INCHIESTA. Ex Area Macrico: un polmone verde per Caserta tra storia e possibilità da non perdere

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Nei mesi scorsi, fortissimo è stato il clamore per l’ennesimo tentativo di dare una speranza ad un’area poco nota nel cuore del comune di Caserta. Dalle intenzioni di diverse personalità istituzionali e associative, è emerso il chiaro segnale di far risorgere in città un nuovo polmone verde, un luogo di incontro e di stimolo culturale. Stiamo parlando dell’Area Ex Macrico, alle spalle del Monumento dei Caduti, anch’esso posto in uno stato di degrado e di abbandono.

MA CHE COS’È IL MACRICO?

L’acronimo sta per “Magazzino Centrale Ricambi Mezzi Corazzati”: in origine, nell’Ottocento, l’area venne ceduta dalla Chiesa in affitto ai Borbone che la usarono come spazio per le esercitazioni militari. Nel dopoguerra, le Forze Armate Italiane la trasformarono in una caserma con annessi magazzini, enormi capannoni in lamiera, amianto e edifici in muratura. Negli anni ‘80, la Curia di Caserta avviò una causa per ottenere la restituzione dell’area. Causa che vince nel 1994.  Il Macrico torna così ad essere a disposizione della diocesi e, per legge concordataria, essendo un “beneficio ecclesiastico”, ne diviene proprietario l’IDSC, articolazione periferica dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero. Nel 2001, Italia Nostra, Legambiente e la Fondazione Don Diana, propongono la formazione del Comitato Macrico Verde. A pochi mesi dalla formazione, il Comitato lancia una raccolta di firme affinché l’area venga destinata a verde pubblico, ovvero F2 del piano regolatore, la cui principale caratteristica è di avere indice di edificabilità zero, ristrutturando ciò che è già presente.

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TI SEI CHIESTO COSA C’È OLTRE?

Così recita un graffito su uno dei possibili ingressi – proprio dinanzi allo Stadio Pinto di Caserta – di questa immensa area. Il Macrico è infatti uno spazio di circa 33 ettari (324.533 mq) con all’interno una serie di strutture dell’esercito in stato d’abbandono da oltre trent’anni. Questa area, oltre a portare benefici al settore strategico del turismo, potrebbe essere una valida alternativa ai giardini reali della Reggia, attrarre nuove realtà moderne e quindi di aprire una grande finestra su infinite possibilità sia da un punto di vista culturale e soprattutto ambientale. Noi di Informare, abbiamo incontrato le diverse personalità in campo per dare nuova forza ad un progetto che potrebbe cambiare i connotati di una città come Caserta.

UN CAMPO DI PACE TRA SVILUPPO SOSTENIBILE E OPPORTUNITÀ LAVORATIVE

Don Antonello Giannotti, ex Parroco della Chiesa del Buon Pastore di Caserta, è Presidente dell’Istituto di Sostentamento del Clero che è proprietario del Macrico. Don Giannotti è una delle personalità che più si sta preoccupando per il futuro di quest’area. Insieme all’attuale Vescovo di Caserta Pietro Lagnese, risulta tra i firmatari di una petizione per qualificare l’area ex Macrico quale F2, cioè verde pubblico inedificabile: «Il ruolo della Chiesa è quello espresso dal Vescovo Lagnese. Lui stesso ha dichiarato che vuol restituire il Macrico alla città di Caserta ed alla sua cittadinanza. Un Macrico campo di pace, di vita e di speranza, garantendo, quindi, un parco urbano dove diverse anime intergenerazionali potessero incontrarsi e dialogare. L’obiettivo è quello di far usufruire alla città di uno spazio verde, una città congestionata sotto tutti i punti di vista, bisognosa di ossigeno, aria pura e di luoghi culturali del genere. L’area Macrico rappresenta una incredibile occasione di sviluppo sostenibile capace di coniugare insieme la custodia del Creato e opportunità di lavoro».

«F2 INEDIFICABILE, I CITTADINI VOGLIONO UN PARCO URBANO»

Il consigliere comunale di Caserta Decide, Raffaele Giovine, è anch’egli un promotore per la riqualificazione del Macrico, soprattutto per quanto riguarda la sua destinazione, ovvero quella auspicata del verde pubblico F2 inedificabile: «In proporzione, l’area Macrico su Caserta è come il Central Park per New York. Cosa sta accadendo oggi? Il Central Park era un’area estremamente contesa, ad oggi è gestita da un comitato di oltre cinquecento persone in maniera volontaria. Ciò significa che si può fare quello che il Vescovo ci sta raccontando. Per noi, è un manifesto che mette al centro delle questioni vere sul Macrico. C’è una grande apertura a dare voce e parola ai cittadini interessati al destino di questo luogo. In questi giorni, si stanno tenendo visite guidate per gli studenti della zona, accompagnati dai numerosi volontari. Tante persone, ancora oggi, non sanno cosa ci sia dietro a quelle mura. Grazie al Vescovo e alla figura di Don Antonello, esiste un solco nuovo in cui gli abitanti stanno iniziando a conoscere l’area e a pensare a come co-progettarla attraverso dei questionari. La politica della città di Caserta deve assolutamente compattarsi sulla destinazione di quest’area. Chiediamo quindi F2 inedificabile per il Macrico. Con Caserta Decide, abbiamo presentato tutti gli atti in merito oltre a batterci in conferenza dei capigruppo affinché venga calendarizzata questa mozione, sia quella firmata dai consiglieri che quella della proprietà. Nel piano urbanistico attuale, quell’area deve essere inedificabile. Parlando e ascoltando i cittadini abitanti nelle vicinanze di quell’area, so benissimo che questi ultimi si auspicano ciò».

IL COMITATO MACRICO VERDE: «NO SPECULAZIONI»

Non poteva mancare ai microfoni di Informare la Socia fondatrice, portavoce e Consigliere del Comitato MACRICO verde, Dottoressa Maria Carmela Caiola. È lei a raccontare della realtà del Comitato, spiegandoci i passaggi cruciali lungo questi anni di lotta contro il rischio di speculazione edilizia su quell’area: «La storia del nostro Comitato inizia il 31 dicembre 200, in occasione del Te Deum presenziato dall’allora Vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro. Lui stesso diede l’allarme su possibili speculazioni edilizie sull’area Macrico. Con diverse associazioni, abbiamo dato vita ad un Comitato a difesa di quest’area. Siamo in campo da ben 21 anni. Il nostro obiettivo politico è stata la destinazione urbanistica F2 totalmente inedificabile. È l’unica opzione che possa garantire la realizzazione di un parco pubblico che Caserta non ha mai avuto. Stiamo parlando di un’area strategica per lo sviluppo del Comune: da un lato per la sua posizione, situata a termine di Corso Trieste. Dall’altro, la proprietà è riconducibile alla Chiesa. Inoltre, all’interno del Macrico sono presenti 120 mila mq di edifici restaurabili e recuperabili per scopi utili alla cittadinanza e al parco. Penso ad un Orto Botanico, ad un Festival Internazionale del Giardino Contemporaneo e strutture sportive».

La Dottoressa Caiola ha anche posto delle domande riguardanti il ruolo delle amministrazioni e dell’opposizione attuale: «Sono comunque 21 anni che, le varie amministrazioni comunali succedute, hanno sempre negato la destinazione F2 per quest’area, nonostante le diecimila firme raccolte dai cittadini casertani. Ora siamo ad una svolta, dinanzi una grande occasione da non perdere cui l’attuale Vescovo si è fatto promotore: restituire alla città questo bene comune. Non c’è quindi nessun alibi di svariato tipo. Le mie perplessità arrivano fino all’opposizione attuale. Si vorrebbe aspettare un nuovo piano urbanistico comunale, ma perché allungare i tempi? Noi impediremo che il Macrico, in futuro, divenga un altro quartiere di residenze e centri commerciali».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°231 – LUGLIO 2022

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