Insetti: uso di pesticidi? No, grazie.

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L’estate è arrivata facendoci assaporare il caldo, il mare e il relax. Ma c’è un appuntamento di questa stagione al quale volentieri vorremmo rinunciare: l’odioso ronzio degli insetti.

Insidiosi animaletti che però, ricoprono un ruolo fondamentale nell’economia del nostro ecosistema: gli insetti sono responsabili dell’impollinazione dell’80% delle piante e fonte di cibo per il 60% degli uccelli e di molti altri animali.

A breve, avvertono gli scienziati tutto questo sarà un ricordo. Gli insetti infatti, stanno letteralmente scomparendo a velocità impressionante facendo presagire il collasso dei naturali ecosistemi.

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Già da qualche anno gli entomologi parlano di “Armageddon ecologico” dovuto in gran parte all’inquinamento atmosferico, al riscaldamento globale, alla modifica dell’habitat e all’eccessivo uso di pesticidi. «Se tutta l’umanità dovesse scomparire, il mondo si rigenererebbe tornando al ricco stato di equilibrio che esisteva diecimila anni fa. Se gli insetti dovessero svanire, l’ambiente piomberebbe nel caos» è quanto afferma Edward O. Wilson, biologo di Harvard e fondatore della sociobiologia.

La questione non si riduce esclusivamente al voler porre rimedio a un delitto ambientale, ma anche al ricercare soluzioni alternative per riequilibrare l’ordine delle cose. Ciò significa che se da un lato abbiamo bisogno di politiche ambientali intente alla riduzione di gas serra o all’eliminazione di pesticidi, dall’altro si rende necessaria una “selezione” di quegli insetti non autoctoni che da “cosmopoliti” condizionano le produzioni agroalimentari e mettono a rischio la salute umana. Molte, infatti, sono le specie che da aree tropicali e subtropicali hanno invaso le zone temperate, in risposta proprio a quei cambiamenti climatici e al commercio fortemente globalizzato.

 

L’uso deliberato di pesticidi per debellare insetti ritenuti dannosi può trasformarsi in un’esperienza deleteria in quanto anche gli insetti non nocivi sarebbero affetti dalle sostanze chimiche.

L’obiettivo dei ricercatori è quello di perfezionare le attuali tecniche di disinfestazione sviluppando nuove strategie di difesa ecosostenibili. Una di queste risulta essere l’utilizzo di insetti sterili.

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La SIT Sterile Insect Technique è un sistema di controllo genetico degli insetti nocivi teorizzato già negli anni ’50, ma applicato solo successivamente, quando le conoscenze biologiche, entomologiche e ambientali sono state approfondite. Le nuove biotecnologie vogliono rilanciare questa strategia con innovazioni in grado di renderla più efficace e sostenibile. La SIT prevede infatti l’allevamento della specie da combattere, la sterilizzazione dei maschi e il loro rilascio nell’ambiente. Si tratta di uno dei sistemi meno impattanti sull’ambiente: gli insetti sterilizzati mediante l’irradiazione, raggi gamma e raggi X, pur restando sessualmente competitivi non possano produrre prole.

Il vantaggio di questa tecnica è attualmente uno dei temi principali del “programma congiunto” Joint FAO/ IAEA PROGRAMME per l’eliminazione degli insetti nocivi.

Mentre gli studi condotti dal dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli hanno messo a punto un sistema in grado di prevedere la determinazione del sesso degli insetti e la loro evoluzione, al fine di rendere il più efficace e precisa l’irradiazione senza danneggiare l’insetto nel suo ruolo all’interno dell’ecosistema.

L’applicazione di tali tecniche rappresenta un investimento con elevato ritorno economico traducibile in riduzione dell’utilizzo di pesticidi, protezione per le colture e gli allevamenti, incremento di posti di lavoro oltre naturalmente alla salvaguardia dell’ambiente.

«Non possiamo permetterci di perdere questa enorme quantità di insetti, e ciò rende la questione di particolare urgenza e importanza per tutti. Vale la pena tenerlo presente mentre iniziano le serate estive e non vediamo quasi più nessun tipo di insetto (Simon Leather)».

di Angela Di Micco

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