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L’ennesima giornata in piena emergenza sanitaria da pandemia, i numeri sul calendario scandiscono una quotidianità invariata in cui restare a casa è un déjà-vu infinito. Perfino la poca spensieratezza che un piccolo paesino della provincia napoletana potrebbe concedere è inammissibile. Dad, studio, zapping in tv, zapping da social a social, interazione in famiglia, una videochiamata tra amici… ogni giorno risulta uguale al precedente, sembra d’impazzire. La scusa della spesa per evadere è tramutata in un’alienante consolazione.
Insomma, pensare ad un break dalle quattro mura di casa è un’eresia anche se, a pensarci, l’unica opzione ammissibile ricade sull’attività fisica. Sì, le palestre sono chiuse ma è concesso allenarsi all’aperto se ben distanziati e isolati da altre persone. Ci si prepara all’azione con completo ginnico, scarpa performante per il running, cuffie e mascherina all’occorrenza.
In uno spazio aperto poco distante dal centro abitato tra Grumo Nevano e Frattamaggiore c’è un’area spianata prossima a nuove costruzioni e confinante con terre adibite alla coltivazione locale. Unico luogo che al momento consente un’attività ricreativa in zona. Quei pochi parchi e giardini esistenti sono troppo lontani e subiscono continui atti di vandalismo che li rendono inaccessibili. Chissà perché l’inciviltà prevale sempre su quel poco che di bello c’è concesso, soprattutto al Sud.
Play su Spotify, serve la carica giusta per motivare mente e corpo, qualche esercizio di riscaldamento e via, si corre. Si avanza per svagare la mente, lasciarsi i pensieri alle spalle anche se le poche persone mascherate nei paraggi, intente ad accompagnare cani a passeggio, non consentono la piena evasione dalla realtà. C’è anche chi procede a passo svelto, simulando un allenamento improvvisato. Il corpo procede, i piedi trottano, s’inizia a sudare, ci si affatica, i muscoli appena risvegliati dal loro letargo si tendono. Uno sguardo al celo azzurro e un bel boccone d’aria regalano un’eccitante frenesia per il barlume di spensieratezza in corso.
Inspirare ed espirare, l’alternanza alla base del meccanismo che tiene in moto la macchina umana. Lo sforzo porta a respirare non più con il naso ma con la bocca, dopo i primi chilometri c’è una leggera fiacchezza. Poi, è proprio la bocca che sente qualcosa di diverso, di arso, secco. È del fumo, il passo rallenta, un cattivo odore di bruciato pervade l’aria e di conseguenza i polmoni, risulta insostenibile. Intorno non s’intravede nulla, proverrà da qualche zona vicina? Si torna a camminare indossando la mascherina nella speranza di non introdurre nel proprio organismo tale tossicità.

Sul fine del percorso, una nube di fumo grigia divampa da un campo agricolo non troppo distante dalla strada spianata né da alcune abitazioni. Si può inquinare così, senza alcuno scrupolo? A vista s’intravede qualcuno nel campo che alimenta un vero e proprio falò, peccato che non sia semplice legna da ardere. C’è qualcosa di chimico, plastico e nocivo nel mal odore che ne deriva e che pervade la bassa atmosfera. Un danno irreversibile per la terra come per la salute dell’uomo stesso, eppure è proprio quest’ultimo a causarlo. I roghi tossici sono una delle piaghe della Campania che da troppi anni tormenta cittadini di tutto il territorio, fonte d’inquinamento e causa di brutti mali per centinaia di persone.

Non è né la prima né tantomeno l’ultima storia che leggerete o sentirete sull’autodistruzione umana ma, questo particolare episodio porge la propria attenzione su una ferita infetta che necessita cure migliori. Allertare le autorità basta? Forme più approfondite di scambio informativo, ottimizzare la prevenzione, creare percorsi positivi mirati al riciclo sono passi potenziali in un approccio sistemico al tema. Sensibilizzazione, potenziamento dei corpi di polizia locale e provinciale sul piano d’azione e progetti di videosorveglianza nei nostri territori non sono finalizzati solo a salvaguardare la salute dal Covid. Non dimentichiamo che il passo più importante riguarda la necessità di un forte recupero della cultura della legalità, ormai inesistente, su cui responsabilizzare cittadini e associazioni.

di Chiara Del Prete

 

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