Il 20 dicembre la fondazione statunitense Filitalia, che da anni si occupa della diffusione della cultura italiana nel mondo, ha premiato “9 eroi – 2020”, distintisi particolarmente nella lotta al covid-19 per il proprio coraggio e spirito d’iniziativa, selezionati tra USA e Italia. Tra i 4 italiani premiati, l’infermiera Lucia Errico del “Mauro Scarlato” di Scafati, a cui è stato riconosciuto un impegno straordinario nell’affrontare l’emergenza sanitaria tra le corsie dell’ospedale.

«Non mi sento un’eroina- ci dichiara Lucia- mi è stato dato un compito e ho cercato di svolgerlo nel migliore dei modi. A questo si è aggiunto il mio carattere disponibile, il sorriso sempre pronto e il mio amore per il prossimo».

Quali sono i momenti più intensi che si è trovata ad affrontare durante l’emergenza?

«Le persone ricoverate qui sono tutte persone sole, non hanno possibilità di essere assistite dai loro cari. Cerchiamo quindi di sostituirci ai loro familiari, stringendo una mano, sorridendo con gli occhi, offrendo conforto. Queste persone muoiono da sole e noi dobbiamo fare in modo che si sentano il meno sole possibili. Gli infermieri hanno la possibilità di assistere il prossimo e devono farlo nel miglior modo. La cosa più significativa per me è il ringraziamento che riceviamo anche da parte dei familiari di coloro che purtroppo non ce l’hanno fatta. La parte più difficile è restituire loro gli effetti personali di chi se ne è andato. Ti affidano con tanta fiducia un loro caro e tu restituisci solo degli oggetti. Spesso non hanno neanche la possibilità di darsi ultimo saluto. Vivono dei tuoi ricordi, ti chiedono se ha sofferto, se ha chiesto di qualcuno, chi ha nominato l’ultima volta. Per noi è un dolore enorme, ma è nostro compito anche questo. Non bisogna mai smettere di spendere parole di conforto».

In che modo si è evoluta la figura dell’infermiere in questo periodo critico?

«Siamo infermieri in emergenza, abbiamo dovuto mettere da parte le paure e il terrore della pandemia. C’è sembrato più importante darci da fare per assistere le persone. Si è finalmente compreso il valore a 360 gradi della nostra professione. C’è stato un supporto enorme da parte della nostra dirigenza sanitaria. Per la prima volta ai tavoli tecnici decisionali, prima riservati esclusivamente ai medici, si sono seduti anche gli infermieri. Abbiamo contato tanto. Mi auguro che anche in futuro nei momenti d’emergenza, gli infermieri saranno tra le figure professionali chiamate alla gestione della situazione».

Quali sono i risultati di cui va più fiera?

«È migliorata la qualità dell’assistenza. Ma soprattutto è migliorata la soddisfazione che le persone hanno stampata in faccia nel vederci entrare, nonostante indossiamo una tuta di bio-contenimento e loro possano vedere soltanto i nostri occhi. L’altro giorno un paziente mi ha chiesto di togliermi la mascherina perché voleva vedere il mio viso, ma purtroppo non ho potuto. Molti altri cercano nostre fotografie per poterci identificare. Spesso al termine della terapia, dopo essersi ripresi, i pazienti ci aspettano con ansia nella stanza per poterci ringraziare. Sono davvero molto fiera del lavoro che abbiamo svolto, nonostante tutte le problematiche che abbiamo dovuto affrontare. Non eravamo abituati a questo tipo di patologie, non le conoscevamo nemmeno. Il “Mauro Scarlato” è passato dall’essere un ospedale in decadenza a diventare un polo di eccellenza. C’è stata una meravigliosa ripresa e una crescita della professionalità all’interno del nostro ospedale».

Come è cambiato il mondo ospedaliero dopo l’esplosione della pandemia?

«Siamo stati proiettati in una dimensione che non conoscevamo e ci siamo dovuti attrezzare di conseguenza. Adesso utilizziamo sistemi di monitoraggio diversi e supporti elettronici di vario tipo. Ci siamo dovuti evolvere nel giro di 10 mesi e devo dire che ci siamo riusciti, anche grazie ad un coordinamento migliore. Siamo riusciti a distinguerci perché conosciamo l’arte dell’arrangiarsi. Spero che questa esperienza ci serva da trampolino di lancio per qualsiasi emergenza ci troveremo ad affrontare in futuro. Non ci faremo cogliere impreparati».

di Mariasole Fusco

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