chiesa dell'Incoronata Napoli

INCHIESTA. Napoli: restaurata dalle fondamenta, la chiesa dell’Incoronata è negata al pubblico

Giovanni Cosenza 20/09/2022
Updated 2022/09/20 at 11:47 AM
6 Minuti per la lettura

Largo delle Corregge, nel Medioevo, era uno spazio della città di Napoli adibito allo svolgimento di tornei e giostre equestri e prendeva il nome dalla correggia, una striscia di cuoio che serviva per legare le bardature ai cavalli. La zona si identificava con l’attuale via Medina che assunse l’attuale denominazione nel 1700, quando fu risistemata ad opera del viceré spagnolo Ramiro Felipe Núñez de Guzmán, duca di Medina de Las Torres. Era un’area importante della città di Napoli, già sede dell’antico porto greco – romano, riportato alla luce durante gli scavi per la realizzazione della linea metropolitana collinare. Nel 1352 Giovanna I d’Angiò, regina di Napoli, fece costruire in questa zona la Chiesa di Santa Maria Spina Corona, per ricordare la sua incoronazione e quella del marito Luigi di Taranto. Successivamente il nome della chiesa fu cambiato in Santa Maria Coronata e poi nell’attuale di Santa Maria Incoronata.

Un luogo di culto importante, l’unico della zona nel Medioevo, dove era custodita una spina della corona di Cristo. La chiesa attualmente si trova sotto il piano stradale a causa della costruzione delle mura e dei fossati edificati nel 1500 a protezione del Maschio Angioino ed ha resistito al passare dei secoli. È infatti, insieme alla attigua chiesa di San Giorgio dei Genovesi, circondata da palazzi di epoca contemporanea, e questo contrasto così accentuato viene sovente immortalato dai turisti, soprattutto stranieri, che ne sono letteralmente rapiti. Come altre chiese e monumenti di pregio del centro storico, la chiesa dell’Incoronata è chiusa da decenni.

Alcuni anni fa fu interessata da urgenti lavori di consolidamento dei pilastri, interni ed esterni, e dal progetto di ricollocazione degli affreschi e delle sinopie provenienti dalla volta e dalle pareti laterali della chiesa, opportunamente restaurati. Si pensava che le pitture, di grande interesse, fossero opera di Giotto ma successivamente furono definitivamente attribuite ad un suo discepolo, Roberto Oderisio.

Il monumento, inizialmente di proprietà del demanio, nel 2006 fu trasferito alla Soprintendenza per i Beni Artistici di Napoli per essere adibito ad attività culturali e, grazie all’accordo di quest’ultima con il Servizio Patrimonio Artistico e Beni Culturali dell’Assessorato  alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, fu riaperta per un breve periodo garantendo la custodia e la fruizione ai visitatori che erano tanti, in considerazione del fatto che la chiesa si trova in una delle strade più trafficate della città, solcata dalle migliaia di crocieristi che dal porto raggiungono il centro storico. È stata aperta per qualche breve periodo salvo poi ritornare ad essere inesorabilmente chiusa diventando anche il ricettacolo dei rifiuti prelevati dai vicini cassonetti della spazzatura che i clochard svuotano alla ricerca di abiti e cibo.

Intervista a Luigi Carbone, Consigliere del Comune di Napoli

Abbiamo incontrato Luigi Carbone, consigliere del Comune di Napoli e presidente della commissione consiliare Cultura, Turismo e Attività Produttive.

La chiesa dell’Incoronata è un monumento importante, su una delle strade principali della città. Restaurata e pronta alla fruizione, perché è chiusa?

«Premetto che la chiesa è di proprietà della Soprintendenza e non del Comune di Napoli. La precedente amministrazione si era impegnata a garantire il personale per la custodia e l’accoglienza dei visitatori. E per qualche mese è rimasta aperta salvo poi richiudere i battenti. Certamente è un bene da valorizzare, unico nel suo genere, un monumento medievale incastonato tra palazzi moderni. La riapriremo, insieme a tanti altri monumenti di cui è ricca la città. Il rilancio culturale di Napoli è una delle priorità di questa amministrazione perché siamo convinti che la bellezza possa essere stimolo per una vita orientata al rispetto e al bene. Napoli non ha nulla da invidiare, è una città che ha fatto la cultura e dove il fuoco della conoscenza non si è mai spento. Architettura, pittura, musica, gastronomia: abbiamo un patrimonio da brividi che va tutelato e fatto conoscere».

Che farete della chiesa dell’Incoronata?

«La chiesa, benché sia un luogo di culto, non è più officiata. Pensiamo di utilizzarla per eventi di natura culturale che ovviamente non vadano in contrasto con la natura originaria del monumento: laboratori, mostre, convegni. L’aula liturgica è abbastanza ampia e luminosa e può ospitare comodamente qualsiasi manifestazione. Uno dei punti di forza è anche la facile raggiungibilità, trovandosi a ridosso di una delle fermate della metropolitana cittadina e nella zona a maggiore densità di strutture ricettive che possono garantire ospitalità a chi partecipa agli eventi organizzati».

Anche il vicino Maschio Angioino ospita mostre ed eventi culturali…

«Credo che la funzione di Castel Nuovo, in quanto Museo della Città, debba essere fortemente implementata. È un luogo di grande fascino, uno dei simboli di Napoli nel mondo, e attira tanti visitatori. Nella bellissima Sala dei Baroni si riunisce il consiglio comunale e la Sala della Loggia è uno dei luoghi privilegiati per celebrare il matrimonio con rito civile. Stiamo lavorando anche su questo progetto e sono sicuro che i risultati arriveranno presto».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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