violenza ostetrica italia

In Italia la violenza ostetrica è ancora un tabù

Cristina Siciliano 25/01/2023
Updated 2023/01/25 at 12:17 PM
4 Minuti per la lettura

Le donne non dimenticano. Nella mappa dei diritti umani, la violenza ostetrica occupa un’area grigia, a cavallo fra la consapevolezza emergente delle donne e la difesa della professionalità di medici e operatori sanitari. La tragica vicenda del neonato morto all’ospedale Pertini di Roma, soffocato nel letto dopo essere stato allattato dalla mamma, ha portato alla memoria di molti i primi giorni dopo il parto.

Violenza ostetrica in Italia

Esistono storie sotterrate nella coscienza e rinchiuse in un angolo della mente: sono quelle delle donne che hanno subito violenza ostetrica. Parti, interruzioni di gravidanza e interventi ostetrici vissuti come un incubo. Servono anni e poche donne hanno il coraggio di entrare in terapia e farsi aiutare. Abbandono, umiliazione, violazione della privacy, attacchi fisici e verbali, procedure mediche coercitive o non acconsentite, si tramutano per molte donne, in shock indelebili.

Concretamente, si può definire violenza ostetrica tutta una serie di abusi verbali e fisici subiti durante l’assistenza al parto (ma anche in ambito ginecologico). Alcuni esempi sono inclusi in una dichiarazione dell’Oms del 2014, che è tra i testi di riferimento per inquadrare il fenomeno.

È bene sottolineare che si sta parlando di una fenomenologia ascrivibile al funzionamento di un sistema e non alla responsabilità di singole persone. Tale fenomenologia può essere considerata sia come l’egemonia del cosiddetto paradigma bio-medico applicato al percorso nascita, che fatica a rendere significativi, la relazione umana e, in generale, tutti gli aspetti non strettamente sanitari, che come cultura sanitaria ancora analfabeta rispetto a una relazione con il corpo delle persone, e, in particolare con il corpo femminile, che non sia improntata alla semplice responsabilità di “guarirlo”.

I dati

Secondo diverse analisi, il 21% delle donne dichiara di aver subito episodi di violenza ostetrica. Un secondo risultato, che deve assolutamente far riflettere è che circa 6% delle donne intervistate è rimasta talmente scottata dall’esperienza vissuta da decidere di non volere altri figli.

Si stima che nel nostro Paese, ogni anno ci siano 20.000 bambini non nati per questa ragione. Inoltre, il 41% (cioè 4 donne su 10) afferma di aver ricevuto pratiche lesive della propria dignità o integrità psicofisica e il 33% dice di non essersi sentita adeguatamente assistita. Quasi la totalità (99%) ha partorito in ospedale ed il 14% non tornerebbe nella stessa struttura, mentre un altro 14% è indeciso se cambiare o meno in caso di successive gravidanze.

Le madri hanno invece bisogno di un sostegno che permetta loro di liberare il dolore di un parto difficile, piccolo o grande che sia, per compiere un percorso che avrà le sue tappe negli studi degli specialisti del caso: psicologi, ginecologi, ostetriche e tutto ciò che la madre riterrà utile per la sua metamorfosi verso la serenità. Compreso il sostegno di chi le circonda.

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