Facciamo chiarezza su un’industria la quale in Italia, nel 2018, sono circolati ben 180 milioni di euro.

“Ma come diamine guadagnano questi influencer?” – La domanda che più volte sento fare è proprio questa, sintomo di una confusione generale su un argomento sicuramente da approfondire.

Bene, in realtà l’Influencer Marketing o Marketing di Influenza è sempre esistito ed è di stampo tradizionale, ovvero l’utilizzo di un testimonial per la promozione di un prodotto/servizio di un’azienda.

Ecco, chi non ha mai visto Alessandro Del Piero in TV pubblicizzare la famosa Acqua Uliveto o George Clooney gustare il suo caffè Nespresso?

Si tratta sempre e comunque di Marketing di Influenza, seppur non come lo intendiamo tutti oggi. I social network, (vero e proprio quartier generale del fenomeno) hanno contribuito da qualche anno a questa parte ad amplificarlo in maniera impressionante.

Ma perchè? Perchè le aziende dovrebbero pagare tanto (perchè di tanti soldi si parla) una persona per promuovere il proprio prodotto o servizio?

Ok, andiamo con ordine.

Oggi, siamo una società ipercomunicativa, e ciò significa che siamo bombardati di informazioni ed è molto difficile per un’azienda attirare la nostra attenzione, anche su un mezzo potentissimo come i social network. E allora, cosa succede?

In sostanza, l’influencer ha per logica l’attenzione indistinta di quasi tutti i suoi follower, che sono curiosi di conoscere l’andamento delle sue giornate, i suoi hobby, il suo shopping.

Quindi, un’azienda anziché investire il proprio budget interamente per campagne pubblicitarie sparse qua e la (tv, giornali e anche social) decide di destinarne una parte (diciamo anche una grossa parte) all’Influencer Marketing, in modo da attirare l’attenzione in modo certo e sistematico di quelle persone localizzate (che sono ovviamente i follower degli influencer scelti).

Ah, ovviamente i personaggi che fanno da Influencer non sono scelti a caso, sono sempre in linea con il brand e il servizio stesso. Non sono influencer soltanto le ragazze in spiaggia o che fanno shopping per le strade di Milano.

Ad esempio, di recente ha colpito molto la campagna di Influencer Marketing di Red Bull che ha utilizzato Salvatore Aranzulla (il fondatore del blog numero 1 in Italia, salvatorearanzulla.it) per promuovere tecniche e strategie di produttività per essere più efficienti dopo il rientro dalle vacanze. Ah, ovviamente tra i consigli dati c’era anche quello di bere un energy drink. E ovviamente non un energy drink qualunque.

Come vedi, il discorso è abbastanza semplice. Un’azienda non butta i suoi soldi, (anche se è ciò che pensano in molti) ma praticamente investe in modo prezioso per trarne profitto in modo immediato e misurabile. Ok, ci siamo. Ma ora so che stai pensando ad una seconda domanda.

“Perchè dovrei comprare un prodotto/servizio solo perchè lo sponsorizza Pinco Pallino?”

Beh, l’Influencer Marketing funziona, e anche tanto. Ma ci sono tre motivi per il quale funziona ancora di più. Tre segreti per il quale il processo decisionale d’acquisto è irrimediabilmente alterato.

Questi motivi sono il principio di autorità, il principio di simpatia e il principio di riprova sociale, alcuni dei mezzi di persuasione più potenti che governano inconsciamente le nostre scelte e ci permettono istintivamente di fare qualcosa che altrimenti non avremmo fatto.

In sostanza, come esseri umani, tendiamo a fidarci di un’autorità nel nostro settore di interesse o di appartenenza (potrebbe essere Lionel Messi per un calciatore o Chiara Ferragni per un’appassionata della fashion economy, ndr) per il quale potremmo pendere in modo ammaliante dalle loro labbra.

Stesso discorso per il principio di simpatia o detto anche di associazione. In questo caso significa praticamente sfruttare la propria associazione/amicizia o altro con un personaggio famoso e di rilievo all’interno di un determinato settore.

Cosa succederà? Semplice, improvvisamente la nostra stima verso quella persona si accrescerà in modo sconvolgente.

Cosa succederà quando pubblicizzerà un prodotto di vostro possibile interesse una volta che ha la vostra attenzione e la vostra simpatia? Lascio a voi il proseguio.

E ultimo, ma non per importanza, il principio di riprova sociale. Che non significa altro che sfruttare a vantaggio dell’inserzionista commenti vari, recensioni d’acquisto e cosi via. Questo perchè noi esseri umani, in situazioni di dubbio, tendiamo a guardare cosa fanno gli altri e prendere poi una decisione. (Basti pensare che per la scelta di un ristorante ci affidiamo a Trip Advisor)

Bene, abbiamo visto gli introiti, ne abbiamo analizzato il motivo, abbiamo visto come viene alterato il processo decisionale d’acquisto. E ora, (dopo che anche E-Campus ha dedicato un corso di laurea per diventare influencer), ci sentiamo di dire che l’Influencer Marketing avrà davvero vita molto lunga. Per buona pace di geni del marketing.

di Giuseppe Amoroso

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