Australia
Il nemico invisibile si è infiltrato in ogni angolo della terra, arrivando anche in Australia, dove lo chef italiano, Fabio Stefanelli, ha aperto un ristorante che sta riscuotendo grande successo, “Favola“. Una forte e suggestiva testimonianza, la sua, di come il Covid-19 abbia cambiato la vita degli immigrati italiani che lavorano in Australia, soprattutto nel settore della ristorazione.
Il coronavirus, meglio conosciuto come COVID-19 è arrivato anche qui in Australia e, seppure in ritardo rispetto all’Italia e seppure per adesso con un numero non alto di contagiati e morti, ha cambiato radicalmente la vita degli australiani, degli italiani permanentemente migrati come noi e di quelli con visti temporanei. 
Se fino a qualche giorno prima andavano tutti a lavoro sereni, improvvisamente siamo stati svegliati dalla doccia fredda dei provvedimenti attuati dal governo australiano. Il mio ristorante “Favola” adesso è chiuso al pubblico secondo le nuove restrizioni definite “stage 3” dal nostro primo ministro Scott Morrison e resterà chiuso per circa sei mesi e più, essendo che il piano stipulato per far fronte a questa epidemia è di circa 6 mesi o più. La ristorazione, purtroppo o per fortuna, è uno dei settori più occupati, sia da italiani che da  stranieri.
Inizialmente, abbiamo attraversato un breve momento di crisi, ma poi grazie ai nostri fornitori, siamo riusciti ad reinventarci, creando un mini supermercato italiano. Abbiamo deciso di essere positivi e pensare che in fondo, rispetto ad altri posti del mondo, siamo comunque fortunati perché abbiamo avuto la fortuna di non dover chiudere e di offrire l’intero menu d’asporto insieme a pasta fresca e beni di prima necessità. 
Al momento, una delle nostre priorità è la salvaguardia personale che lavora con noi, essendo ragazzi italiani, sentiamo il dovere di doverli tutelare e quindi se siamo aperti è anche per dare a loro una continuità lavorativa.
Il governo ha stipulato dei fondi di circa 1.1 billion dollar per tutti i cittadini australiani e alcuni visti possono godere di questi benefici, così come aiuti per i business, gli affitti, gli asili e le scuole. Altri, purtroppo, quelli con visto studente e working holiday visa non avranno la stessa fortuna, quindi dovranno rimpatriare oppure andare a lavorare in qualche fattoria visto che adesso è un settore che cerca tanto per via della forte domanda che questa crisi ha portato con sè.
Siamo fortunati, ma sentiamo il dovere di aiutare chi non lo è, quindi organizziamo delle donazioni di pasta e cibo per chi non può permetterselo. Quando succedono cose come queste, ti rendi conto di quanto sia piccolo il mondo e apprezzi anche le piccole cose, perché impari a non dare nulla per scontato.
Continuo a credere nella “Favola”, al cibo che unisce terre e tradizioni e ogni volta che preparo la pasta penso alla mia famiglia riunita, ai sapori della mia terra che porto con me e che spero di trasmettere ad occhi chiusi a chi, come me, è qui dall’altro capo del mondo.
Un messaggio ai giovani: impariamo a vivere in maniera più umile, più uniti, apprezziamo ciò che abbiamo e impariamo che non c’è nulla al mondo di più prezioso dei rapporti umani e delle connessioni. Restiamo uniti e uniamo le culture, le differenze perché è questo ciò che ci rende unici e speciali! 
Forza Italia, Grazie Australia”.
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