Information Critique: al PAN di Napoli la mostra di Paolo Cirio

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È articolata su sedici progetti che vanno dal 2005 al 2020 la mostra personale “Information Critique” di Paolo Cirio, curata da Marina Guida che resterà aperta nelle sale del secondo piano del PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, per tutta l’estate fino al 22 agosto.

Tematiche attuali trattate mediante l’uso di fotografie, diagrammi di flusso, installazioni, video, disegni, prelevati da mostre precedenti.
La mostra al PAN per la prima volta presenta una visione d’insieme, un puzzle retrospettivo – racconta la curatrice Marina Guida nel catalogo – dove le singole opere si compongono e si completano in un tessuto di relazioni e di funzioni complementari.
Il progetto, organizzato dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con la Galleria Giorgio Persano di Torino e NOME di Berlino, si compone di un ampio corpus di lavori che coprono un arco temporale di quindici anni di ricerca.
Paolo Cirio, classe 1979, nasce a Torino ma vive e lavora a New York.
È un artista concettuale e le sue opere indagano i rapporti tra la finanza internazionale, affrontando ad esempio questioni come i conti offshore e i paradisi fiscali, la politica economica, la questione dell’identità divisa tra la sfera pubblica e quella privata, la dicotomia tra libertà e sorveglianza nell’era digitale. Insomma, argomenti che ruotano intorno alla delicatissima questione della Privacy.
Cirio, attraverso le sue opere, descrive i simboli e racconta gli effetti del tecnoliberismo e il modo in cui, più o meno velatamente, le scelte di coloro che detengono il potere influenzano la politica e l’economia globale.
La riflessione si snoda attraverso lo studio dello spazio immateriale del web, dei social media come Facebook, di corporation come Google, passando per analisi su Google Street View, Amazon, oltre che delle agenzie internazionali come l’FBI, NSA e CIA.
L’artista traccia – attraverso un intenso lavoro di hackeraggio e di manipolazione del flusso di informazioni, entrando nelle falle del sistema – una mappa immaginaria della situazione reale che ruota intorno al controllo della privacy, e intanto prova a immaginare un futuro fatto di democrazia diretta, alla quale si potrebbe giungere grazie a un uso più consapevole della rete, attraverso la condivisione del sapere, cosa che renderebbe il pubblico più informato.

Acktivista e artista, Cirio con progetti come Street Ghosts nel 2012 – in mostra proposto con stampe su vinile – ricontestualizza le foto di individui fotografati nelle schermate di Google Street View, stampando e pubblicando immagini a grandezza naturale di persone nei luoghi esatti in cui sono stati fotografati.
I manifesti sono stati affissi senza autorizzazione sui muri degli edifici pubblici di grandi città, tra cui Londra, Berlino e New York.
Interessante anche la scelta dei materiali: acrilico su vetro, stampe su alluminio, serigrafie su plexiglass oltre alle stampe su carta e su tela. Bella l’installazione Face to Facebook, con alcune delle 250 mila foto rubate da Cirio su Facebook; molto interessante il progetto Obscurity nel quale Cirio ha oscurato i volti di oltre 15 milioni di foto segnaletiche di persone arrestate in USA.
Paolo Cirio ha vinto diversi premi, tra cui il primo premio Golden Nica ad Ars Electronica nel 2013, la Eyebeam Fellowship nel 2012 e il secondo premio Transmediale nel 2008.
La mostra di Napoli è corredata dalla prima monografia dell’artista in italiano dal titolo L’arte di Paolo Cirio, Information Critique, con interviste e testi critici di Marina Guida, Valentino Catricalà, Martina Giuffrè, Irene Calderoni, Francesca Sironi, Filippo Lorenzin, Bruce Sterling, Andrea Tinterri, edito e distribuito dalla casa editrice Lulu.

di Mina Grasso
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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