Il parco San Laise tutto da vivere

L’impegno della Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia

Pensate ad un’intera area dismessa che rinasce, con strutture sportive e persone che la animano attraverso costanti attività educative per i giovani. È proprio quello che sta accedendo al parco San Laise – ex base NATO di Bagnoli – che riprende vita grazie alla Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia (FBNAI). Il Parco è immenso, all’interno vi sono strutture sportive e locali animati da tantissimi giovani che presto si troveranno ad essere partecipi del progetto educativo “Viviamo parco San Laise”. Di quest’area, delle tante idee e di questo ambizioso progetto ne abbiamo parlato con la dott.ssa Patrizia Stasi, Presidente della FBNAI.

Qual è la proposta formativa della fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia?

«La proposta formativa è molto ampia, perché riguarda molte fasce della popolazione e dei cittadini, innanzitutto i minori. Partiamo dalla fascia zero fino alla fascia diciassette. Quindi è un progetto molto complesso che abbiamo, per semplicità, suddiviso in alcuni segmenti che proponiamo alla comunità, alle persone e alle famiglie, dando vita ad azioni di sviluppo, di consapevolezza e di senso di appartenenza alla comunità. In questa fase, nei mesi estivi, la scommessa è qui a parco San Laise – ex base NATO di Bagnoli – un posto negato alla città per decenni. Abbiamo iniziato già nel 2018 con “Primavera di Bagnoli”, che è stata la prima apertura di questo parco alla città, e stiamo continuando ancora oggi grazie al sostegno di Lucia Fortini, Assessore regionale alle politiche sociali. Ora stiamo realizzando questo ambizioso progetto educativo intitolato “Viviamo parco San Laise”. Si tratta di laboratori contro la dispersione scolastica e contro la povertà educativa che iniziano il 22 giugno e terminano dal 13 al 18 dicembre e confluiranno poi in una festa finale al parco».

Quali saranno i laboratori?

«Per i piccoli, dai 6 agli 11 anni, abbiamo un laboratorio di costruzione di giochi da materiali di riciclo urbano; il percorso educativo sotteso è quello di diventare degli esploratori del riutilizzo, perché recuperare delle cose dalla carta straccia vuol dire abituarli anche all’educazione ambientale. Il secondo laboratorio, sempre destinato ai bambini, è un laboratorio di scrittura creativa e di attività teatrale in modo da ampliare gli orizzonti linguistici e quindi anche di scrittura, il tutto confluirà in uno spettacolo teatrale scritto e interpretato dai ragazzi che frequentano il corso. Per il terzo laboratorio, attraverso l’associazione Madonna Assunta, attiveremo dei programmi, dei progetti e delle metodologie di studio un po’ diverse da quelle scolastiche, ma che insegnino ai bambini dei metodi di apprendimento più proattivi.

Per gli adolescenti i percorsi sono più impegnativi. Uno di questi è “percussioni e rap”: percussioni perché abbiamo scelto un esperto, attraverso un bando pubblico, che usa il corpo come strumento di percussione e quindi insegna ai ragazzi una serie di tecniche che riducono comportamenti di aggressività. Il rap lo utilizziamo per insegnare ai ragazzi come si scrive un pensiero logico. Siccome è molto appassionante, abbiamo già tantissime iscrizioni. Un altro laboratorio parte dall’esperienza fatta a Largo Traiano con il film “Selfie”, dove l’aiuto regista sarà il conduttore del gruppo e faremo con lui un percorso che porterà i ragazzi, attraverso il selfie, a creare un vero e proprio cortometraggio che sarà presentato qui. Abbiamo anche scommesso sulla peer education, selezionando sei ragazzi universitari al termine del loro percorso di studi, per creare un sistema di sostegno didattico-educativo ai ragazzi delle scuole superiori. L’ultimo progetto è quello di sostegno psicologico, legale e il mediatore familiare. Lo abbiamo messo in programma da luglio non aspettandoci grosse adesioni ma, nel giro di una settimana, abbiamo avuto 12 richieste di consulenza psicologica. Alcune fatte da adulti altre da genitori per ragazzini che vanno dai 10 ai 14 anni. Questo vuol dire che questo periodo di reclusione casalinga ha accentuato e messo in evidenza problemi e conflitti che prima erano più sopiti».

All’interno del Parco godete di strutture sportive imponenti e in ottimo stato. Quali risultati state ottenendo dallo sport?

«Da mesi cercavamo di mettere insieme le associazioni sportive dilettantistiche perché abbiamo una tendostruttura sportiva. Ognuna di loro, per molto tempo, aveva fatto richiesta per uso proprio. Dopo un lungo percorso di scambi di analisi e lavoro di gruppo, abbiamo sottoscritto una convenzione di uso gratuito in cui diciotto realtà si sono messe insieme per la congestione della struttura, hanno individuato un capofila e avranno tutti gli stessi diritti e doveri, faremo una sperimentazione per dodici mesi. Se la rete funziona lo daremo, con un contratto di locazione, all’intera rete».

Qual è il rapporto con le altre associazioni?

«La rete con le associazioni è molto stabile. Nel 2018, per la prima manifestazione della “Primavera di Bagnoli”, abbiamo avuto 108 realtà del terzo settore che hanno invaso questa piazza offrendo gratuitamente attività ludiche ai bambini. Questa cosa si ripete per ogni evento poiché la rete educante, non solo del territorio, resiste. Per cui il nostro auspicio è che, facendo delle sperimentazioni settoriali, questa rete cominci ad assumere un assetto anche giuridico e che qui nasca, per davvero, una cooperativa di comunità prima o poi. Un qualcosa che dia legittimità alle reti che si sono formate nel tempo».

Si parla tanto di comunità digitali mentre la vostra sfida è proprio quella di tornare a creare delle comunità fisiche forti…

«Certo, secondo noi quando una persona è in difficoltà e ha bisogno di aiuto, non è la rete che può farlo. È la persona che aiuta l’altra persona. Una persona ha bisogno di una comunità e queste non si creano solo virtualmente. È necessario avere relazioni per poter utilizzare bene il digitale perché solo la ricerca web o le tecniche informatiche non fanno andare lontano».

Lei parla di comunità e sinergie che si intrecciano ma, come con tutte le cose belle, si ha sempre timore che poi vengano perse, qual è la sua paura a riguardo?

«Questa sinergia è stata possibile grazie alla grossa sensibilità del terzo settore e all’enorme sensibilità e disponibilità della regione Campania e dell’assessorato all’intelligenza della decima municipalità che ha saputo accompagnare e supportare le azioni non economicamente ma con la loro vicinanza. Sono fragili ancora gli equilibri all’interno, avremo bisogno di altri tre anni in cui questa realtà, il terzo settore, le istituzioni e noi continuiamo a credere l’uno nell’altro. Il seme c’è, la pianta sta crescendo ma ha bisogno di diventare un albero per essere solido. Questa è la sfida. A fine anno il consiglio scade e se non venissimo riconfermati pensiamo di aver seminato un bel seme. Se il terzo settore continua a innaffiarlo e a difenderlo, questo seme cresce. Se le istituzioni se ne prendono cura, il seme diventerà albero. Se tutto questo non succede diventerà un grande condominio cittadino».

di Antonio Casaccio

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