Il tifoso, analisi di una passione

0

Ci si sofferma spesso a discutere della passione per la propria squadra del cuore, ma troppo poco si riflette davvero sulla figura del tifoso. Abbiamo provato a ragionare con l’aiuto del sociologo Romolo Giovanni Capuano che sull’argomento ha scritto il libro “Lo hanno visto tutti – Nella mente di un tifoso”, analizzando sentimenti e passioni dei tifosi di calcio.

«Nel libro si cerca di applicare alla mente del tifoso alcune teorie della psicologia sociale molto note, ma che raramente sono state applicate nell’ambito calcistico. Molto spesso si cade nell’errore di considerare il calcio solo come un banale gioco, eppure le dinamiche politiche ed economiche che muovono e condizionano gli sport, ed in particolare il calcio, non lo possono più minimizzare a semplice gioco. Il calcio deve essere considerato un rituale collettivo a cui partecipano i giocatori in campo, gli interessi anche economici e soprattutto i tifosi».

Ci stupiscono spesso le emozioni e gli atteggiamenti che scaturiscono dalla loro passione calcistica, il tifoso vive una forte identificazione con la propria squadra e gli avvenimenti che la coinvolgono. Di conseguenza, il pensiero che ne viene fuori è “tutto ciò che le accade, accade a me”. Vive una illusione di unicità, riporta alla sola dimensione di avversario il supporter di un’altra squadra, piange come di un insuccesso personale l’eventuale sconfitta sul campo e si indispettisce proiettando sull’avversario, ma anche nella propria quotidianità, il sentimento negativo.

«Le conseguenze di questa identificazione portano a gioire vivendo una gloria riflessa e molto spesso anche a gongolare nonostante l’insuccesso, perché la propria identificazione arriva al punto di giustificarlo. Perché la propria squadra è comunque portatrice di sani valori quali la correttezza sul campo».
Ci siamo chiesti se questa forte identificazione abbia portato nel tempo ad un’esasperazione sfociata spesso nella violenza degli scontri tra falangi avversarie.

«In realtà – ci spiega Capuano – siamo portati a ricordare il calcio di una volta come puro e sereno. Ma la violenza ha sempre accompagnato il calcio. Gli scontri tra tifosi ci sono sempre stati e spesso ci è scappato il morto. Solo che prima venivano percepiti come una naturale conseguenza di scontri tra tifosi rivali, veniva tollerata nella misura di una condanna morale che però non generava panico tra le folle.
Eppure, la storia ci racconta che negli anni ’50 un arbitro sudamericano chiese un’assicurazione sulla vita ed un’eventuale scorta per il suo rientro a casa nel caso in cui la squadra di casa avesse perso!».
Fino agli anni ’60 non vi era percezione di tifo organizzato, oggi è reso più visibile e quindi più corposo e massiccio come impatto per le persone che ne vengono a contatto. Con l’avvento della televisione e la diffusione delle immagini di cosa accade sul campo, con l’amplificazione dei mass media, la percezione del pubblico è cambiata. Oggi siamo diventati tutti molto più intolleranti alla violenza ed alle sue molteplici manifestazioni e la condanna è diventata un sentimento corale.

L’organizzazione dei tifosi è cambiata anche per l’amplificazione social che il tifo vive, scatenando una contrapposizione identitaria.
«La devozione del tifoso assorbe nello spazio sacro della maglia qualsiasi cosa o persona vi rientri». In questa dimensione, trovano spazio in molti casi i sentimenti di identità territoriali, magari con le conseguenti contrapposizioni storiche nord-sud Italia. Come anche quelle cittadine quando si ritrovano a convivere molteplici squadre avversarie.

Come ogni aspetto della nostra vita quotidiana, anche il calcio è stato fagocitato e sconvolto dalla facilità con cui avviene il passaggio di informazioni e soprattutto dell’esternazione del proprio pensiero in merito. La visione delle immagini reiterata, porta il tifoso identitario a rielaborare secondo i propri sentimenti quello che vede. Come quando ci si ritrova ad aver visto “un’altra partita” rispetto al tifoso avversario e alle analisi tecniche.
La realtà è che non esiste una singola identità del tifoso, diventano molteplici perché filtrate e analizzate personalmente del vissuto del singolo.

di Alessandra Criscuolo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216

APRILE 2021

Print Friendly, PDF & Email