L’indifferenza e l’omertà sono alleati delle mafie

100 Passi verso il 21 marzo - Photo credit Gabriele Arenare

Istituzioni, magistratura, scuole e familiari delle vittime per celebrare la giornata della memoria e del ricordo delle vittime innocenti delle mafie

 

È stata la Sala dei Baroni del Maschio Angioino la cornice del convegno “100 passi verso il 21 marzo” svolto lo scorso 10 marzo. L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Napoli per celebrare il riconoscimento nel 2017 da parte del Parlamento italiano del 21 marzo come la giornata nazionale per la memoria e il ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

«Questa giornata nasce da un abbraccio tra una donna e Don Luigi Ciotti – introduce l’assessore alle politiche giovanili Alessandra Clemente – La donna, mentre era stretta nell’abbraccio urlò: “Perché non dicono mai il nome di mio figlio? Perché dicono sempre il giudice Falcone e la sua scorta?” Il 21 marzo si celebrano tutte le vittime delle mafie per fare sì che i loro nomi non vengano dimenticati ma scritti per sempre nella coscienza di tutti i cittadini, delle istituzioni e delle prossime generazioni».

L’evento è l’emblema della lotta contro le mafie. Erano presenti scuole, associazioni, i familiari delle vittime, il sindaco De Magistris, il prefetto Carmela Pagano, il questore Antonio de Iesu, Libera, la FAI (Federazione Associazioni Antiracket) e il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho. 

100 sono i passi che a Cinisi, vicino Palermo, separavano la casa di Peppino Impastato, vittima della mafia, da quella del suo assassino. Oggi questi 100 passi separano la nostra società e contrappongono legalità e criminalità, onestà e violenza. Nel mezzo ci sono gli indifferenti, i cittadini che non prendono posizione, non si schierano, non partecipano. Distinguono lo Stato e le persone che vivono onestamente dagli ignavi e dai mafiosi. Quello che si spera è che questa lotta convinca gli ignavi a partecipare con lo Stato e gli onesti per lasciare soli i criminali. È una lotta dura e complicata ma la soluzione c’è e viene oscurata dal silenzio di chi anche inconsapevolmente è complice.

 

 

«SE LE MOLTITUDINI SI SCHIERANO LE MAFIE HANNO GIÀ PERSO» Luigi de Magistris, apre così il suo intervento il sindaco di Napoli, . Napoli, oggi più che mai è in prima linea nella lotta contro le mafie non soltanto per cercare di stroncare il rapporto tra criminalità e politica ma anche per realizzare la “rivoluzione culturale” necessaria per eliminare l’omertà, il male più grande, e spingere i cittadini a combattere con le istituzioni. «Ci possiamo liberare dalle mafie solo in un modo: schierandoci. I motivi per cui bisogna prendere posizione sono due: perché se si sta a guardare si lasciano sole le persone che si espongono e perché l’indifferente in qualche modo diventa anche a sua insaputa connivente dei poteri criminali». I poteri criminali si nutrono dell’indifferenza, vogliono gli omertosi, chi resta a guardare e diventa complice col suo silenzio. Molte vittime, anche se non tutte, sono state ammazzate perché lasciate sole. La storia di Peppino Impastato è la testimonianza più viva e significativa in tal senso. Peppino, inizialmente abbandonato dallo Stato stesso, è stato ammazzato perché con la sua radio e quindi con la sua parola era un pericolo per i criminali, perché scuoteva le coscienze, svegliava chi restava a guardare e lo invitava dalla sua parte. Le mafie hanno paura di tutto questo. «Io mi preoccuperò il giorno in cui non ci sarà indignazione, purché non violenta. L’indignazione e la ribellione sono sacre per la democrazia. Se la gente comincia ad abituarsi al male vuol dire che abbiamo già perso. L’esplosione della voglia di libertà è più forte di un colpo di pistola. Non abbiamo e non bisogna avere paura, se le moltitudini si schierano le mafie hanno già perso. Convinciamo gli indifferenti a lottare insieme a noi, bisogna essere partigiani in questa battaglia».

«OGGI LE MAFIE FORMANO LE LORO RAPPRESENTANZE POLITICHE» Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, forte della sua esperienza e del suo servizio in Calabria, ha spiegato come si presentano oggi le mafie e cos’è oggi la criminalità. Il primo problema che si presenta nella nostra società è quello di riconoscere le mafie. I criminali si infiltrano nella politica, nell economia dappertutto. «Sono più pericolosi, perché non utilizzano più le intimidazioni ma il servizio illegale, che in qualche modo attira e consente di adempiere solo apparentemente ai propri doveri. L’esperienza che ho avuto in Calabria mi ha evidenziato come la ‘ndrangheta sia stata capace addirittura di entrare in ambito politico con infiltrati che partecipavano ai consigli comunali e provinciali, poi divenivano rappresentanti regionali e poi parlamentari. Erano persone contigue alla ‘ndrangheta, rappresentanza della ‘ndrangheta». Se ci sono state tante vittime è perché ancora non siamo capaci di mettere tutti noi stessi nella lotta alle mafie. «Criminalità economica, politica sono tutte sullo stesso livello. Oggi la mafie si avvalgono dell’una e dell’altra per crescere e l’una e l’altra si nutrono delle mafie. Per cui l’indifferenza diventa lo strumento attraverso cui le mafie controllano la società». È proprio la Costituzione a porre come principi supremi e inviolabili la libertà e la dignità. Ma questi non possono essere riconosciuti e realizzati senza l’onestà e il rispetto delle regole. «Ognuno di noi deve cominciare a pensare che se avviene un omicidio, se avviene una minaccia o aggressione è colpa nostra, perché evidentemente ci sono state persone che non hanno voluto intervenire. Ognuno di noi è Stato e noi dobbiamo essere in grado di far rivivere lo Stato. Augusto di Meo, fondamentale per il riconoscimento del killer di Don Peppe Diana, anche se non è stato riconosciuto come testimone di giustizia, dimostra come si può essere testimoni e al tempo stesso continuare a condurre la propria vita, con tutte le difficoltà che ne derivano. Una certezza abbiamo: l’indifferenza è la più grande alleata di tutte le mafie. Denunciate togliendo dalla nostra società quest’indifferenza e questo silenzio».

I mafiosi perdono solo se lasciati da soli, senza più nessun aggancio e nessun alleato. Combattere contro l’indifferenza e le mafie è una lotta complicata, che va al di là del tempo e dello spazio e di cui, il convegno “100 passi verso il 21 marzo” è stata espressione vera e lampante, ma si può e si deve vincere.

di Mara Parretta
Foto di Gabriele Arenare