Il tumore e le “sue” cellule staminali tumorali

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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo di  Marta Krevsun, Tumori: nuove armi per riconoscerli e combatterli (https://informareonline.com/tumore-2/) nel quale si spiegava la genesi della malattia tumorale spiegando con molta chiarezza che la presenza di alcuni fattori di rischio da l’avvio ad un processo che non determina ancora la malattia avendo la necessità, per la sua espansione, di nutrimento. Generalmente la proliferazione delle cellule tumorali proviene da alterazioni del metabolismo. Venivano poi indicati alcuni modi e terapie efficaci per osservare e combattere i tumori, ricordando che la prevenzione e adeguati stili di vita possono ridurre le probabilità di sviluppare la malattia.

Con questo nuovo articolo vogliamo puntare l’attenzione sulle cellule staminali per la loro importanza nella cura di un notevole numero di malattie e quindi della loro enorme potenzialità. In particolare parleremo delle cellule staminali tumorali (Cancer Stem Cells CSCs) e di come sia nata l’idea dell’esistenza di queste tipo di cellule.

Come sappiamo il tumore presenta cellule dette tumorali che hanno una capacità proliferativa molto più alta rispetto alle cellule normali sulle quali prendono il sopravvento. Poi esse incominciano a produrre fattori di crescita in maniera esponenziale, attivando sia la loro crescita che naturalmente quella del tumore. Ovvero le cellule tumorali sono capaci di crearsi un microambiente che porta alla loro espansione. Oggi, i vari tipi di farmaci somministrati ai pazienti, sono in grado di attaccare queste cellule fino ad ucciderle. Ma come ben sappiamo purtroppo il tumore può recidivare ovvero dopo un certo periodo di tempo esso riappare e molto spesso può essere più aggressivo di prima.

A questo punto è lecito farsi delle domande: come mai la malattia che sembrava scomparsa, riappare dopo un certo tempo anche dopo anni dal trattamento? Durante questo intervallo di tempo le cellule tumorali sono realmente scomparse e come e perché riappaiono?

Una prima ipotesi fu quella dell’esistenza di cellule in quiescenza in una esigua popolazione di cellule staminali tumorali che, come la controparte normale, non si replicano e quindi per questo sfuggono all’azione dei farmaci. Esse possono rimanere in ibernazione per anni in siti ben protetti fino a quando un insulto esterno stimola una o alcune di esse per trasformarle in cellule tumorali (Figura 1). Da qui la formazione di una nuova massa tumorale e la ricomparsa della malattia. Le prime ipotesi sulle cellule staminali tumorali sono state fatte proprio sui tumori del sangue ovvero sulle cellule staminali leucemiche che si annidano all’interno del midollo osseo in nicchie che accolgono e proteggono anche le cellule staminali normali. Sono stati eseguiti un enorme numero di studi che hanno permesso l’individuazione e la caratterizzazione delle cellule staminali tumorali, che sono presenti in ogni tipo di tumore. A questo punto, la domanda più importante è quale sia la origine delle cellule staminali tumorali. Anche in questo caso, le cellule staminali delle leucemie ci hanno aiutato a capire molte cose: prima di tutto, queste cellule staminali tumorali somigliano a quelle normali (tale somiglianza è stata poi osservata anche per gli altri tumori). Esse potrebbero derivare da una categoria di cellule dette progenitori, che sono i primi discendenti delle cellule staminali normali che hanno una grande capacità di dividersi per poi morire dopo un certo periodo di tempo (Figura 2). Nel caso delle cellule staminali tumorali, le cellule progenitrici potrebbero aver subito una trasformazione maligna ed acquisito l’immortalità.

Una altra domanda che sorge spontanea è come distinguerle dalle cellule staminali normali. Non è assolutamente facile: entrambe presentano le stesse proteine di membrana, ma le staminali tumorali, a differenza di quelle normali, presentano particolari enzimi e producono determinate sostanze chimiche. Comunque, gli studi continuano per poterle identificare e differenziarle da quelle normali.

Ecco il motivo per cui sono importanti questi studi.
Le terapie odierne non sono capaci di uccidere le cellule staminali tumorali che, non dimentichiamo, sono anche in grado di dar vita alle metastasi, ovvero gli avamposti che colonizzano altre zone del corpo, spesso in organi vitali (come polmoni, fegato, midollo osseo) compromettendone le funzioni. Quindi, sembra chiaro che risulta fondamentale conoscerle per individuare i loro punti deboli ed attaccarle (Figura 3). Oggi la vera sfida per il tumore è rappresentata non solo nell’uccidere le cellule tumorali proliferanti ma soprattutto quella piccola popolazione di staminali nascoste e protette nelle nicchie che permettono al tumore di rigenerarsi, di metastatizzare e quindi esse rappresentano il vero bersaglio da abbattere.

La lotta è ardua ma non bisogna demordere.

di Bruno e Gabriella Marfé

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