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Inclusione sociale, disabilità e gli ostacoli dell’inefficienza italiana

Silvia De Martino 03/12/2022
Updated 2022/12/03 at 4:07 PM
5 Minuti per la lettura

Inclusione. Da dizionario è l’atto di includere, di inserire, di comprendere qualcosa o qualcuno in un tutto. L’inclusione sociale si traduce nell’appartenenza alla società e nel godimento dei diritti che quest’ultima comporta. Il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani rimarca, a questo proposito, l’uguaglianza degli esseri umani che devono parimenti disporre di diritti e dignità.

Uguaglianza è senza dubbio una bellissima parola. Ma per raggiungere un’uguaglianza sostanziale alle volte diviene necessaria una differenziazione normativa che consenta l’effettiva tutela di determinate categorie di soggetti. È questo il caso, ad esempio, delle persone con disabilità la cui garanzia dei diritti è specificata nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dalla legge italiana nel 2009.

In questa vengono sottolineati i principi fondamentali e i diritti che devono essere salvaguardati, nonché l’importanza della sensibilizzazione della società verso il superamento di stereotipi collegati alla disabilità. Anche a questo scopo, in data odierna si celebra la Giornata Internazionale per le persone con disabilità.

I diritti del minore e l’inclusione scolastica

I bambini con disabilità dispongono certamente della tutela dei diritti al pari di tutti i bambini, ma necessitano di accortezze ulteriori affinché tali diritti possano effettivamente essere garantiti. In età scolastica, ad esempio, per favorire l’inclusione e assicurare il diritto all’istruzione è necessario in determinati casi l’affiancamento di una figura affidata a supporto di tutta la classe. Si tratta dell’insegnante di sostegno, che agisce per favorire l’inserimento del bambino con disabilità nel gruppo classe.

Il dato critico sugli insegnanti di sostegno in Italia

In Italia, sebbene l’organizzazione della didattica abbia subito un miglioramento negli ultimi anni, sussistono ancora grandi criticità sul tema dell’inclusione. I dati Istat, infatti, riportano che nell’anno scolastico 2020-2021 sono aumentati gli alunni con disabilità, salendo a circa il 3,6% degli iscritti. Di conseguenza lo Stato italiano ha incrementato il numero di insegnanti per il sostegno arrivando a quota 191mila: il dato positivo è che a livello nazionale il rapporto alunno-insegnante, pari a 1,4 alunni ogni insegnante per il sostegno, è più favorevole a quello previsto dalla Legge 244/2007.

Il problema, però, è che di questi docenti, circa il 34% non è qualificato per adempiere a quel ruolo. Si tratta di soggetti selezionati dalle liste curriculari, impegnati nelle classi frequentate da alunni con disabilità per far fronte alla carenza di figure specializzate. Questo fenomeno, sempre secondo i dati Istat, è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno sale al 44% che nel Mezzogiorno, dove si riduce al 20%.

Oltre alla carenza di offerta di personale qualificato si rileva anche un frequente ritardo nell’assegnazione dell’insegnante per il sostegno. Nell’anno scolastico 2020/21, infatti, a un mese dall’inizio della scuola circa il 20% degli insegnanti per il sostegno non risultava essere stato ancora assegnato.

Il lavoro delle associazioni per l’inclusione lavorativa

I bambini, inseriti in un contesto scolastico, dispongono di un’offerta potenziata (o almeno così dovrebbe essere) al fine di consentire il godimento dei diritti dovuti. La situazione si fa più complessa nel momento in cui un individuo con disabilità termina il proprio percorso di studi. Oltre le agevolazioni fiscali, la mappatura dei servizi offerti non si pone a sostegno dell’inclusione sociale e lavorativa del soggetto.

A questo proposito svolge un ruolo fondamentale il lavoro delle associazioni che si battono per i diritti delle persone con disabilità. Sono numerose, infatti, le cooperative sociali che agiscono per l’integrazione di soggetti vulnerabili in contesti lavorativi, sociali, sportivi e le associazioni che si fanno promotrici anche di proposte di legge per integrare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

La disabilità non deve in nessun modo rappresentare un limite al godimento dei diritti fondamentali della persona, né tantomeno una giustificazione all’esclusione di determinati soggetti dai contesti sociali. L’uguaglianza deve essere garantita anche nella diversità e l’abolizione di circostanze discriminatorie in qualsiasi ambito, che sia esso scolastico, sociale o lavorativo, deve rappresentare una priorità al fine di abbattere tutti gli stereotipi negativi e favorire una necessaria e completa inclusione sociale.

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