere la cosa. Di fatti nella nostra società, che non accetta sessualità al di fuori del dualismo uomo-donna, i bambini che nascono con variazioni a livello genitale vengono operati da neonati. Un paradosso se si pensa a quanti, in questa stessa società, si oppongano agli interventi di conversione sessuale richiesti da adulti consapevoli, trovando al contempo morale sottoporre alla nascita un neonato ad un intervento così determinante, che comporta spesso danni sia a livello fisico che emotivo.

L’esempio maltese

Se la maggior parte dell’Occidente fatica ad accettare l’esistenza di questa sessualità alternativa al binarismo imposto dalla società, c’è un Paese che si dimostra una felice eccezione. La conferenza si conclude infatti con la presentazione del sistema legislativo maltese, avanzatissimo per quanto riguarda i diritti della comunità intersessuale e, più in generale, di tutta la comunità LGBT+. A Malta è infatti vietato per legge intervenire chirurgicamente sui bambini intersessuali, il cui sesso può non essere specificato alla nascita. Raggiunti i diciotto anni viene poi data ai singoli la possibilità di dichiararsi di genere maschile, femminile o di non dichiararlo affatto registrandosi di sesso “X”. L’esatto opposto di quello che accade nel resto dell’Europa, dove i genitori sono costretti a dichiarare all’anagrafe i propri figli come maschi o femmine.

Un’apertura di orizzonti, quella di Malta, che da un lato conferma le aspettative, essendo quest’ultima considerata la Nazione più inclusiva nei confronti della comunità LGBT+, e che sorprende dall’altro per la grandissima arretratezza che la caratterizza da altri punti di vista. Per la legge maltese, ad esempio, l’aborto è ancora totalmente illegale e chi lo procura rischia addirittura il carcere.

Tuttavia in quest’ambito Malta sembra dare uno schiaffo morale a tutto l’Occidente, che continua a trattare l’intersessualità come una malattia, utilizzando metodi fallimentari e violenti nel tentativo di “curarla”. I problemi maggiori con cui si interfacciano gli intersessuali, sottolineano spesso i diretti interessati, non sono biologici ma sociali, dovuti all’incapacità di includerli nella loro unicità. La loro esistenza, come afferma l’attivista intersessuale Emily Quinn, ci pone di fronte alla definitiva consapevolezza che il sesso biologico non è bianco o nero, ma uno spettro, che racchiude molto più di quanto abbiamo mai immaginato.

 

di Marianna Donadio

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