17 maggio 1993, la famiglia Estate ha un autolavaggio a Via Vetriera, quartiere Chiaia. Un cliente è stato appena servito. All’uscita dal negozio, viene fermato da due loschi a bordo di un motorino, intenzionati a portargli via l’orologio. Il signor Estate urla, mentre il figlio Maurizio, ventitreenne, interviene e li costringe alla fuga. Li ha visti in volto. Mezz’ora dopo qualcuno ritorna per reclamare l’offesa subita. Vari spari, Maurizio viene colpito al petto. Maurizio è morto, tra le braccia del padre.

17 maggio 2018, venticinque anni dopo. Siamo a Largo Vetriera, intitolato nell’ottobre 2017 a Maurizio Estate. Ci sono tutti: la famiglia Estate, le forze dell’ordine, i rappresentanti dell’Associazione ANPANAFMC, che curano l’aiuola di Maurizio dal 2014, su iniziativa del progetto “La Bellezza contro le mafie: infioriamo l’aiuola”. E poi Tano Grasso, fondatore e presidenze nazionale della FAI, vicino alla famiglia di Maurizio che nel 2014 ha aperto lo sportello Antiracket dedicato al ragazzo. Presenti anche le scuole, tra cui l’Istituto Comprensivo “Salvo D’Acquisto” di Secondigliano e il “Carlo Levi” di Scampia. I ragazzi sono numerosi e innalzano grandi cartelloni colorati, tutti dedicati alla figura di Maurizio. Su uno di questi si legge: #NONINVANO, l’urlo della Fondazione Polis. Ricordare Maurizio non è invano. Il suo messaggio è più vivo che mai: ci richiede di essere all’altezza del suo gesto. In che modo? Facendo ognuno la sua parte, nel proprio piccolo. Tano Grasso ne dà l’esempio: «Oggi il soggetto più debole nell’azione di contrasto alla mafia non è lo Stato, ma noi società civile – dice – mi riferisco soprattutto agli imprenditori. Se si vuole essere liberi, bisogna sceglierlo. La libertà è tale quando è il risultato di una conquista. Ricordare Maurizio significa che esiste la grande responsabilità individuale di ognuno di noi. Il suo è stato un gesto semplicissimo, ma quanti di noi sarebbero in grado di compierlo?».

Le parole ricadono soprattutto sui bambini. Saranno loro a far parlare di sé un giorno, «ad essere il fiore all’occhiello della nostra città» ribadisce il nipote di Maurizio, Davide Estate, che sottolinea l’importanza dell’educazione alla legalità nelle scuole. «La straordinarietà di Maurizio è stata quella di aver saputo legare territori diversi. Che io sia del Vomero, non vuol dire che non sia anche di Scampia. Vorrei poter allargare tale sinergia ad altre scuole, far incontrare i bambini per superare questa divisione territoriale. Maurizio è morto, come anche alcuni camorristi – continua Davide – la differenza non è come si muore, ma come si è vissuto. Maurizio ci dà un esempio di vita. Gli eroi sono vivi e vegeti e, se i ragazzi avessero la forza di guardare dentro loro stessi, troverebbero degli eroi». Un grido di speranza rivolto agli adulti di domani a concludere il suo discorso: «Il vero peccato dei nostri tempi è l’indifferenza. Per amore della verità dobbiamo essere pronti a metterci in gioco, a lasciare le nostre comodità, a rinnegare la nostra reputazione. Tutto questo ha un prezzo che quasi nessuno è disposto a pagare. Ricordate: libertà e giustizia sono concatenate tra loro. Libertà non significa fare ciò che ci piace, ma avere il diritto di fare ciò che è giusto. Voglio la libertà dalla paura e da ogni forma di oppressione. È la libertà che voglio per voi, bambini».

Una professoressa dell’Istituto “Carlo Levi” di Scampia dà la sua testimonianza: «Sono coinvolta emotivamente nella vicenda di Maurizio, perché uno dei due ragazzi che si trovava sul motorino è stato mio alunno. Ricordo che scriveva dei temi bellissimi, ma non aveva alcun riferimento familiare. Si ubriacava a casa sua con gli amici, al punto tale da costringere i vicini a dover chiamare la polizia… E lui me lo disse: “Professoressa, ieri ho fatto una cosa che non dovevo fare…”. Accadde che io venni trasferita e lui decise di ritirarsi dalla scuola. Come istituzione scolastica, sento tutta la responsabilità di ciò che è successo. Proprio come lui, ci sono ancora tanti ragazzi che hanno difficoltà a percorrere la strada del bene».

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018