In Italia questi anime sono nel ciclone della Cassazione

Paolo Cutillo 03/12/2023
Updated 2023/12/03 at 3:11 AM
5 Minuti per la lettura

Nel 2014, il Parlamento giapponese ha finalmente adottato una legge contro la pedopornografia, segnando un passo significativo in un contesto in cui il Giappone era l’unico paese dell’Ocse a non aver affrontato adeguatamente questa problematica.

Nonostante le pene relativamente leggere – fino a un anno di carcere e multe moderate – l’adozione di questa legge rappresenta una risposta tardiva a una questione delicata. Ora che anche l’Italia, grazie ad una sentenza della Cassazione, sembra essersi accorta della problematica il dibattito etico infervora il web.

In Giappone è polemica già da un po’

La controversia scaturisce dall’esclusione, nella legge Giapponese del 2014, del vasto universo culturale rappresentato da manga e anime. Questi fumetti giapponesi non sono solo intrattenimento, ma un linguaggio irrinunciabile per comprendere il paese, considerati prodotti culturali per tutte le fasce d’età. La decisione di escludere manga e anime dalla legge solleva domande sul loro impatto culturale e commerciale.

La legge giapponese non punisce i disegni pedopornografici in generale, la differenza significativa risiede nella predominanza dei sottogeneri shotacon e lolicon. Questi sottogeneri, presenti in albi, riviste, web e serie, narrano storie erotiche o atti di violenza che coinvolgono adolescenti e preadolescenti. Escluderli dalla legge giapponese può essere interpretato come mancanza di coraggio nel fronteggiare un problema sensibile.

In Italia, la legge non punisce disegni simili, ma la scala e l’impatto di questi sottogeneri nei manga giapponesi li rendono centrali nel dibattito sulla nuova legge. Scene borderline in manga popolari come Dragon Ball sollevano interrogativi su come i giudici giapponesi affronteranno queste situazioni.

Difesa dell’arte e critiche delle ONG

L’esclusione dei manga pedopornografici dalla legge giapponese è giustificata dall’Associazione Giapponese degli Editori di Riviste, che sostiene di preservare il diritto di libertà di espressione costituzionale. Argomento respinto da organizzazioni per la tutela dei minori come Lighthouse, che vedono il rischio di normalizzare l’abuso sui minori o consolidare la concezione pornografica di personaggi dalle fattezze adolescenziali.

Secondo l’ONG Human Trafficking, il Giappone si trova in una posizione critica, fungendo da destinazione, luogo di partenza e transito per schiavi sessuali, inclusi minori. L’industria della pedopornografia è descritta come immensa, con i giapponesi che contribuiscono significativamente al turismo sessuale nel Sudest asiatico. Una realtà che coinvolge anche gli stranieri che hanno scorto delle scappatoie proprio grazie a questo filone nipponico.

Anime in Italia: implicazioni e complessità della sentenza

In Italia, la community degli appassionati di manga è stata recentemente scossa da una sentenza della Corte di Cassazione pubblicata il 24 novembre (n. 47187). La sentenza riguarda specificamente i manga hentai che ritraggono minori in pose esplicite, etichettati come “materiale pedopornografico” dalla Cassazione. La Corte ha stabilito che non vi è differenza tra immagini reali e disegni, entrambi considerati materiali pedopornografici.

La decisione solleva interrogativi su come i giudici tratteranno situazioni in cui contenuti erotici compaiono anche in manga di ampia distribuzione, come Dragon Ball, noto per scene leggermente erotiche. Scene come ad esempio quella in cui una Bulma di 16 anni si mostra al Maestro Muten possono essere considerate alla luce della sentenza.

Sentenza sugli Anime in Italia: qual è il giusto mezzo tra arte e responsabilità sociale

Questa lotta della Cassazione rappresenta un passo avanti contro la lotta alla pedopornografia e allo sfruttamento minorile, ma l’esclusione di questi manga solleva questioni cruciali sul confine tra libertà artistica e tutela dei minori. La discrepanza tra approcci legislativi giapponesi e italiani sottolinea la complessità del dibattito su come affrontare il contenuto sensibile nei media e l’equilibrio tra espressione artistica e responsabilità sociale.

La sentenza italiana evidenzia la sfida di applicare regolamentazioni legali in un mondo fantastico e artistico come quello dei manga. Resta da vedere come queste decisioni influenzeranno la produzione e la fruizione di manga in entrambi i paesi, gettando luce sulla delicatezza della relazione tra arte, legge e realtà sociale.

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