Il trentennale delle stragi in un quadro di Gaetano Porcasi

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Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato, commenta il quadro realizzato dall’artista siciliano Gaetano Porcasi per i trent’anni dalla “Strage di Capaci”.

Gaetano Porcasi, che ormai da molti anni si è data la definizione di “poeta d’impegno civile”, ha voluto dire la sua, nel trentennale della strage in cui rimasero vittime Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, Di Cillo, Montinaro, Schifani.

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Un grande telone da palcoscenico si apre e ai due lati è segnato a sinistra dal ’92, in rosso, come il colore delle toghe delle cariche più alte della magistratura e a sinistra dal numero trenta, che è quello degli anni ad oggi intercorsi.

Anche il fiocco che pende dalla tenda ricorda quello presente nelle toghe dei magistrati.

Lo scenario si apre sulla strage di Capaci con la data e l’orario e un groviglio di macchine, come da foto d’epoca; in basso la scritta “work in progress”, lavori in corso, quasi a indicare che quella strage non è finita e che ancora sono “in corso” lavori che rendono quell’esplosione sempre viva e presente.

Su tutto incombono due occhi, uno sguardo freddo, spietato, da incubo, quello del grande puparo che ancora oggi muove i fili e ne osserva i movimenti e le conseguenze. In alto è un agitarsi di cravatte, che suggerisce l’incombente e imperversante presenza della mafia dei colletti bianchi, del potere politico ed economico in un insieme talmente indistricabile da suggerire l’idea della perfezione del male.

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