In Abruzzo vince Marsilio tra pullman e campo largo

Gianluca Gautieri 12/03/2024
Updated 2024/03/12 at 11:04 AM
4 Minuti per la lettura
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, confermato dopo il voto, festeggia la rielezione a Pescara, 11 marzo 2024. ANSA/CLAUDIO LATTANZIO

Dopo la vittoria di Alessandra Todde, in Abruzzo vince la destra. Risulta eletto Marco Marsilio con il 53,50% delle preferenze. La regione, storica roccaforte del centrodestra, riconferma il suo governatore uscente che avrà dunque facoltà di completare il lavoro svolto durante il primo mandato, iniziato nel 2019.

L’isola di Marsilio

L’Abruzzo può dunque riconfermarsi come la terza grande isola italiana. Bagnata dall’Adriatico, dal Tirreno, dallo Ionio e dal Mar Cinese Meridionale, la regione soffre lo status di “periferia d’Italia”, con una sanità e un’istruzione pubblica al di sotto degli standard italiani. Un’isola di fatto, sia dal punto di vista geografico (almeno secondo Marsilio) sia dal punto di vista dei servizi e dell’efficienza amministrativa. Il nuovo governatore ha dunque l’arduo compito di invertire la cattiva tendenza al peggioramento iniziata negli ultimi anni da sé stesso. Una sfida di umiltà, staremo a guardare.

Il campo largo

Il progetto del campo largo non è solo allettante, è l’unica strada percorribile per il centrosinistra. Il sistema maggioritario (applicato sia alle elezioni regionali che parzialmente alle politiche) ha un funzionamento molto semplice da comprendere: se ti allei vinci, perdi se non ci riesci. Dopo 15 anni di politica sembra averlo capito anche Carlo Calenda che sceglie di appoggiare D’Amico. Centrosinistra e Terzo Polo insieme, anche con il nemico giurato Giuseppe Conte, e alleanza fu. Solo che si è perso.

La sconfitta in Abruzzo è un ostacolo per il campo largo? No, è raro che le elezioni regionali abbiano ripercussioni sulla politica nazionale. È però certo che la vittoria di Luciano D’Amico – fermo al 46,50 % – sarebbe stato un notevole segnale per il centrosinistra: mai più divisi. Così non è stato, eppure gli spunti di riflessione ci sono, soprattutto in virtù delle disperate grida di quell’elettorato che non si sente rappresentato dal centrodestra di governo, e che pretende un’alternativa credibile.

Oltre alle imminenti regionali in Basilicata, il primo vero test per il centrosinistra saranno le elezioni del Parlamento Europeo. La tornata è forse l’ultimo ostacolo al campo largo: si vota con il proporzionale, non è necessario allearsi. È dunque molto probabile che se dovesse esserci un’alleanza tra le forze di opposizione, che prenda le sembianze di una coalizione alternativa e non soltanto di un becero cartello elettorale (come in Abruzzo), questa si formi soltanto dopo le europee. Anche in questo caso staremo a vedere.

La “remuntada”

Si sa, l’Abruzzo è un fortino della destra, eppure a sinistra – forte di una larga alleanza – la speranza non mancava. Si parlava di “remuntada”, non è andata esattamente così. Nel frattempo Fratelli d’Italia si rinforza, conservando un presidente di regione che è una vera e propria rivalsa dopo la brutta figura in Sardegna. Boom di voti per Forza Italia, che nel centro sud viaggia meglio che al Nord, dove la Lega nega al partito di Tajani lo status di seconda forza di governo. Bene il PD, che conferma il trend crescente degli ultimi anni in Abruzzo (alle regionali del 2019 aveva ottenuto l’11%, questa volta il 20%).

A parte qualche siparietto, poco altro da aggiungere: Marco Marsilio ha riscontrato iniziali problemi a votare, risulta residente a Roma; alla fine ci è riuscito. C’è stato poi il pullman di voti partito da Napoli verso L’Aquila, insieme al coordinatore di Forza Italia in Campania Fulvio Martusciello. Berlusconi aveva una particolare passione per i pullman, evidentemente il suo partito ha voglia di proseguirla; sabato scorso il Monza Calcio ha vinto contro il Genoa, chissà se non ci sia qualche altro viaggio in programma…

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