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“Immacolata Concezione”: carne e spiritualità in scena al Piccolo Bellini

Mina Grasso 11/05/2022
Updated 2022/05/11 at 11:50 AM
4 Minuti per la lettura

In scena al Piccolo Bellini, dal 10 al 15 maggio, Immacolata Concezione, spettacolo vincitore della quinta edizione dei Teatri del Sacro, scritto e diretto da Joele Anastasi con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Joele Anastasi, Ivano Picciallo, tratto da un’idea di Federica Carruba Toscano, produzione Progetto Goldstein in co-produzione con Vuccirìa Teatro, una delle compagnie più interessanti dell’attuale scena nazionale.

Vuccirìa Teatro è una formazione artistica che lavora nel teatro e nella Performance-Art. Raccontano di loro: crediamo fortemente nella possibilità del teatro di riuscire a parlare alla gente. Ogni spettatore deve e può colmare il buio che noi artisti – coscientemente – dobbiamo avere il coraggio di lasciare emergere durante i nostri racconti. Una storia che parla davvero a tutti non può esistere se non sottoforma di un camaleonte capace di mutare. Per questo ci auguriamo che i nostri spettacoli abbiano la forza di parlare ad ognuno in modo diverso.

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Nella pièce ambientata nella Sicilia degli anni ’40 Concetta, ragazza ingenua figlia di un pastore che ha perso ogni suo bene viene affidata da suo padre alla tenutaria di un bordello, Donna Anna. Al bordello una nuova ragazza è arrivata! – gridano le voci. E Concetta crea subito intorno a sé amori e gelosie, ma nessuno sa di preciso quali piaceri regali agli uomini per farli impazzire. Lei confida: E mi ficiru santa. Perchè li ho guardati negli occhi per la prima volta. Picchi’ gli ho detto che cu’ mia putevano piangere e ridere e di nuovo piangere e arristari omini. U me nomi e’ amuri. Iu sugnu Immacolata. Immacolata Concezione.

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Immacolata Concezione è allora strega e santa, feticcio di tutti e di nessuno. E’ spiritualità e carne e alla fine genererà un figlio di tutti e di nessuno. Passa dalla condizione di figura profana a quella di figura sacra, e si eleva al di sopra del mondo comune. Federica Carruba Toscano recita, nella sua infinita bellezza sul palco: voglio insegnare l’amore, perché senza speranza non ci resto, noi abbiamo occhi per guardare!

Si alternano sulla scena intorno alla figura di Concetta, nuda e svestita, incapace di distinguere l’amore dal sesso, un prete, un signorotto di paese, le altre donne del bordello, Donna Anna, e poi, Turi che si innamora di lei.

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La scrittura è ambientata alla vigilia della guerra e la radio documenta l’avanzata delle camice nere, mentre la poetica leggenda di Colapesce risuona nelle parole di Turi e racconta di una Sicilia magicamente retta da tre colonne poste sotto al mare, e di un figlio di pescatore innamorato di una principessa. Di un amore ideale, e di una speranza, di un corpo adorato che attraverso il sacrificio della morte genererà ancora amore.

Ma cosa c’è davvero in fondo al mare? Forse c’è Colapesce, rimasto sott’acqua per amore, che regge le colonne della Sicilia della sua amata principessa.

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ph. Mina Grasso

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