È sempre difficile trovare le parole giuste per descrivere una tappa importante del proprio cammino, soprattutto quando si è coinvolti in prima persona. Questo perché, in realtà, è impossibile parlarne. Bisogna viverla per poter capire.
Ogni giorno ti rendi conto di quanto sia bello avere una passione e, soprattutto, quanto coltivarla ti faccia sentire vivo, facendoti compiere cose di cui tu stesso ti meravigli. Fra queste: non sentire la stanchezza quando sei stremato, delirare di gioia come un bambino che ha nelle mani il giocattolo tanto desiderato, vincere la timidezza pur di fare qualche domanda al personaggio che segui e apprezzi da sempre…
Tutto questo è ancora più bello quando riesci a condividerlo con persone che, come te, sono altrettanto appassionate e credono in ciò che fanno, mettendoci cuore.

Alla vigilia di una tappa importante come il conseguimento del tesserino da giornalista pubblicista, ho sentito la necessità di scrivere alcune righe su Informare, il magazine di promozione culturale attraverso il quale ho toccato con mano il mondo della carta stampata. Un mondo molto variegato del quale mai avrei immaginato, un giorno, di far parte. Una realtà caratterizzata da persone appassionate, che nei loro scritti riflettono quanto impegno e cuore mettono in ciò che fanno. Un mondo che, come ogni ambiente, è composto da esseri umani; dunque imperfetto. Un contesto dove c’è chi coltiva lo spirito di gruppo, e chi invece non ama il confronto e continua ad agire da solista. O chi, pur amando il confronto, vi si avvicina in punta di piedi, riflettendo il proprio carattere schivo e riservato.

Ognuno fa le proprie scelte e si comporta come ritiene opportuno. La cosa più bella di questo mondo, al di là di tutto, è che, dietro semplici “colleghi”, puoi scoprire dei veri amici. Ed io questi amici li ho trovati proprio a Castel Volturno. A partire da Tommaso Morlando, che dietro la corteccia da “duro”, nascondeva una persona sensibile, onesta e perbene. Dopo due anni, ho capito che quella “corazza” si era formata col tempo, come accade a ciascuno di noi dopo anni di vita trascorsi a metterci la faccia, sempre e comunque. E quando ci metti la faccia, inevitabilmente, affronti e combatti, senza nasconderti e senza scendere mai a compromessi.

In un territorio difficile come il nostro, ingiustamente infangato da brutte notizie, parlare di cose belle era assolutamente necessario. Questo è da sempre l’animus di Informare, una rivista nata 16 anni fa proprio con l’intento di mettere in evidenza quelle realtà positive che nella nostra Campania esistono, ma che sono ancora misconosciute, forse perché a fare audience è ben altro. Ciò che, invece, sta a cuore ad Informare, non è attirare l’attenzione, ma sradicare i tanti pregiudizi diffusi sulla “Terra dei Fuochi”. Perché, se esistono dei fuochi, questi sono soprattutto quelli della passione. La passione, quella vera, senza profitti e compromessi; la stessa autentica passione che spinge tutta la redazione di Informare a continuare il meraviglioso viaggio alla scoperta della Bellezza in ogni sua forma e dimensione.

Il giornalismo è una vocazione; non lo si fa come un qualsiasi passatempo, non si cerca di far colpo edulcorando la realtà o parlando dell’inciucio o del pettegolezzo dell’ultimo minuto; non si cerca l’argomento che potrebbe interessare di più. Il giornalismo non è questo. Il giornalista si guarda intorno, s’interessa agli altri, è affascinato dalla loro interiorità, cerca i fatti. Ama la verità, la cerca di continuo, ovunque essa si trovi. Il giornalista si sente sempre studente: passa le proprie notti a sbobbinare interviste, non si fida mai dei propri appunti né di fatti riportati. Egli cerca di essere quanto più fedele a ciò che gli viene raccontato; non manipola nulla, è sempre obiettivo.

Sono convinta che Informare sarà il mio portafortuna per il futuro; a coloro che dovessero decidere di diventare giornalisti auguro di non perdere mai l’entusiasmo, perché è proprio l’entusiasmo che alimenta una passione e consente di trasformarla in qualcosa di meraviglioso.

di Teresa Lanna

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