indagine Ocse Pisa

Indagine Ocse Pisa: calo del rendimento scolastico senza precedenti

Updated 2023/12/25 at 7:09 AM
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Foto di La legge per tutti

L’indagine OCSE PISA ha rilevato un notevole calo del rendimento scolastico allarmante, una discesa precipitosa che ha portato l’istruzione mondiale a fare passi indietro equivalenti ad anni. Crolla in maniera significativa la partecipazione scolastica, di conseguenza anche le competenze degli studenti. Circa il 25% dei ragazzi adolescenti nei paesi Ocse, ovvero 16 milioni di studenti, mostrano carenze nelle materie fondamentali. All’ultima indagine hanno partecipato 81 paesi per un totale di 700mila studenti, cioè 29 milioni di ragazzi, facendo emergere che la maggioranza degli alunni ha grandi lacune e difficoltà.

Ma cos’è l’indagine OCSE PISA? Il programma PISA, Programme for International Student Assessment, è un’indagine triennale internazionale promossa dall’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che misura le competenze degli studenti quindicenni dei paesi membri. A svelare i risultati non proprio soddisfacenti dell’andamento scolastico, è infatti proprio il rapporto Ocse Pisa 2022. Il calo generale più sentito riguarda in particolare matematica e lettura, mentre la media è rimasta stabile per scienze. Vari possono essere i motivi di questo rendimento, quali la difficile ripresa scolastica dopo il Covid-19, ma anche gli approcci scolastici alle materie che potrebbero essere non idonei e che rappresentano problemi radicati da molto prima della pandemia.

Il rendimento scolastico italiano

In Italia ad occuparsi dell’indagine PISA è l’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, meglio conosciuto da tutti noi come INVALSI. L’Italia ha partecipato con un campione di 10.552 studenti scelti casualmente da 345 scuole selezionate. Questo campione rappresenta mezzo milione di quindicenni italiani coinvolti in un percorso scolastico. Le materie sulle quali fa riferimento l’indagine sono tre, ovvero matematica, lettura e scienze. Per quanto riguarda la lettura, la media dei quindicenni italiani iscritti a scuola è superiore alla media Ocse (media italiana 482 punti – media Ocse 476 punti).

Nonostante questo possa sembrare un ottimo risultato, non è comunque molto significativo considerando che il 79% dei partecipanti dell’indagine, in Italia, per quanto riguarda la lettura, raggiunge solo il livello minimo di competenze. Per quanto invece concerne la matematica, la media italiana è in linea con la media Ocse, rispettivamente 471 e 472 punti. In confronto all’ultima indagine Ocse del 2018, la media italiana di matematica negli ultimi anni è scesa di 15 punti. Il risultato italiano più carente è sicuramente quello in scienze, gli studenti italiani hanno totalizzato 477 punti, punteggio inferiore rispetto alla media Ocse di 485 punti. Anche se in media, a livello mondiale, il tasso di partecipazione e competenze scientifiche è più o meno lo stesso.

Vi sono comunque dei divari dolenti che rimangono in Italia e che sono stati registrati nell’ultimo rapporto. Il primo divario importante rimane quello fra scuole del Nord e scuole del Sud. I risultati delle scuole del nord sono mediamente superiore ai punteggi degli altri licei in tutte e tre le materie fondamentali. Altro divario di cui tener conto è quello di genere. I ragazzi hanno registrato 21 punti in più rispetto alle ragazze in matematica, mentre quest’ultime 19 punti in più in comprensione del testo rispetto ai ragazzi.

L’indagine Ocse ed i suoi risultati nei vari paesi

Gli ultimi due divari menzionati, non fanno altro che rappresentare un problema scolastico molto più radicato in Italia rispetto all’inizio della pandemia. Ma il problema del rendimento scolastico, non è un problema solo italiano. In tutti i paesi Ocse, a prescindere dal Covid-19, si è registrato un calo del rendimento scolastico senza precedenti. Ad esempio la Spagna ha ottenuto uno dei peggiori risultati mai registrati. Da quando l’indagine PISA ha iniziato a pubblicare nel 2000, per gli studenti spagnoli questo è il punteggio più basso che abbiano mai ottenuto. A sua volta anche la Francia si trova vicino a punteggi simili alla Spagna, insieme all’Ungheria e la Lituania.

A posizionarsi invece tra i primi posti in classifica è l’Asia, Singapore ha registrato ben 575 punti, seguita da Macao, Taiwan, Hong Kong, Giappone e Corea del Sud. In Europa a farla da padrone sono l’Estonia e la Svizzera. Anche il Canada ed i Paesi Bassi ottengono delle buone medie, mentre per la Finlandia, da sempre modello scolastico, c’è stato un duro calo. L’indagine Ocse ha però portato anche altri fattori importanti alla luce. Purtroppo, per quanto riguarda gli studenti svantaggiati, questi non riescono ad avere la stessa possibilità di raggiungere la stessa competenza di ragazzi più avvantaggiati in materie come matematica e scienze. Il divario socio-economico segna una differenza di ben 93 punti.

Altri due fattori importanti hanno dimostrato che gli studenti con insegnanti più accessibili hanno maggiore interesse nel cercare da sé risorse per l’apprendimento. Inoltre alcune indagini internazionali dimostrano che l’uso corretto di alcuni dispositivi tecnologici appositi per l’apprendimento scolastico, migliorano quest’ultimo. Nota più dolente, secondo l’indagine Ocse Pisa, 1 studente su 10 non si sente sicuro a scuola per via di violenze e bullismo.

Le spese per l’istruzione italiana

L’istruzione, in Italia, riguarda sicuramente uno degli ambiti più importanti nel programma del PNRR, ma nonostante ciò la spesa per l’istruzione è solo del 4% del PIL, inferiore alla media dei paesi UE. Tra l’altro, secondo il rapporto annuale ISTAT 2023 a causa del calo demografico, tra gli anni scolastici 2011/2012 e 2020/2021 si è assistito alla diminuzione delle iscrizioni in tutti i cicli formativi, ad eccezione della scuola secondaria di secondo grado. Un altro problema che sta causando molti disagi è la mancanza di asili d’infanzia, che inoltre non permettono neanche di utilizzare il bonus asilo nido. A sottolineare l’allarme scolastico inoltre, vi è sempre il divario tra nord e sud. L’offerta educativa al centro ed al nord rimane abbastanza alta, mentre il sud e le isole sono ben lontani dal raggiungere una percentuale adeguata.

Inoltre bisogna anche considerare il grande rincaro che c’è stato nel garantire ad un figlio l’istruzione. Con il +3,7% si arriva 135mila euro per mantenere un figlio dal nido all’università. Gli elevati livelli di inflazione hanno purtroppo reso il caro istruzione un peso in più per i bilanci delle famiglie italiane. Frequentare l’università da fuorisede a Napoli costa il 7,7% in più rispetto al 2022, nonostante questa cifra sia ben lontana dal record di Milano, la città italiana più cara per i fuorisede.

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