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Dopo tante notizie allarmistiche, come quella certificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha definito l’epidemia da coronavirus una minaccia globale “peggiore del terrorismo”, sembra che finalmente il mondo possa tirare un sospiro di sollievo.

E ciò nonostante la cattiva notizia rimbalzata sui quotidiani di tutto il mondo della morte del noto regista cinese Chang Kai che, colpito con tutta la famiglia dal nuovo ceppo influenzale, è deceduto, con i genitori, nella propria casa dove era in quarantena per la decisione iniziale delle autorità di isolare i malati nelle proprie abitazioni che di fatto ha moltiplicato il contagio causando più di un decesso nello stesso nucleo.

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Proprio in queste ultime ore, infatti, tre notizie positive hanno rasserenato gli animi nel mondo intero.

La giornata di martedì 18 febbraio, innanzitutto, ha fatto registrare l’aumento del numero dei guariti rispetto a quello dei contagiati: i dimessi dagli ospedali cinesi sono stati 1.824, mentre le infezioni aggiuntive solo 1.749.

Poi, il calo dei contagi reso noto dalla Commissione sanitaria nazionale cinese, secondo cui mercoledì sono stati rilevati 394 contagi aggiuntivi, facendo salire il totale a 74.576 con un drastico calo rispetto ai 1.749 di martedì, ma soprattutto ai minimi da un mese a questa parte. 

La terza buona notizia, infine, si ricava dalle parole di Michael Ryan, a capo del programma dell’Oms di risposta alle emergenze, che, mostrando un cauto ottimismo, sottolinea come “la maggior parte dei pazienti, oltre l’80%, contrae una forma molto lieve del coronavirus”, tale da permettere la guarigione “in un paio di giorni”. “Questa – spiega – è un’ottima notizia per i giovani e gli adulti”. Anche se poi aggiunge “Non va però dimenticato che quasi un quinto dei pazienti si ammala in modo grave”. Notizie queste che provengono da fonti ufficiali cinesi, con la Cina, dopo un periodo di reticenza iniziale, in cui si è tentato di non divulgare la notizia della nuova malattia, costretta a correre ai ripari per evitare che la pandemia potesse esplodere in tutto il mondo, devastando interi paesi. La stessa forzatura è stata, per certi versi, applicata alla riapertura di molte fabbriche per evitare di perdere ancora preziosi punti di PIL.  

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Infatti dopo aver annullato diversi eventi commerciali e sportivi, -fonte di grosso guadagno per il paese- si profilava il rischio dell’interruzione degli ordinativi da parte dei clienti stranieri, per l’impossibilità di ottenere le merci acquistate in tempo utile. Ciò avrebbe significato, per l’economia cinese, rinunciare a quella consistente iniezione di danaro  rappresentata dagli acconti inviati dai clienti per avviare le produzioni. Se tutte le fabbriche, pertanto, fossero rimaste chiuse ancora a lungo sarebbe stato difficile continuare a inviare commesse e pagamenti in Cina.  

La riattivazione di molte industrie è stata, per il governo cinese, una risposta necessaria  (anche a seguito dell’allarme lanciato da Apple sulla carenza di componenti per i suoi prodotti) e i lavoratori, delle aree meno colpite dal virus, armati di mascherina e protezioni, sono tornati al lavoro. 

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Eppure la timida messa in moto della macchina produttiva incontra diversi ostacoli, tra cui la paura di molti Stati di fare spazio ad altri nuovi focolai, tanto è vero che la Russia ha deciso di vietare temporaneamente l’ingresso nel paese ai cittadini cinesi nonostante i pochissimi casi confermati nel paese dove le autorità locali hanno ricoverato in via precauzionale centinaia di persone di ritorno dalla Cina, Cina che, ad eccezione della regione di Hubei, cerca di riprendere una vita normale, malgrado i  pesanti disservizi che incombono nei trasporti navali. 

Molte compagnie marittime, infatti, hanno preferito cancellare alcune rotte commerciali e ridurre il numero di navi e operatori in servizio, tanto che la capacità di stiva dalla Cina si è ridotta della metà a causa delle navi lasciate all’ancora per il timore di non riuscire a riempire le stive a causa dei ritardi  e riduzione della filiera produttiva, tuttora assediata da un nemico invisibile che lascia un segno visibile dalla desolazione di luoghi da sempre pieni di vita come si può vedere nelle foto inviateci dai nostri corrispondenti cinesi.

 

di Bruno Marfé e Mario Volpe

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