complesso sant'agostino

INCHIESTA. La storia senza fine del Complesso Monumentale di Sant’Agostino alla Zecca

Giovanni Cosenza 13/01/2023
Updated 2023/01/12 at 11:29 PM
5 Minuti per la lettura

La trasmissione della terza rete RAI Report, nelle ultime puntate, ha dedicato ampio spazio all’immenso patrimonio di chiese presenti a Napoli arrivando a calcolare che su circa 200 edifici solo 80 sono aperti al culto. La loro proprietà è divisa tra curia arcivescovile, Comune di Napoli e FEC, Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni. Tra quelle di proprietà statale spicca il complesso eremitano di Sant’Agostino Maggiore, meglio conosciuto come Sant’Agostino alla Zecca che si trova a ridosso di corso Umberto, non lontano dal duomo.

Chiuso dal novembre 1980, appena dopo il terremoto in Irpinia, una parte di esso è stato riaperto alla frizione del pubblico ma la chiesa, una delle più grandi della città la sua cupola si vede praticamente da ogni angolo di Napoli, è ancora interdetta. Ed ha una storia travagliata, fatta di crolli, abusi, interrogazioni parlamentari, promesse del Ministero della Cultura mai pienamente mantenute. Un luogo totalmente abbandonato, violentato nella sua magnificenza, usurpato da privati che si sono impossessati di una parte degli ipogei della chiesa. Il disastro è ancora maggiore se si considera che queste violazioni non siano state denunciate né comunicate all’ente proprietario della chiesa. Almeno così sembra emergere dall’intervista di seguito riportata al responsabile nazionale del Fondo Edifici di Culto. E ci preoccupa anche l’accenno ad una querelle giudiziaria tra le ditte appaltatrici dei lavori che procrastinerebbe ulteriormente l’apertura della chiesa i cui lavori volgono al termine.

UN PO’ DI STORIA

Il monumento conserva affreschi di Giacinto Diano, un pulpito in marmo di Porto Venere, pregiatissima varietà di marmo italiana proveniente dal Golfo dei Poeti, nella provincia ligure di La Spezia, e ancora le tombe del musicista settecentesco Niccolò Jommelli e del servo di Dio, Giovan Battista Jossa, usciere del Tribunale ai tempi di Murat. Nella chiesa lavorò anche lo scultore Giuseppe Sammartino, autore del celeberrimo Cristo Velato.

Era il 2005 quando un comitato cittadino, dopo una prima iniziativa non andata a buon fine, tentò di richiamare l’opinione pubblica sul complesso monumentale, mobilitando giornalisti, politici e istituzioni. Furono raccolti anche fondi per invitare simbolicamente alla ricostruzione della chiesa attraverso la distribuzione di grossi salvadanai nei negozi e nelle attività commerciali del quartiere. L’allora ministro competente, Rocco Buttiglione, fece orecchie da mercante, mentre il suo successore, Sandro Bondi, qualche anno dopo si impegnò stanziando un milione e 600mila euro a cui il FEC ne aggiunse altri 600mila per i lavori della facciata.

Ci si rese subito conto che la cifra stanziata fosse simbolica, poiché non bastava nemmeno al restauro del campanile e degli ipogei. Le operazioni si sarebbero dovute concludere nel 2009 ma sono ancora in corso. E sulla prosecuzione e completamento dei lavori il comitato cittadino chiese certezze al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e a Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali ricevendo rassicurazioni circa la riapertura della chiesa in tempi brevi.

L’INTERVISTA AL VICEPREFETTO TEDESCHI

Ci siamo rivolti al viceprefetto Antonio Tedeschi, dirigente del FEC del Ministero degli Interni che, benché disponibile ad offrirci chiarimenti di cui lo ringraziamo, sembra andarci con i piedi di piombo, essendo Sant’Agostino alla Zecca “terreno minato”.

Dottore, la chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, interessata da lavori, è chiusa da tempo immemorabile.

«Si, l’edificio è in consegna, dal 2013, ad un’impresa appaltatrice per lavori che interessano la facciata, il sagrato, il campanile e gli interni».

Chi ha custodito la chiesa negli anni della chiusura? Chi la custodisce adesso?

«La chiesa è stata oggetto di diversi interventi diretti dalla Soprintendenza ai fini della tutela del bene culturale. Ora la chiesa è in consegna all’impresa appaltatrice dei lavori».

Qual è lo stato della chiesa? Furti, violazioni, abusi?

«Non risultano pervenute, alle articolazioni centrali e periferiche del Fondo edifici di culto, comunicazioni riguardo furti o violazioni».

A che punto sono i lavori di restauro della chiesa e quando si prevede sia riaperta?

«I lavori sono conclusi al 90%, ma prima della loro definizione è necessaria una transazione giudiziaria tra le imprese che formano l’associazione temporanea appaltatrice, a causa del contenzioso instaurato tra le stesse».

I garage sotto la chiesa. Sono regolarmente acquisiti o sottrattiindebitamente?

«I locali sottostanti il sagrato adibiti a garages o depositi, n. 5 civici in tutto, non risultano di proprietà del Fondo Edifici di Culto bensì di proprietà di privati».

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