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Intercettazioni: un mezzo di ricerca della prova o un abuso?

Patience Montefusco 12/12/2022
Updated 2022/12/12 at 12:06 PM
3 Minuti per la lettura

Il tema delle intercettazioni è fortemente discusso negli ultimi giorni. Carlo Nordio, ministro della Giustizia, nonché ex magistrato, ha annunciato di voler riformare la disciplina delle Intercettazioni. L’art.15 della Costituzione dice che “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

Più nel dettaglio, l’intercettazione è autorizzata dal giudice per le indagini preliminari (GIP) con decreto motivato, su richiesta del pubblico ministero, quando sussistono gravi indizi di reato e assoluta indispensabilità dell’intercettazione per la prosecuzione delle indagini. Le modalità di utilizzo di questo “mezzo di ricerca della prova” sono disciplinate interamente dalla legge. Inoltre, l’ intercettazione può essere disposta solo nell’ambito di procedimenti relativi a determinati reati.

La posizione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio

Il ministro Nordio ha parlato delle Intercettazioni come «uno strumento micidiale di delegittimazione», sostenendo che il loro utilizzo è «di gran lunga superiore alla media europea». In particolare, ha anche evidenziato che le intercettazioni costano «centinaia di milioni di euro l’anno». Le intercettazioni si traducono in «sostanziali violazioni quasi blasfeme dell’articolo 15 della Costituzione, che fissa appunto la segretezza delle comunicazioni come interfaccia della libertà».

La replica di Giuseppe Santalucia, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati

Non si è fatta attendere la risposta di Giuseppe Santalucia, Presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati: «Ho trovato le parole del ministro dure e ingenerose. A noi non piace intercettare la gente, violare la privacy e la riservatezza delle persone, ma faccio un esempio: come lo rompi il patto tra corruttore e corrotto?. Lì nessuno parla e l’intercettazione è l’unico strumento che possa cercare d’introdursi in quel vincolo d’omertà. E ancora: s’intercetta più da noi che nei Paesi anglosassoni? Nordio dimentica forse che in Inghilterra possono farlo pure le forze di polizia e che il nostro soprattutto è un Paese con un alto tasso di criminalità organizzata: le intercettazioni sono tante anche perché sono tanti i latitanti da catturare».

Da quanto emerge, si è acceso un forte dibattito nel nostro Paese in merito all’utilizzo delle Intercettazioni. La posizione della politica e della magistratura viaggiano su due binari opposti.
Alla luce di quanto detto, bisogna porsi delle domande: le intercettazioni sono lo strumento di cui i magistrati abusano per arrivare alla verità processuale oppure un legittimo mezzo di ricerca della prova?
Per rispondere a questi due quesiti è necessario contestualizzare la realtà storica e territoriale in cui viviamo. Non si può prescindere dal fatto che nel nostro Paese vige un sistema di criminalità organizzata difficile da smantellare. Quale strumento, se non l’intercettazione (ambientale in modo particolare), può permettere meglio di cogliere sul fatto mafiosi o corrotti? La risposta a questo interrogativo non pone molti dubbi.



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