È stata uno dei simboli della musica francese nel mondo, musa ispiratrice di Jean-Paule Sartre, di Jacques Prévert e di Miles Davis che facevano a gara per scriverle i testi delle canzoni. Juliette  Gréco ,  era figlia di Gerard Gréco, un còrso di origini italiane, e di Juliette Lafeychine, francese originaria di Bordeaux. Dopo il divorzio dei genitori fu cresciuta dai nonni materni. La sua giovinezza fu all’insegna dell’impegno politico. A soli sedici anni diventò attivista della Resistenza, venne arrestata dalla Gestapo e rischiò di essere deportata nei campi di concentramento. Salvatasi per la sua giovane età, fu internata nella prigione di Fresnes. Nel 1949 conobbe il trombettista statunitense Miles Davis, con cui ebbe un’intensa relazione. Di lui la Gréco disse: «Io ero bianca e lui nero. Negli Stati Uniti, dove la segregazione era ancora estremamente violenta, ci avrebbero perseguitato, era una unione impossibile. Saremmo stati infelici entrambi». Di una bellezza raffinata, la sua esistenza l’ha vissuta nel quartiere di Parigi Saint-Germain des Près, attraversando la fase dell’esistenzialismo ed il rinnovamento culturale in atto negli anni del dopoguerra, indossando abiti attillati e neri, con il caschetto spettinato ed una linea marcata sugli occhi. Juliette divenne un modello di emancipazione femminile.

Conosciuta e ricordata come “la musa dell’esistenzialismo”, è stata soprattutto un’interprete della propria esistenza. Chiunque abbia avuto a che fare con la lingua francese, studiandola, o sia stato costretto a parlarla per relazionarsi agli altri, conoscerà bene Juliette Gréco, avrà cantato le sue canzoni, saprà cosa ha impersonato, per cosa si è impegnata e cosa ha amato. Non credo che una personalità tanto complessa e dotata possa essere avvicinata ai distanti “ismi” della filosofia teorica novecentesca, anche se la sua espressione intensa e la sua voce abissale esprimevano pienamente la bellezza inquieta di un’epoca, dove la tristezza veniva lenita accarezzandola con una nota dolce e parole sussurrate. Era bella, Juliette, come solo le anime appassionate e misteriose sanno esserlo. E sia che recitasse (come non ricordarla nello sceneggiato “Belfagor, il fantasma del Louvre”?), o cantasse, l’impronta più intima della sua interiorità permeava di fascino tutta la sua figura, rendendola elitariamente elegante.

Una che come cantante debutta a 22 anni interpretando un testo scritto da Jacques Prévert, “Les feulles mortes” non poteva essere destinata a qualcosa di diverso dall’arte che ha espresso. Da giovanissima aveva conosciuto Sartre, Picasso, Camus, Mauriac, gente che ha arricchito la sua adolescenza come niente al mondo avrebbe potuto fare.

“La mia intelligenza è fatta di udito. Ascolto molto e ascolto bene. Ai miei orecchi più che al mio cervello devo che la mia adolescenza sia stata culturalmente da miliardaria, da enfant gaté. Io, quando avevo bisogno di un consiglio o di una spiegazione, anziché rivolgermi a un padre o a una madre, andavo da questi signori e, con il mio libro in mano, chiedevo: Cosa vuol dire questo, Jean-Paul? Cosa vuol dire questo, François? Loro mi rispondevano subito e io, pazza di gratitudine, li amavo come un padre o una madre.” – rivelò con gaiezza in un’intervista –

Cantava usando la testa, la gestualità, la voce. Una cosa che non fanno tutti. Che non possono fare tutti. Non una chansonniere, non una interprete eccitata, ma una esecutrice del proprio repertorio intimistico, che traspariva all’esterno attraverso le linee tratteggiate dei suoi occhi profondissimi, del suo respiro caldo, delle sue mani in leggero movimento in seno all’aria, a tracciare giocose geometrie, portando il ritmo di un’esistenza trascorsa ad amare quello che c’era da amare e ad essere amata da chiunque riconoscesse in lei i segni inconfondibili dell’arte. Sulla scia di Édith Piaf, lei: Juliette Gréco! La canzone che diventa suggestione attraverso l’archetipo moderno della donna artista, evoluta, partecipe.

Settant’anni passati nel mondo della musica, sempre con la grinta che contraddistingueva la sua spiccata personalità, Juliette Gréco si è congedata dalle scene a 88 anni con un tour in Italia, Paese di cui lei era sinceramente innamorata. La sua discografia è immensa. L’ultimo album composto da 36 canzoni per oltre due ore di musica si intitola “Merci”.

di Nicola Dario

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