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Tra i relatori il dott. Giuseppe Borrelli della DDA di Napoli e Officina Volturno

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Giuseppe Borrelli

Al Centro Sociale Polifunzionale “Agorà” di Vitulazio, la redazione ha partecipato ad un convegno organizzato dalla Giunta Comunale di Vitulazio, moderato da Alessandra Tommasino (giornalista de “Il Mattino”).
L’introduzione è stata affidata all’Assessore Francesco Di Gaetano. Al tavolo di confronto presenti il dott. Giuseppe Borrelli (Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli) l’ing. Angelo Morlando (Responsabile Scientifico dell’Associazione “Officina Volturno”) Valerio Taglione (Presidente del Comitato “Don Peppe Diana”) Raffaele Russo (Sindaco di Vitulazio) e Antonio Papa (Sindaco di Santa Maria La Fossa).
Molto interessanti e varie le domande poste da Alessandra Tommasino (riportate di seguito in grassetto) così come utili e dirette sono risultate le risposte del dott. Giuseppe Borrelli.

Ultimamente si parla sempre e solo di migranti, sembra che nel dibattito politico le mafie non abbiano più valore. Stasera è stato scelto un titolo per l’incontro molto importante che è “Legalità e Democrazia”, pertanto, dobbiamo riflettere che dove ci sono le mafie non sempre la politica riesce a individuarne degli argini. Tenendo conto anche di quanto da Lei già proposto nell’articolo apparso sull’ultimo numero del magazine Informare dell’Associazione Officina Volturno, quale è il suo commento sullo scenario attuale?
«Ho accettato senza alcuna esitazione l’invito di Officina Volturno che costituisce una realtà da cui sono nate numerose significative iniziative, sul territorio casertano e nella provincia di Napoli, che hanno prodotto risultati che ritengo davvero determinanti nelle varie attività di contrasto alle mafie. Non è vero che le mafie non sono al centro del dibattito politico. In questo momento è al centro del dibattito la mafia, ma quella nigeriana. Se seguite gli organi di informazione, negli ultimi tre mesi alla parola mafia è associata sempre un aggettivo: si parla poco di Cosa Nostra, poco di ‘Ndrangheta, molto poco di Camorra, ma di “mafia nigeriana” si parla moltissimo. Va detto che la Procura di Napoli ha iniziato un’attività sulle mafie nigeriane ottenendo, tra le prime Procure in Italia, oltre che la condanna degli imputati, il riconoscimento del carattere mafioso dalle organizzazioni criminali nigeriane di stanza a Castel Volturno. Pertanto, non ci sono ritardi da parte della Procura. Credo che oggi la mafia nigeriana sia la meno pericolosa rispetto alle altre associazioni mafiose di cui siamo a conoscenza.
Finalmente abbiamo un’organizzazione mafiosa che incarna lo stereotipo che la politica ha del mafioso (ndr. detto ironicamente). Per anni lo stereotipo del mafioso era con la coppola e la lupara. Oggi lo si è sostituito dal mafioso nero, dal vestito variopinto e preferibilmente di stanza a Castel Volturno (ndr. detto ironicamente).
Il problema della generale caduta di tensione contro le mafie è dovuto anche alla narrazione che la Magistratura ha fatto dei grandi successi, innegabili, ottenuti contro le mafie. Dopo la cattura dei grandi nomi della mafia casertana, si era detto che la guerra contro i casalesi era vinta. Nei successivi tre anni, sono stati arrestati, nella provincia di Caserta, circa 1200 persone. A dimostrazione che l’affermazione trionfalistica appena riportata non era vera. La verità è che la Camorra esiste ancora anche se non spara. Dobbiamo abituarci, probabilmente, ad un’idea nuova della Camorra che però non è meno condizionante del vecchio metodo mafioso. C’è un condizionamento nuovo della politica e della pubblica amministrazione, che non viene più esercitato da un gruppo di semianalfabeti che girano con la pistola, ma da professionisti, imprenditori, soggetti che non corrispondono più allo stereotipo del camorrista presente nel nostro immaginario».
La sensazione è che nei nostri territori ci siano ancora troppi che l’hanno fatta franca. Quanta strada c’è ancora da fare per colpire il cuore economico del clan dei Casalesi?
«È un punto fondamentale. È evidente che i capi storici dei Casalesi siano tutti in carcere ma le indagini non hanno ancora svelato tutti i loro interessi economici. Ci sono tante attività investigative ancora in corso. Le ricchezze accumulate nell’arco di decenni di spadroneggiamento sul territorio, sono incalcolabili e molte sono le ricchezze investite all’estero. È complicato ricostruire tutti i flussi finanziari. Il capocamorra, se guadagna 100 dalle attività illecite, ne mette 50 a disposizione dell’associazione, ma gli altri 50 se li tiene per sé e non va sicuramente in giro a dire dove li ha reinvestiti. Negli anni ho sempre ascoltato tanti “leitmotiv”, tra cui il “controllo del territorio”. Ma cosa è questo “controllo del territorio”? Dobbiamo mettere una pattuglia ad ogni angolo di strada? La riappropriazione del territorio non è un’occupazione poliziesca, ma è della società civile. Coinvolgere le persone, dare la possibilità di stare insieme, creare una rete tra le persone è ciò che tutela più di ogni altra cosa le stesse persone contro lo strapotere della criminalità organizzata. Questo è il motivo per il quale quando Officina Volturno mi ha chiesto di partecipare a questo incontro, ho detto immediatamente sì».
Ultimamente sento sempre più dire che assumere un ruolo amministrativo è estremamente rischioso per le eventuali ricadute giudiziarie. Tutto ciò non rischia di allontanare le persone perbene dalla gestione della cosa pubblica?
«Le informazioni di garanzia riguardano tutti, anche i Magistrati. Chiunque svolge un ruolo pubblico e ha responsabilità di amministrazione è soggetto al rispetto della legge e alla eventuale accusa di averla violata. Ciò non può essere motivo di disimpegno o motivo per non seguire le proprie passioni. Il sistema informativo e la relativa speculazione, ha trasformato quello che è un principio, cioè l’obbligatorietà dell’azione penale, in un “vulnus” della Democrazia. Le indagini si fanno per verificare se una persona è colpevole, ma anche se quella persona è innocente. Personalmente non mi sveglio la mattina e vedo il mondo incasellato in un’aula di Tribunale».
Per Officina Volturno era presente l’ing. Angelo Morlando, che ha fatto un breve intervento dopo aver ringraziato gli organizzatori e il dott. Giuseppe Borrelli:
«Questi eventi sono estremamente utili ed è sinceramente un piacere quando sono organizzati da giovani come Francesco Di Gaetano, attorno al quale spero possano unirsi altre valide giovani forze di questo territorio. È difficile operare in un territorio come Castel Volturno, ma non dobbiamo cedere ai disfattisti, a chi ti dice continuamente “Chi te lo fa fare?”. Io rispondo: “Perché non dovrei continuare a farlo? Perché non devo rimanere a Castel Volturno? Perché non devo continuare a sostenere l’Associazione Officina Volturno e un’informazione libera come quella proposta dal magazine Informare?”. Continuerò anche a denunciare come recentemente fatto per la questione “Regi Lagni” che è una battaglia ancora all’inizio. Un invito finale: i professionisti coinvolti in attività criminali, non siano più chiamati “colletti bianchi”, ma “colletti unti”».

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019