Elis Regina

Il voto e la democrazia come un ubriaco ed un funambolo: omaggio ad Elis Regina

Redazione Informare 24/09/2022
Updated 2022/09/25 at 6:14 PM
8 Minuti per la lettura

Per presentarci e dire chi siamo dichiariamo il nostro nome e cognome (e qualche volta il soprannome), ma per farci riconoscere valgono i comportamenti ma qualche volta non basta ci vuole un documento di riconoscimento. Una carta con tanto di bollo e firma che dice tu chi sei senza prova di smentita. La carta di identità è fondamentale.

Questo per le persone ma per le idee per i valori è lo stesso? Si è lo stesso

Per riconoscere un valore, come per le persone, valgono i comportamenti ed un documento di identità.

La democrazia è un valore? è un’idea? E qual è la sua carta d’identità

Mi sono posto questa domanda ieri pomeriggio quando stavamo facendo una riunione organizzativa con i presidenti di seggio per la votazione del 25 settembre, mentre parlavamo di regole, procedure, cavilli (i cavilli sono come le mosche sono sempre in agguato) mi sono chiesto ma tutto questo – seggi ordinari, schede elettorali, rappresentanti di liste, scrutatori, verbali … – ma tutto questo a che serve?
“ Alla democrazia!” uno scrutatore fresco di esame di maturità.

Tutta questo è il comportamento di una democrazia che porta il popolo, pardon il “corpo elettorale” – è vero è un cavillo burocratico, ma ve l’ho detto che il cavillo è in agguato – ad esprimersi.
Ed il documento di identità è l’articolo 48 della nostra Costituzione.

Mentre la carta d’identità che rilascia il Comune riporta la nostra foto, data di nascita, atti di stato civile, altezza e colore degli occhi ( come se l’altezza ed il colore degli occhi fossero qualcosa di certificabile…. maledetta burocrazia! ), l’articolo 48 ci dice che

“ Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, (non si fanno distinzioni) che hanno raggiunto la maggiore età (però ci devi capire qualcosa). Il voto è personale (è solo tuo, capisci solo tuo, una cosa che con devi condividere con nessuno e non puoi dare a nessuno) ed eguale (siamo tutti uguali per un giorno non conta niente, gli avvocati bravi che fanno sembrare i potenti più bravi di te con contano), libero (ahhhh che soddisfazione, da urlare “Libero!!!!!!”) e segreto (perché altrimenti non è libero). Il suo esercizio è dovere civico (è una cosa che non è misurabile, è un valore assoluto, lo puoi anche sprecare ma è tuo ed, io Stato, non ti obbligo)”

Andiamo a votare, votiamo, se abbiamo dubbi votiamo, fermamente convinti votiamo, il diritto al voto è nostro ed è fondamentale in questo antropocene e allora vale raccontarne una, raccontare una di quelle storie che ne vale la pena, come se fosse un aneddoto, la storia di una canzone brasiliana O Bêbado e o Equilibrista ( L’ubriaco ed il funambolo) di João Bosco e Aldir Blanc.

Una canzone del 1979 di non facile comprensione che non significa incomprensibile
Brasile, gli ultimi anni di una dittatura militare, conosciuta come il Regime dei Gorillas iniziata il 1′ aprile 1964 (ma non era un pesce d’aprile), con il golpe che destituí João Goulart, il presidente legittimo ed eletto che aveva fatto la riforma agraria e progettato la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere. La dittatura terminò il 15 marzo 1985.

Elis Regina Carvalho Costa, conosciuta semplicemente come Elis Regina, la più grande cantante brasiliana che tutti chiamavano per temperamento Furacão (uragano) e Pimentinha (peperoncino), letteralmente regina indiscussa della bossa nova, apprezzata dai maggiori autori brasiliani ( Vinícius de Moraes, Gilberto Gil, Caetano Veloso, Milton Nascimento, Edu Lobo) attaccò la dittatura militare con canzoni come questa e con interviste ripetute “ Il Brasile è governato da una “banda di gorilla ”, ma le interviste non hanno lo stesso valore delle canzoni perché le canzoni si cantano, le interviste te le dimentichi.

Elis Regina, la grande Elis che aveva tutto anche con la dittatura dei Gorillas, morì tre anni dopo questa canzone, il 19 gennaio del 1982, ufficialmente a causa di un micidiale cocktail di Campari e cocaina, ma in circostanze così oscure da aver fatto ritenere a molti che fossero stati i “gorilla” a farla fuori…

La canzone fu scritta nel 1979 in omaggio a Charlie Chaplin che morì nel giorno di Natale (“Il pomeriggio cadeva come un cavalcavia… E un ubriacone vestito a lutto mi ricordava Carlitos…”)

“O Bêbado è l’ubriaco, rappresentava gli artisti, i poeti, i musicisti e i ‘matti’ in generale, che ubriacati di libertà osavano alzare la loro voce contro la dittatura. L’Equilibrista è il funambolo ed era la speranza di democrazia, un progetto di apertura politica graduale, che ad ogni ‘elezione’, ad ogni evento che disturbava i militari (marce, etc), vedeva minacciata la sua esistenza.”

Gli interpreti, di questa versione splendidamente arrangiata

Gli interpreti di questa versione:

  • l’autore medesimo João Bosco de Freitas Mucci che non volle fare più l’ingegnere (“ Voglio cantà!” disse al padre e la madre? Appoggiò la scelta del figlio ), si trasferì a Rio de Janeiro e si mise a comporre canzoni con i suoi virtuosismi vocali, che lo hanno fatto accostare ad Al Jarreau.
  • Maria Izildinha Possi, conosciuta come Zizi Possi nostra paesana perché figlia di un lucchese ( Possi è un tipico cognome lucchese ) e di una napoletana di cognome Esposito ma nata e cresciuta nel quartiere Bras, la zona italiana di San Paolo, con le melodie di Santa Lucia e ‘O sole mio. Napoli ci sta sempre.

E mo’ che facciamo? Non andiamo a votare?
“ Si, però c’è tanta confusione ognuno dice una cosa diversa”
E non votiamo?

“ Però tutti promettono e nessuno mantiene, promesse… promesse.. e sono stanco”
E stai sempre stanco, stanco di fare la spesa, stanco di guidare, stanco di andare in vacanza, non è che ti stai prendendo in giro e, allora per questa stanchezza, non vai a votare?

” Ed il lavoro e la pensione i politici pensano solo a loro”
Ho capito, e tu non vai a votare?

Pensaci e vai votare, non a chiunque ma a chi tu vuoi, a chi tu vuoi bene, vota “ Antonio La Trippa ”, ma vai a votare e pensa a Elis Regina, che aveva tutto e cantò!

di Vincenzo Russo Traetto

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