In difesa della bellezza: una nuova scultura dell’artista Jago

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Ci sono relazioni che sono importanti ed hanno bisogno di essere alimentate perché creano una energia fondamentale non solo per le persone ma anche per intere comunità.

In tal senso lo scorso martedì 15 settembre una delegazione dell’Associazione I.XII.XVIII, si è recata presso la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi (Borgo dei Vergini, Rione Sanità, Napoli) per incontrare gli amici della Fondazione di Comunità San Gennaro onlus, Padre Antonio Loffredo, Enzo Porzio e lo scultore Jago, autore de “Il Figlio Velato”, scultura in marmo ispirata al “Cristo Velato” di Giuseppe San Martino. L’incontro con gli amici della Fondazione Comunità San Gennaro ha rappresentato per l’associazione una bella occasione per vivere, insieme alla suggestività del luogo sacro, l’apposizione della propria firma sul blocco di Carrara, di sei tonnellate, come atto di partecipazione simbolica all’opera che lo scultore Jago inizierà a scolpire.

Firme che hanno la valenza di un segno, un piccolo gesto di partecipazione collettiva per suggellare l’inizio di questo importante progetto. Partecipazione che è stata ricambiata quando lo scultore Jago ha indossato la cover per mascherina realizzata con i colori dell’artista Mattia Fiore e con il logo dell’associazione, tutto nel massimo rispetto delle norme anti-Covid. L’impegno della Fondazione di Comunità San Gennaro ha origine da tempo. Costituita a dicembre del 2014 dopo un processo partito già dal 2010, anno in cui molte organizzazioni non profit presenti nel Rione Sanità hanno iniziato a fare rete e a lavorare per rilanciare il quartiere “dal basso”, è nata grazie al lavoro di “Un Uomo del Fare”, “Seminatore” e “Ambasciatore di Bellezza”, don Antonio Loffredo e dei giovani del quartiere, in particolare Enzo Porzio. Ad oggi questa realtà si è fatta promotrice del cambiamento all’interno del Rione valorizzandone la “Bellezza” con l’obiettivo non solo di incoraggiare la “Cura del Bello”, rendendo bello e vivibile il Rione, ma anche provando a rompere l’isolamento che da sempre contraddistingue il Rione Sanità. Ma ritorniamo al motivo per cui è nata la visita: conoscere lo scultore Jago.

Originario di Frosinone ma già artista di fama internazionale che lavora principalmente nel campo della scultura e nella produzione video, l’artista ha deciso di trasferire il suo laboratorio presso la chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi che fu costruita nel 1633, ricostruita nel 1760 dall’architetto Luca Vecchione e restata chiusa dal terremoto del 1980. Dopo aver conseguito il diploma di Liceo Artistico, Jago si iscrive all’accademia di Belle Arti di Frosinone, che lascia nel 2010. Quello di Jago, la cui ricerca professionale fonda le sue radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento ma che nel 2019 a New York completa il “Figlio Velato” per la città di Napoli, scolpendo un blocco di marmo Danby proveniente dallo stato americano del Vermont e che oggi è esposta permanentemente nel quartiere Sanità all’interno della Cappella della Chiesa di San Severo fuori le mura, è un esempio chiaro di come l’arte possa restituire la vita a tutto ciò in cui si percepisce un’anima. Una scultura che egli stesso ha dedicato a tutte le vittime innocenti e che ha aiutato a destare l’attenzione del mondo sul Rione Sanità e sul patrimonio artistico-culturale e umano del quartiere. Infatti, l’opera che raffigura un bambino disteso coperto da un velo rappresenta un simbolo di rinascita, per tutto il quartiere dopo gli anni bui vissuti dal predominio dei clan e dal disagio in cui può degradare un’intera area quando si evidenzia l’assenza delle istituzioni. Nella stessa giornata di martedì 15 settembre una troupe televisiva della RAI ha effettuato riprese e interviste andate poi in onda sul Tg1 e di cui riportiamo alcuni stralci: “Decine di pensieri, altrettanto volti e storie; c’è il Rione Sanità su questo blocco di marmo che diventerà nei prossimi mesi una “Pietà” scolpita da Jago. La sua opera inizia dall’identità di un quartiere che oggi sfila in un pellegrinaggio laico in questo insolito laboratorio di scultura, una chiesa…
L’idea del Parroco don Antonio Loffredo che recuperando questo luogo vuole recuperare innanzitutto le speranze del Rione”. Significative come sempre le parole di don Antonio Loffredo che sulla nuova sfida per riportare bellezza nel rione afferma: “questa è un’opera per Tutti, di Tutti e fatta con Tutti quindi so di partecipare con il mio quartiere a questa magnifica opera che Jago ha iniziato. Quando si parla di Cultura qualunque azione è Vittoria”.

Ed infine lo scultore conclude: “mi piace il primo pensiero lì in lato che è: l’inizio di un milione di visitatori al Rione Sanità, perché alla fine questo è il pensiero, partecipare a un sogno collettivo”. L’incontro con gli amici della Fondazione Comunità San Gennaro ci ha riscaldato gli animi e ci ha fatto incontrare la “Bellezza” che, guardate bene, non è solo una faccenda Estetica ma anche Etica. Lo stesso Platone ci ricorda che il Bello è la misura del bene ed il Bene è Bene quando si coniuga col Bello (kalos kai agathos).
La Bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la Bellezza dall’incedere del suo contrappunto che è la bruttezza, ed è proprio ciò che quotidianamente provano a fare con grande passione Don Antonio Loffredo e la sua squadra di volontari coinvolgendo in questa grande sfida anche artisti come Jago.

L’Associazione I.XII.XVIII alla fine della giornata ha fatto giungere allo stesso don Antonio un vivo ringraziamento per l’invito rivolto dagli amici della Fondazione di Comunità San Gennaro a cui hanno rinnovato i nostri più sinceri complimenti per il costante impegno profuso nella promozione, fruizione, condivisione e nella difesa della “Bellezza”.
Guardate, l’analogo etico della bruttezza è la bruttura e certamente in una condizione brutta non alberga una grande Etica. Da attenti osservatori della realtà continueremo a seguire la strada della Bellezza per ridare voce ai progetti di tutti. Sempre.

di Mattia Fiore

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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